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L’evoluzione dei loghi e delle sigle degli Studios cinematografici Usa

Ogni cinefilo lo sa bene. Il piacere di guardare un film in sala, oltre che essere dato dall’opera in sé, scaturisce anche da quel piccolo rito che prevede la visione dei trailer prima, e l’apparire del logo della casa di produzione dopo. Sigle di apertura non rimaste statiche ma evolutesi negli anni, molte delle quali col tempo hanno finito per assumere un vero e proprio status iconico nella mente di milioni di spettatori, che associano immediatamente determinate fanfare o musiche di accompagnamento a specifici loghi cinematografici. Vediamo alcune delle più celebri.

20th Century Fox

Impossibile non riconoscere la tipica fanfara della 20th Century Fox, composta da Alfred Newman, in accompagnamento al logo della casa di produzione ideato nella metà degli anni ’30 dallo special effects animator Emil Kosa Jr, inizialmente in bianco e nero per poi essere progettato a colori. A seguito dell’avvento del Cinemascope, dal 1953 ne venne creata una versione ovviamente più lunga che viene tutt’oggi utilizzata, pur nei diversi arrangiamenti. È dal 1994 che la sigla viene poi digitalizzata e ambientata a Los Angeles.

Nel corso degli anni e col succedersi dei film, il logo ha poi subito diversi cambiamenti a seconda della pellicola di turno. Da quello con tanto di nevicata di Edward mani di forbice, a quello mostrato dietro un sipario rosso teatrale in Moulin Rouge!. La sigla che vediamo oggi è stata ulteriormente modificata dai Blue Sky Studios, che l’hanno resa più realistica e con aggiunta di palme e riflettore.

Una curiosità. Col tempo, la versione in Cinemascope della fanfara 20th Century Fox (più lunga, così da poter inserire i crediti della Lucasfilm) è stata strettamente associata alla trilogia originale di Star Wars, tanto da essere inclusa in diverse edizioni della colonna sonora. Eppure, nella versione digitale dei film, viene mostrato solo il logo della Lucasfilm con tanto di nuovo riff di John Williams. Questo è avvenuto in seguito all’acquisto della Lucasfilm da parte di Disney che in apertura di Star Wars: Il Risveglio della Forza ha eliminato del tutto la musica. Con l’acquisto da parte di Disney di Fox, la questione dei diritti potrebbe risolversi una volta per tutte.

Universal Pictures

Impossibile non avere ben chiaro in testa anche il logo della Universal Pictures. Questo, fin dagli anni ’10 è costituito di un globo davanti al quale trionfa il nome della casa di produzione. Ovviamente nel corso degli anni questa struttura base ha subito delle modifiche, dal nome dello studio mandato in sovraimpressione alla trasformazione del globo in una vera e propria sfera terrestre, dall’aggiunta di un aeroplano poi eliminato, fino all’apparire di uno sfondo spaziale. Lo statuto iconico del logo ha cominciato ad affermarsi grazie ai classici film sui mostri targati Universal, ma è nei tardi anni ’90 che è stata aggiunta l’attuale celebre versione della fanfara, composta da Jerry Goldsmith, in accompagnamento al logo in CGI (prima del 1997, si trattava di modellini).

La versione attuale nasce nel 2012 grazie al lavoro della Weta Digital e l’estensione da parte di Brian Tyler della musica di Goldsmith. Come per altri studios, anche nel caso della Universal il logo ha subito qualche modifica personalizzata a seconda del film di turno: prima del film dei Minions sono proprio i piccoli esserini gialli a canticchiare la fanfara, così come prima di Krampus – Natale non è sempre Natale la sigla appare “ghiacciata”.

Walt Disney

Per quanto riguarda la casa di Topolino, un vero e proprio logo animato da mostrare prima dei film viene ideato solo dal 1985 per Taron e la pentola magica. In precedenza infatti, erano utilizzati solo loghi statici e in 2D. Fino al 1994 la Walt Disney ha dunque adottato un’animazione in 2D, con nome dello Studio davanti al classico castello delle fiabe. La prima digitalizzazione della sigla è avvenuta invece nel 1994, quando la Pixar per Toy Story ha ideato un logo in CGI. Da allora, si sono succedute variazioni su variazioni: da quella meccanica di Inspector Gadget a quella “sott’acqua” di Atlantis – L’impero perduto.

Il logo attuale è definito “logo moderno” – animato e realizzato in CGI – e la sua nascita è avvenuta nel 2006 con Pirati dei Caraibi – La maledizione del forziere fantasma. Protagonista indiscusso rimane il castello delle fiabe, ma con una maggiore ricchezza di dettagli e sfondo. Anche per il nuovo logo, hanno iniziato a essere create delle varianti, come quella futuristica di Tron: Legacy o l’uso di diversi castelli a seconda del film live action di turno.

 

Warner Brothers

Per quanto riguarda il logo della Warner Brothers, al centro delle sigle della casa di produzione c’è sempre stato il famoso scudo con le iniziali WB, ideato da un imprecisato artista dello staff negli anni ’20. Una sigla passata dal bianco al nero al colore, con cambi di musica e di presentazione, ma con variazioni meno imponenti rispetto agli altri studios. Dal 1998, la Warner ha poi cominciato a mostrare il logo attuale. Questo mostra una ripresa dorata degli esterni dello studio, che vanno a evolversi nel classico scudo. Una sigla che ha visto più di una variante a seconda del film presentato, come nel caso di Matrix o della saga di Harry Potter. Un’ulteriore versione è stata poi creata dalla Weta Digital nel 2011, in cui vediamo lo scudo della WB trasformarsi nel logo della New Line Cinema.

 

Paramount Pictures

Al centro del logo della Paramount Pictures trionfa da sempre una montagna. Pare che questa scelta sia stata scelta in seguito a uno scarabocchio del fondatore dello studio W.W. Hodkinson, nel 1914, che prese ispirazione dal Ben Lomond Mountain, in Utah, dove Hodkinson passò la sua infanzia (nonostante nel tempo siano stati fatti i nomi di altri monti). La fanfara d’accompagnamento al tmpo dei primi film sonori si intitolava Paramount on Parade, dall’omonimo film.

Un primo look più moderno è stato dato al logo nel 1951 da Jan Domela, a cui sono state aggiunte evoluzioni nel 1986 per il 75° anniversario da Dario Campanile, il cui dipinto è servito da fonte per l’animazione con tanto di stelle circolanti sopra il monte. La sigla attuale è stata invece progettata nel 2011 dai Devastudios, Inc., con l’accompagnamento di un tema musicale ad opera di Michael Giacchino. Il logo originale ha 24 stelle, che stavano a simbolizzare le 24 star del cinema al tempo sotto contratto, oggi ridotte a 22.

 

Columbia Pictures

La “maga Columbia” (per i fan di Attila flagello di Dio con Diego Abatantuono) è simbolo riconoscibile del logo della Columbia Pictures, rappresentando insieme a quello della Universal uno dei primo loghi a venire animati. La figura protagonista è la personificazione femminile (un po’ come il maschile Zio Sam) degli Stati Uniti, con in mano una torcia (Columbia è il primo nome popolare degli Usa). La prima Torch Lady (non si sa con certezza chi fece da modella) era avvolta nella bandiera a stelle e strisce, poi trasformata in un drappo blu qualsiasi. Il logo negli anni, variazioni di sorta a parte, è rimasto essenzialmente lo stesso. Quello attuale è stato disegnato digitalmente nel 1992 da Michael Deas, utilizzando una modella di nome Jenny Joseph, poi convertito in animazione 3D da Jeff Kleiser e Diana Walczak.

 

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TriStar Pictures

Più recente è la storia della TriStar Pictures, fondata nel 1982 e filiale della Columbia Pictures, proprietà a sua volta della Sony Pictures. Suo logo è stato fin dall’inizio Pegaso, il mitico cavallo alato, scelto per la passione dell’executive Victor Kaufman per i cavalli. Per il primo logo venne utilizzato lo stesso cavallo che appariva in Il cavaliere elettrico di Sydney Pollack.

Il secondo logo vene dipinto da Alan Reingold con tanto di sfondo di nuvole e debuttò nel 1992, per poi essere animato nel 1993 dalla Intralink Creative. Partenza è stata la ripresa dal vivo di uno stallone bianco nell’hangar di un aeroporto, a cui sono poi state aggiunte delle ali in CGI. Lo sfondo, praticamente uguale a quello della Columbia Pictures, è stato ideato a partire da riprese delle nuvole intorno al vulcano Haleakalā, sull’isola di Maui.

Il terzo logo risale al 2015, animato dalla JAMM VFX, in una sorta di combinazione dei due loghi precedenti. Il tema musicale fu composto dal musicista jazz Dave Grusin, poi riarrangiato nel 1993 da Bill Johnson e in seguito di nuovo variat0.

DreamWorks

Tra i loghi più amati, figura quello della DreamWorks, fondata nel 1994 da Steven Spielberg con Jeffrey Katzenberg e David Geffen. Il logo è stato ideato da Spielberg stesso, che voleva rievocare la Golden Age di Hollywood. Rappresenta una luna crescente con sopra un ragazzino che pesca. A fare da modello per il bambino fu William, il figlio di Robert Hunt, ovvero l’artista responsabile dei dipinti usati da base per il logo animato. La sua lavorazione, così come le attuali variazioni, sono frutto della Industrial Light and Magic. La musica d’accompagnamento, manco a dirlo, è opera di uno dei più grandi collaboratori di Spielberg, John Williams.

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Metro-Goldwyn-Mayer (MGM)

Un indimenticabile leone ruggente è da sempre logo e mascotte della MGM. Venne scelto dallo studio publicist Howard Dietz quando ancora la Metro-Goldwyn-Mayer era Goldwyn Pictures, basato sui The Lions, la squadra atletica della Columbia University. A seguito della fusione della Goldwyn Pictures con la Metro Pictures Corporation per dar vita alla MGM, il logo venne mantenuto. Nonostante il nome del felino sia Leo the Lion (“Leo il leone”), a rappresentarlo non fu un unico animale, ma ben sei.
Il primo fu Slats, che introdusse i film muti dal 1924 al 1928. Seguirono Jackie, il cui ruggito fu il primo ad essere udito dal pubblico, riprodotto su fonografo quando il logo appariva sullo schermo nonostante poi il film fosse muto. Seguirono Telly, Coffee, Tanner, George, Leo. Tutti sono posti in un cerchio che reca il motto della compagnia: Ars Gratia Artis.

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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