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Suspiria, il sabba personale di Luca Guadagnino

Il regista di Chiamami col tuo nome rilegge il cult di Dario Argento filmando il remake di Suspiria, per il quale chiama a raccolta le sue “streghe” preferite Dakota Johnson e Tilda Swinton

 

suspiria-luca-guadagninoAveva 14 anni Luca Guadagnino quando vide per la prima volta Suspiria di Dario Argento. Un colpo di fulmine che divenne immediatamente ossessione, tanto da fargli coltivare per anni il desiderio di poterne realizzare una sua personale versione. Un sogno finalmente divenuto realtà per il regista palermitano, reduce dal successo di Chiamami col tuo nome. Complice la sceneggiatura di David Kajganich (già alla scrittura di A Bigger Splash), Guadagnino prende dunque il capolavoro di Argento del 1977 mantenendone di fatto solo il soggetto, e ampliandone i confini con l’aggiunta di molta (anche troppa) carne al fuoco, fino a generare il “suo” Suspiria. Già in concorso al 75° Festival di Venezia, il regista ha tenuto a presentare il film non come un “remake”, quanto come un omaggio alla potente emozione da lui provata al tempo della sua prima visione della pellicola di Argento.

Sinossi

Protagonista è Susie Bannion (Dakota Johnson, 50 sfumature di rosso, 7 sconosciuti a El Royale), un’aspirante ballerina che giunge nella Berlino del 1977 (non a caso anno di uscita del Suspiria originale), per studiare danza presso la prestigiosa Markos Tanz Company. Peccato che a tenere le redini di quest’ultima sia una congrega di streghe, di cui fa parte anche la rivoluzionaria e carismatica coreografa Madame Blanc (Tilda Swinton, …e ora parliamo di Kevin). Mentre il gruppo di donne vive un conflitto interno, Susie si sente sempre più attratta dalla magia sprigionata dalla scuola. Nel frattempo, la sua compagna di studi Sara (Mia Goth), così come l’anziano dottor Jozef Klemperer, indagano sulla scomparsa della ballerina Patricia (Chloë Grace Moretz). Il tutto mentre la politica dell’epoca è accesa dalle contestazioni femministe e dalle azioni terroristiche della RAF.

Il tempo delle fiabe è finito

suspiria-luca-guadagninoDimenticate la fiaba nerissima e orrorifica di Dario Argento, l’indimenticabile fotografia di Luciano Tovoli, l’ipnotica colonna sonora de I Goblin. Luca Guadagnino del Suspiria originale mantiene solo poche suggestioni base, trasportando lo spettatore in un viaggio seducente e misterioso negli enigmi della magia nera e dell’arte. Lungo sei atti e un epilogo, le streghe non sono più le fameliche megere argentiane che lavorano nel dietro le quinte, ma rivelano da subito la propria identità conquistando un posto di primissimo piano, tra beffe alle autorità ed esercizio fiero del proprio ruolo. Abbandonata la dimensione fiabesca in cui il bene e il male erano ben distinti, i confini tra l’uno e l’altro si fanno ora labili, così come il personaggio di Susie Bannion perde la sua caratterizzazione manichea per farsi ambiguo e sfumato.

Il rosso non è più totalizzante nel Suspiria di Guadagnino, ma ne rimangono tracce sparse a partire dai capelli della protagonista. Il rosso del sangue così come quello scenografico onnipresente della pellicola originale. Gli ambienti si fanno più tetri, freddi e claustrofobici, tra corridoi, stanze chiuse ricolme di segreti e specchi in cui trovare se stessi. Quasi in un riflesso del periodo storico in cui si è scelto di ambientare il film, quello dell’Autunno Tedesco con una Germania post seconda guerra mondiale che ancora sta facendo i conti con le proprie colpe e col terrorismo. La Storia entra dunque nel film a più riprese, allargando (mentalmente) quei confini (fisicamente) strettissimi della vicenda.

Complessità e stratificazione

Suggestioni, idee, ispirazioni vengono aggiunte una dopo l’altra da sceneggiatore e regista, per un film che si fa complesso e stratificato, ricco di letture che vanno al di là della pura vicenda raccontata. La dimensione dell’arte si intreccia con quella della magia nera, e il percorso di formazione di Susie diventa presto ben altro da quello di un’aspirante ballerina, innescando anche un discorso sulla trasmissione non solo del sapere, ma anche del potere, all’interno di una società in miniatura in cui a vigere è il matriarcato, mentre gli uomini sono in netta minoranza, per lo più sbeffeggiati.

suspiria-luca-guadagninoPregio del Suspiria di Guadagnino è la cura impressionante messa nella regia. Ogni più piccolo dettaglio sembra essere frutto di scelte e ragionamenti ben ponderati, niente è lasciato al caso. La macchina da presa diventa quasi personaggio a sé stante e non solo mezzo tecnico di ripresa, ispirando in chi guarda mistero e seduzione. Guadagnino ama focalizzarsi sui corpi, che diventano mezzi per esprimersi (di grande impatto le coreografie di Damien Jalet), materia da piegare e scrigni da svelare. Un magnetismo arcano a cui contribuisce anche il lavoro sul suono, coadiuvato in piccola parte (ed è un peccato, visto che potevano essere usate di più e meglio) dalle musiche di Thom Yorke.

Il troppo che stroppia

Se l’interpretazione di Dakota Johnson è come al solito scialba, applausi per una perfetta Tilda Swinton che arriva a interpretare ben tre personaggi (Madame Blanc / Josef Klemperer / Helena Markos), regalandoci una Madame Blanc che sembra racchiudere in sé figure come quelle di Pina Bausch, Mary Wigman, Sasha Waltz, perturbante e un po’ vampiresca, che solleva nel suo rapporto con l’allieva un ulteriore discorso sulla maternità.

Di tutte queste suggestioni, omaggi (vedi le donne di Fassbinder) ambizioni e ricercatezza, rimane impressa l’evidente passione ribollente e attenzione certosina di Guadagnino (difficile dimenticare la magistrale scena di danza killer), ma poco più. Tralasciando ingiusti e impossibili confronti con il film originale, gli autori sembrano aver così tanto desiderio di allontanarsi dall’opera argentiana da finire per aggiungere fin troppo, fino a mandare in confusione da una parte, e perdere di vista il focus dall’altra. Di horror ne rimane pochissimo, di inquietudine il minimo sindacale, di interesse per quanto accade solo a tratti. Uno sciorinamento di temi e personaggi che non sempre trovano giustificazione, raccontati per due – lunghe e a tratti stancanti – ore e mezzo. Del fuoco di Guadagnino finiscono per arrivare solo bagliori freddi. Ed è un peccato.

Suspiria sarà nei cinema dal 1° gennaio con Videa.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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