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Sud Africa 2010: Italia a casa.

Scritto da Giampaolo Rossi il 24 - June - 2010 Letto 693 volte

E questa era la squadra campione del mondo. Una squadra senza gioco. Che non è in grado di tirare in porta. Che non sa costruire un’azione che sia degna della coppa che, nel 2006, l’Italia si è portata a casa. Ma neanche degna di una qualificazione sperata. É stato un team che non ci ha mai messo il cuore. Se non fosse per gli ultimi 20 minuti di quest’ultima partita contro la Slovacchia, che ha visto vincere i bianco-azzurri 3 a 2.

Foto Repubblica

Foto Repubblica

Lippi ci ha provato in tutte le salse. Ha provato la coppia Di Natale-Iaquinta e Gattuso a centrocampo per dare spinta alla squadra. Ha girato le carte nel secondo tempo togliendo da subito proprio Gattuso e Montolivo, inserendo Maggio e Quagliarella. Ma, guardando la partita, non si poteva non notare la voglia che non c’era. La indiscussa macanza di idee degli azzurri. L’Italia non pressava nessuno e lasciava buchi ovunque. Passaggi in difesa sbagliati o uomini lasciati soli che hanno portato i 3 goal.

L’Italia merita di andarsene. Deve tornare a casa a testa bassa e capendo che, giocare in nazionale, deve essere un privilegio. Sono scettico. Credo che se, in questo mondo schifoso del busines “calcio”, non ci fossero tutti questi soldi che girano, un giocatore entrerebbe in campo come fanno le squadre giovanili. Con la voglia di giocare, di vincere e di dare tutto ciò che si ha nel corpo. Non si hanno pensieri dei miliardi che ti entrano nel portafoglio. Si pensa a un gioco bello; non a un contratto milionario. Non si arriva al campo con le cuffiette Bose, l’iPod e ridendo e scherzando come se si andasse a fare una scampagnata. Si deve arrivare allo stadio concentrati e con la voglia di far valere il proprio talento.

Ho iniziato questa serie di articoli sul Sud Africa 2010 con il titolo “Riparte il sogno azzurro”. Devo rettificare. É ripartito lo squallidume di una non squadra che indossa una maglia azzurrina. Ed è inutile ora tornare a parlare di mancate convocazioni come Cassano, Balotelli & Co. Ciò che è stato è stato. Abbiamo fatto pena. Meritiamo di tornare a casa. E non su un aereo privato. Ma con i cammelli in mezzo al deserto.

GIAMPAOLO ROSSI
giampross@katamail.com

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