Sulla recente maxitruffa dei fondi Dharma

170 milioni di euro. A tanto, secondo l’indagine condotta dal pm Luca Tescaroli, ammonterebbe la somma complessivamente accumulata dalla Egp Italia per mezzo della “presunta” truffa ai danni di noti esponenti della cosiddetta «Roma-bene», fra i quali compare anche Sabina Guzzanti. Di questa cifra, attualmente, solo 12 milioni sono stati rintracciati e posti sotto sequestro.

La Egp Italia è succursale della Europèenne de Gestion Privèe, finanziaria francese controllata dalla Dharma Holdings, società con sede nel Lussemburgo. Sempre stando alle ricostruzioni fornite dagli inquirenti, il metodo del raggiro, costato finora cinque arresti ai vertici aziendali e numerosi sequestri, era semplice: i promotori convincevano i clienti ad investire grosse quantità di denaro in titoli obbligazionari dietro la garanzia di guadagni facili e considerevoli, sotto forma di interessi dal 5% al 12% netto sul totale depositato.

Tramite il passaparola degli stessi clienti si adescavano nuovi investitori. I soldi di questi, oltre a rimpolpare il capitale della holding, servivano a dare dei contentini a coloro che avevano investito in precedenza, instillando in loro la falsa sicurezza che  tutto fosse a posto. Ed anche qui un ruolo chiave era giocato dal passaparola, che permetteva di tenere a bada la maggior parte dei truffati, temporeggiando con loro per quel tanto sufficiente a far volatilizzare il denaro.

In altre parole, alcuni dei clienti-truffati, persuasi della buona fede dei promotori-truffatori, assumevano il ruolo di complici inconsapevoli della macchinazione di questi ultimi. Un sistema collaudato che ricorda da vicino quello in uso presso tante altre società operanti su tutto il pianeta: il cosiddetto multi-level marketing.

Il marketing multilivello è un metodo di distribuzione di beni o servizi a struttura piramidale. Esso è diffuso, anche sul nostro territorio, in molte salse, ma il funzionamento resta il medesimo. Nervo scoperto di tale sistema è la sua intrinseca insostenibilità: basandosi infatti sul fattore di crescita esponenziale del suo network di promotori e del suo bacino di utenze, esso decreta la sua stessa implosione, posticipandola al momento, certo, dell’arresto della crescita, il quale ottimisticamente avviene con la saturazione del mercato.

Chi entra nel meccanismo lo alimenta. Se pagando una quota di ingresso, o con l’autoconsumo dei prodotti aziendali o con l’induzione alla vendita diretta a parenti e amici, ha poca importanza. Alcuni – pochi a dir la verità – hanno fortuna, ma alla maniera dei calvinisti la prendono per merito, finendo col credere nella bontà e solidità del sistema di cui fanno parte, e convincendosi, perlopiù in buona fede, che chi non riesce non sia sfortunato (men che mai truffato), ma un piagnone immeritevole, un fannullone, un ingranaggio difettoso. I più cinici, una volta realizzato d’esser stati ingannati, passano al lato oscuro, decidendo di ingannare altre persone a loro volta, per tamponare le perdite o per provare a raggiungere la cresta dell’onda prima che questa si infranga contro la realtà.

Era il novembre del 2007 quando, a Mi manda Raitre, il conduttore Andrea Vianello denunciò gli artifizi sfruttati dalla Kirby, compagnia americana specializzata nella distribuzione di aspirapolvere dai costi a dir poco esorbitanti (all’epoca, il prezzo si aggirava oltre i 4000 euro) pubblicizzati col metodo del telemarketing e venduti porta a porta. Da allora, le società che fanno affari d’oro grazie al multi-level marketing (delle quali Wikipedia propone un elenco completo) non hanno conosciuto alcuna crisi. Ed anzi, è probabile che l’ultima affrontata in ordine cronologico non abbia fatto che rendere più impellente il bisogno di sicurezza sociale a cui mirano le classi meno abbienti, foraggiando il mercato di chi paventa promesse di stabilità economica e guadagni facili.

LUCIANO IZZO

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