L’amore per la terra e musica come cura: intervista ai Sud Sound System

I Sud Sound System sono una delle realtà musicali più importanti del nostro paese, una di quelle band che dopo 30 anni di attività riesce ancora a infiammare i palchi di mezzo mondo.

Il Reggae, il Salento e la Giamaica, la positività e la fiducia in questa terra e nelle persone; questi sono solo alcuni dei temi venuti fuori dopo la chiacchierata con Nandu Popu che ci ha raccontato come è nato Eternal Vibes e il percorso artistico dei Sud Sound System.

Eternal Vibes, i Sud Sound Sytem curano il corpo e la mente

Eternal Vibes è l’ultimo lavoro in studio dei Sud Sound System, come nasce questo disco?

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Il disco nasce dal nostro modo di fare, dal nostro modo di vedere e raccontare il mondo, noi giriamo molto e molti dei nostri brani nascono mentre siamo in tour. Sono riflessioni sulle cose che vediamo e queste riflessioni spesso diventano canzoni; sono domande assillanti su quello che succede intorno a noi e che noi cerchiamo di raccontare mantenendo lo stesso spirito degli inizi: lo spirito di ragazzi salentini che cercano di “curare” il corpo e la mente dai mali che ci affliggono, consci che viviamo in un sistema che spesso non vuole la parte migliore di noi stessi.

Che cosa vi porta a fare musica e, soprattutto, a scegliere questo tipo di musica?

Quello che ci spinge a farlo è la necessità di fare musica: essere salentini e fare musica vuol dire anche cercare di curarsi; noi veniamo da una terra che attraverso la musica ha cercato di curare generazioni intere, parlo della pizzica; noi abbiamo scelto il reggae ma l’obiettivo è sempre quello. Poi diciamo che se parlo di “curare” è perché credo che noi siamo malati e la gente che viene ai nostri concerti, anche se spesso non capisce il nostro dialetto, ci segue per sudare e per curarsi.

Il vostro è un sound positivo, mistico come recita il brano d’apertura, da dove vengono queste vibrazioni positive? Perché?

Dalla terra, sicuramente la terra in cui viviamo è una terra che accompagna e invita a comporre canzoni in un certo modo. Il Salento è una terra che ha anche molte contraddizioni, è un posto stupendo ma a volte ha bisogno anche di essere difesa. Questi sentimenti che si incrociano tra voglia positiva di cambiare e rivalsa nei confronti di chi vogliono rovinare la nostra terra, diventano il carburante migliore per scrivere musica che, alla fine, trovano anche riscontri altrove.

Ad esempio un brano come brigante, è dedicato a quei ragazzi che stanno difendendo il Salento dalla TAP o i ragazzi di Taranto che difendono la città dall’Ilva o i quelli di Brindisi che difendono la propria terra dal petrolchimico, i ragazzi della Val Susa, quelli di Napoli e via dicendo; cioè i nuovi briganti sono questi, i ragazzi che stanno difendendo la loro terra in questo periodo storico molto complesso: l’industria è morta e le economi e la vita ripartono dalla natura, ecco perché si parla di biologico e di prodotti a chilometro zero, oggi la vita deve ripartire dalla cosa migliore che abbiamo, il territorio appunto e da una sana alimentazione.

Hai parlato di “ragazzi”, pensi che le generazioni precedenti siano state troppo permissive?

Guarda ti dico solo una frase “ricatto occupazionale”, una cosa concepita dalle industrie che erano la prima fonte di inquinamento e il ricatto era proprio questo: se vuoi mangiare e far mangiare i tuoi figli devi lavorare in un sistema che va a inquinare proprio il mondo che lascerai ai tuoi figli. O lavori o muori di fame, chiaramente i nostri genitori hanno dovuto dire di sì, l’esempio calzante è l’Ilva dove i genitori andavano a lavorare nelle fabbriche che avvelenavano il sangue e i polmoni dei loro figli. Fortunatamente la cosa è un po’ cambiata: le lotte ambientaliste, in primis, e poi il cambiamento nell’economia stessa che ha cancellato queste grandi industrie che non sembrano essere più necessarie.

Ancora una volta Taranto è l’esempio calzante: i tarantini stanno chiedendo di trasformare la loro città in quello che era prima, un posto dove nascono le idee e dove si fa cultura, partendo chiaramente anche da una bonifica del territorio, ci vuole tempo ma con alcune piante si può bonificare il territorio, ed è questo il modello da seguire in tutto il resto d’Italia. Per tornare alla domanda, sì, la positività nasce anche grazie a queste realtà virtuose che ispirano la nostra musica.

Sud Sound System,  sound positivo e rispetto del territorio

Quindi, secondo te, pur vivendo in periodo storico difficile, è ancora possibile mantenere questa positività?

sud sound system

Assolutamente sì, il periodo è difficile perché è un periodo di cambiamento, siamo storditi perché siamo passati da una rivoluzione industriale che sta gradualmente passando alla post-industriale: oggi, ad esempio, non nascono bambini e non c’è più bisogno di una produzione di materie come prima; se giri qui da noi trovi un sacco di case con scritto “vendesi” o “affittasi” perché nessuno costruisce più nulla, si ristrutturano le vecchie case ma non se ne costruiscono di nuove perché, appunto, non c’è più incremento demografico; è un mondo che sta andando verso il contenimento e realtà industriali, sempre come l’Ilva ad esempio, non sono più necessarie come prima.

Il mondo sta cambiando, si può optare per energie rinnovabili e bisogna orientarsi verso questa direzione; quello di cui abbiamo bisogno non sono più materiali o energia, ci serve cibo e qui ritorno al fatto del biologico senza tutte quelle schifezze chimiche che abbiamo consumato fino ad ora.

Che cosa mette in connessione il Salento e la Giamaica?

Sicuramente la voglia di risolvere i problemi e celebrare le cose belle della vita con la musica. Siamo tornati ieri dalla Giamaica e ho ancora nelle orecchie il suono che scandisce ogni momento della vita, nel Salento è la stessa cosa: celebriamo la vita attraverso la musica e questo fa della musica stessa un’arma necessaria. In questi 30 anni qualcosa l’abbiamo anche risolta; agli inizi ci dicevano che con la musica non si va da nessuna parte e non ti fa mangiare, invece, grazie a Dio, con la musica riusciamo a far andare avanti le nostre famiglie.

Vuoi o non vuoi il Salento è diventato un indotto importante per la musica, quando abbiamo iniziato qui si parlava solo di eroina e di Sacra Corona Unita, invece adesso il Salento è diventato una terra di cultura e di turismo, dove la musica è il volano che fa girare l’economia con festival ed eventi. Ecco i Sud Sound System sono stati un po’ il motore di questi cambiamenti, anche se in realtà noi non abbiamo fatto altro che riprendere quella che era la tradizione dei Greci e dei Bizantini.

L’uso di più linguaggi è una parte fondamentale della  musica dei Sud Sound System. Come nasce questa fusione di linguaggi? Come scegliete quale linguaggio usare e perché?

Guarda, secondo me, la lingua fa parte della notazione musicale e noi giochiamo su questa cosa. Nel disco ci sono anche pezzi in italiano e secondo me non deve essere un limite, chiaramente il nostro modo di esprimerci è il dialetto ed è una cosa imprescindibile dalla nostra produzione musicale, poi non ci sono altri linguaggi e altre scelte ma sono delle scelte particolari, in riferimento a un singolo brano.

Qualche anno fa in una vostra esibizione sulla Rai, ci fu la scelta della produzione di mettere i sottotitoli in italiano, che ne pensi di questa scelta?Sud Sound System

[Ride] Guarda, come dici tu quella è stata un scelta della produzione e a noi queste cose ci fanno sorridere. Come già detto prima ai nostri concerti viene gente che non capisce il nostro linguaggio, ma va bene così perché la musica stessa è un linguaggio: il dialetto è l’ottava nota del nostro spartito e contribuisce a creare delle sensazioni esattamente come se fosse una parte dello spartito. Siamo tornati adesso dalla Giamaica, abbiamo cantato due pezzi in dialetto, e sul palco eravamo gli unici bianchi, penso che questo possa spiegare tutto alla perfezione.

Di cosa non potete proprio fare a meno in fase di scrittura di un disco? Perché?

Credo che qualsiasi possa essere necessaria nella realizzazione di un disco, anche perché hai bisogno di cose famigliari e che comunque ti trovi vicino. Io credo di non poter fare a meno di pensare alla mia terra e proiettarla oltre; per “mia terra” non intendo solo il Salento, c’è un legame forte tra piedi a terra e la mente che si proietta altrove mentre stai scrivendo una canzone, ecco forse proprio quel momento di distacco, di astrazione tra la terra e la mente, è il punto focale della composizione perché la musica è anche questo, astrazione.

Da Bob Marley al raggamuffin, le origini dei Sud Sound System

Quale è stato il primo disco reggae che hai ascoltato? Che cosa hai provato? Che cosa ti ha indirizzato verso questo genere?

Il primo disco reggae credo che fosse un disco di Bob Marley, ti parlo dei tempi quando Marley suonava a San Siro, erano gli anni ‘80 e era Rastaman Vibration, mi viene in mente che all’epoca capivo “Rastaman Vai Brescia” e mi fa sorridere questa cosa [ride], è una cosa che ricordo con molto piacere. Poi diciamo che è arrivato il raggamuffin e la cosa che mi colpì era l’utilizzo di strumenti digitali, tipo le workstation Casio e Roland, che davano quel tocco elettronico che il reggae non aveva. Diciamo che, nonostante le differenze nelle sonorità, la cosa che mi impressionò fu proprio il voler esprimere un concetto attraverso la musica popolare, perché il reggae è musica popolare, ed è più o meno la stessa cosa che è accaduta qui in Salento dove, partendo dalla pizzica, abbiamo proiettato la nostra musica nel reggae e nel raggamuffin.

Vi trovate meglio nella scena musicale italiana o in quella internazionale? Perché?

Mah, bene o male ci troviamo in entrambe le scene musicali, in autunno ci dedicheremo a un tour all’estero che toccherà tutte le capitali europee, aiutati dai tanti emigranti italiani che organizzano i concerti o addirittura tutto il tour. Questa è una bella cosa perché ci riporta a quello che eravamo tanti anni fa: dei ragazzi appassionati di musica che non pensavano di arrivare fino a questo punto; ragazzi che suonavamo per divertimento, per curare loro stessi e per sfuggire da un Salento massacrato dalla mafia e dalla droga; era una cura anche per i nostri amici che, magari, stavano avendo problemi proprio con queste due situazioni e, col senno di poi, ci siamo riusciti.

Diciamo che noi andiamo in giro da dottori [ride], dottori che curano la gente con la musica, sembra un’arrampicata sugli specchi ma alla fine è così, se non curasse l’anima delle persone a che servirebbe la musica? A niente.

Sud Sound System

Che rapporto hanno i Sud Sound System con la parte live? E col vostro pubblico? Cosa avete in programma per i prossimi concerti?

Per noi il live è la parte più importante; il disco è un momento in cui hai la possibilità di stare con te stesso e tirare fuori la tua parte migliore che poi andrà a finire sul palco, ma il palco è il momento in cui stai a contatto con la gente.

Diciamo che, per quanto riguarda un contesto indipendente come il nostro, il live conta molto, anche perché le radio o altri format tipo i talent show possono fare bene poco. La musica si fa su un palco, tra la gente e per la gente, per farla stare bene, ecco la musica è questo, non è elemosinare un voto da un giudice, la musica è tutt’altro.

Sud Sound System, la musica, i palchi e lo studio

Secondo te che cosa si potrebbe fare per risollevare un po’ la scena musicale italiana?

Secondo me bisogna convincere i ragazzi a studiare la musica, noi non ce ne siamo accorti ma abbiamo studiato tanto nella vita; io pensavo di non studiare ma, a oggi, mi rendo conto di aver studiato tanto. Studiare musica senza frequentare un conservatorio (o senza scegliere la via di un talent) vuol dire anche fare tanta pratica e soprattutto pensare e risolvere il modo di scrivere un testo; potrei farti l’esempio delle cinque W dei giornalisti: What, When, Where, Who e Why, le cinque domande che ti portano a sviscerare un problema e a renderlo cantabile e musicale.
Studiare sempre insomma, io quando vedo questi ragazzi che stanno in tv, che avranno pure delle belle voci, ma gli vengono cuciti addosso dei testi discutibili e alla fine non sono loro stessi, non sono credibili proprio perché usano qualcosa costruito da un altro.

 

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About

La musica è la mia passione: sul palco dietro una batteria e sotto al palco in un mare sterminato di dischi. Laureato in Letteratura, Musica e Spettacolo e in Editoria e Scrittura a La Sapienza di Roma, passo il mio tempo tra fogli bianchi, gatti e bacchette spezzate. CAPOSERVIZIO MUSICA


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