t2 trainspotting

T2 Trainspotting, una malinconica reunion per Boyle, McGregor & co.

Dove eravamo rimasti? Al momento in cui Mark Renton (Ewan McGregor) sceglie il tradimento e “la vita”, decidendo di derubare i suoi amici per lasciarsi alle spalle il passato e provare a condurre quella famigerata esistenza normale fino ad allora disprezzata, fatta di “lavoro, famiglia, maxi televisore del ca**o” e compagnia bella.

Dove ci ritroviamo? Vent’anni dopo il primo Trainspotting, nella finzione quanto nella realtà. Mark torna a Edimburgo in un momento non proprio felice della sua vita. Qui si rimette in contatto per fare ammenda a modo suo con Daniel “Spud” Murphy (Ewen Bremner), tenero fallito, e Simon “Sick Boy” Williamson (Jonny Lee Miller), che dalla dipendenza dall’eroina è passato a quella dalla cocaina, con tanto di semi-fidanzata bulgara ad assecondarlo nelle sue truffe. Francis “Franco” Begbie (Robert Carlyle) è ancora il più psicopatico, fortunatamente rinchiuso in carcere… almeno fino a quando non mette a punto un’evasione, trasformandosi in una minaccia mortale per Mark.

Nostalgia canagliat2 trainspotting 2

Con T2 Trainspotting Danny Boyle (Steve Jobs) torna a mettere mano a una materia di culto. Ovvero uno dei film simbolo degli anni ’90 che ha di fatto lanciato la carriera sua e di Ewan McGregor (Big Fish). Un film fuori dagli schemi e non conforme, che attraverso una regia ipercinetica raccontava la rabbia, la sofferenza ma anche la vitalità deforme di una generazione senza ideali, tra dialoghi folgoranti e musiche travolgenti.

Ora, Boyle pesca solo in parte dal romanzo Porno di Irvine Welsh, sequel letterario di Trainspotting, per fare i conti a modo proprio con quei personaggi che ben conosciamo, e i cui interpreti hanno tutti accettato di tornare in questo secondo capitolo sceneggiato ancora una volta da John Hodge. Insomma, altro che “il solito sequel”, qui si fa sul serio.

Se il primo Trainspotting rifiutava il pensiero del futuro per concentrarsi su un presente “sballato”, T2 Trainspotting volge continuamente gli occhi al passato. È tempo di tirare le somme su quel che è stato, su una vita che non ha saputo allinearsi neanche volendo. C’è il tempo del compianto per chi non c’è più, per riflettere su quel che sarebbe potuto essere e non è stato. Uno sguardo alle spalle esageratamente sottolineato da Boyle tramite ritorni a scene dal primo film, per spingere anche con eccessiva insistenza sul pedale della nostalgia/malinconia.

Al Franco dello strepitoso Robert Carlyle il compito di portare avanti il tono più da commedia del film, con scene esilaranti sull’educazione criminosa del figlio, che vanno ad affiancarsi al tono esistenzialista della pellicola legato invece agli altri personaggi.

t2 trainspotting 2Dalla rabbia alla crisi di mezza età

Il Trainspotting del 1996 era un urlo, T2 abbassa invece i toni. Non c’è più la rabbia della giovinezza ma le riflessioni della maturità. Anche la regia di Boyle si quieta, concedendosi giusto qualche vezzo registico tra sporadici fermo immagine e inquadrature distorte.

Non c’è l’esplosione che magari ci si aspettava, si è sempre sull’”orlo di”. I rimandi musicali al primo film si bloccano sempre prima che decollino (vedi l’identificativo Lust for Life appena accennato dal vinile e subito interrotto), i progetti dei ritrovati compari idem così come, verrebbe da dire, la recitazione sottotono di Ewan McGregor.

Ma dovevamo immaginarlo già da quella pedalata iniziale con tonfo di Mark su un tapis roulant: i tempi sono cambiati, gli anni trascorsi tanti, e non si può più tornare a vestire i panni dei giovani cinici ma paradossalmente vibranti di vita di una volta. È come assistere alla reunion di una scapestrata rock band: ci sono i contentini per i fan, la gioia del rivedere i membri insieme, eppure è impossibile non notare i segni del tempo e un minimo di affievolimento rispetto all’energia di un tempo.

Manca qualcosa?

t2 trainspotting 2T2 Trainspotting adotta un punto di vista maschile che relega in secondo piano le donne, donne che sono riuscite ad andare avanti o lo faranno. Non c’è più al centro della narrazione la dipendenza dalla droga ma quella dalla vita, nonostante tutto. Anche per chi voleva togliersela come Spud, sempre il più buono, il più “onesto”, e l’unico a cui forse viene davvero data una possibilità di redenzione.

Eppure, in questa riunione tra vecchi amici e/o nemici, la sensazione è che manchi qualcosa, un messaggio chiaro e forte che parli dell’oggi. Sembra di stare di fronte a un’imitazione più moscia e meno incisiva del primo film. Eppure, nonostante tutto, ad avercene di sequel così.

 

T2 Trainspotting sarà al cinema dal 23 febbraio con Warner Bros.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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