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	<title>Wild Italy &#187; Consulta</title>
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	<description>Informazione Indipendente in Internet</description>
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		<title>Umberto, ora il culo te lo pulisci col fazzoletto verde!</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 14:26:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Rossi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Era il 26 luglio 1997, quando il leader della Lega Umberto Bossi, nel corso di un comizio in provincia di Como, se ne uscì con una di quelle battute che passeranno alla storia come l&#8217;emblema della sua intelligenza e del suo senso della politica come &#8220;servizio alla nazione&#8221;: <em><strong>&#8220;quando vedo il tricolore mi incazzo. Il tricolore lo uso per pulirmi il culo!&#8221;</strong></em>.</p>
<p>In seguito a quella dichiarazione, il giudice di Cantù, <strong>Paola Braggion</strong>, nel 2001 lo aveva condannato ad un anno e quattro mesi per vilipendio al tricolore. Dopo aver letto la sentenza (e dopo non averla capita!) il senatùr  insultò  ripetutamente la Braggion, definendola derelitta, strumentalizzata e accusandola di aver espresso quella decisione per avere solo risalto mediatico. <img class="alignright" src="http://lastecca.files.wordpress.com/2011/02/bossi.jpg" alt="" width="285" height="199" /></p>
<p>A quel punto il giudice decise di denunciare il leader del Carroccio e chiedere un risarcimento danni. Facciamo un passo in avanti e arriviamo quindi al 2008, quando i giudici di Brescia danno ragione alla Braggion e condannano Umberto al <strong>risarcimento di 40 mila euro</strong>.</p>
<p>Il fondatore della Lega però, impugnando la sentenza in Cassazione, improvvisamente, si ricorda di essere un parlamentare e quindi chiede aiuto agli amici/colleghi di R<em>oma ladrona.</em> La Camera si getta su Bossi come se fosse suo figlio e decide che le parole dette da Bossi sono insindacabili, perchè <strong><em>&#8220;espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari</em>&#8220;</strong>. Quindi Bossi ha prima detto che la bandiera italiana è utile dopo una sfrenata defecazione, poi insulta pesantemente il giudice che gli ha detto che non è vero, e anzi è reato farlo e dirlo e il Parlamento lo bolla come atto, dichiarazione fatta nell&#8217;esercizio delle sue funzioni parlamentari. Chapeau!</p>
<p>Grazie al cielo, la Cassazione, successivamente alla pronuncia di Montecitorio, solleva un conflitto di attribuzione fra i poteri dello Stato. Ultima tappa di questo &#8220;viaggio&#8221;: il 16 dicembre scorso. La Corte Costituzionale emette la sentenza: &#8220;<em><strong>Non spettava alla Camera</strong> affermare che le dichiarazioni rese dall’onorevole Umberto Bossi, per le quali pende il procedimento civile davanti alla Corte di Cassazione, costituiscono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni</em>&#8220;. In parole povere, ciò che fece la Camera era sbagliato e il procedimento deve quindi riprendere subito.</p>
<p>Caro Umberto, adesso il culo, puliscitelo col fazzolettino verde&#8230;. tranquillo, quello non è vilipendio, perché<strong> la Padania NON ESISTE!</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>GIAMPAOLO ROSSI</em></strong></p>
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		<title>L&#8217;illegittimità dell&#8217;impedito</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 20:35:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo Maistrello</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/01/berlusconi-fiducia2.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6378" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2011/01/berlusconi-fiducia2-300x115.jpg" alt="" width="300" height="115" /></a>Dopo rinvii vari e spauracchi inevitabilmente uditi dai membri della <strong>Consulta</strong>, ieri è arrivata la sentenza, la decisione improrogabile che sancisce come in parte la legge sul<em> legittimo impedimento</em>, voluta a gran voce da <strong>Silvio</strong> come suo scudo spaziale, sia per la maggior parte <strong>anticostituzionale</strong> e in piccola parte debba essere giudicata valida secondo la discrezione dei vari giudici titolari dei suoi processi.<br />
Per la <strong>terza</strong> <strong>volta</strong> la consulta è stata interpellata per leggi palesemente <em>ad personam</em>, giudicando quindi l’uguaglianza davanti ai cittadini del cavaliere e la sua condannabilità. E a ragion dei precedenti, le decisioni hanno sempre scatenato <strong>bufere</strong> istituzionali che a ben vedere hanno fatto mantenere un profilo basso e cauto in quest’ultima scelta. Se poi pensiamo al fattore <strong>P3</strong> &#8211; loggia massonica sulle ali della P2 &#8211; col chiaro intento di <strong>acquistare</strong> illecitamente, e forzare la decisione sul secondo <strong>Lodo Alfano</strong> da parte della Consulta, tutto il quadro diventa più chiaro.</p>
<p>Ciò che ne deriva quindi è una decisione sofferta, rimandata, ma alla fine emanata. Quello che più è chiaro invece è una <strong>sconfitta</strong> da parte del premier, il quale a dire la verità non godeva di ottima fiducia in essa – nonostante si aggirasse in doppio petto e con l’aria spavalda a sciorinare atti di tranquillità. La legge è stata quasi del tutto spazzata via, mantenendo solamente ciò che di <strong>meno</strong> <strong>importante</strong> le apparteneva. La discrezionalità e il potere <strong>decisionale</strong> sulla legge da parte dei giudici milanesi, è un aspetto molto pericolo che B. ha sicuramente preso in considerazione e lo spaventa non poco. Non foss’altro perché a differenza di tempi passati in cui costruiva e organizzava <strong>ad hoc</strong> impegni istituzionali e consigli dei ministri, d’ora in poi non avrà più questo vantaggio, e in caso di impedimento certificato il giudice non sarà più obbligato a posticipare l’udienza ad una data non inferiori ai sei mesi (articolo 4 comma 1) &#8211; il quale provocherebbe un&#8217;ernome disparità tra accusa e difesa.</p>
<p>Ma al di là delle <strong>reazioni</strong> scontate, di rabbia da una parte e di accusa dall&#8217; altra, forse bisognerebbe porre l’attenzione su i pro e i contro che escono da questa sentenza.<br />
La <strong>vittoria</strong> che una parte dell’Italia onesta contrappone al marciume della politica italiana e alla figura del nanetto è indubbia, ma ciò che deve riflettere è questo semplice discorso. I tre <strong>processi</strong> che interessano il premier, per il quale aveva richiesto questo scudo temporaneo in attesa di migliori salvacondotti, lo obbligano a tornare imputato, ma probabilmente si salverà dalle condanne. Nel processo <strong>Mediaset</strong> &#8211; che lo vede coinvolto per frode fiscale &#8211; tutti e tre i giudici competenti sono stati traslocati e quindi lì si dovrà ripartire da zero, nel caso <strong>Mills -</strong> con corruzione giudiziaria &#8211; la presidentessa è passata alla corte d’Appello con primo, secondo e terzo grado che inverosimilmente si dovrebbero celebrare in circa un anno, mentre nell’ultimo caso <strong>Mediatrade</strong> &#8211; appropriazione indebita e frode fiscale &#8211; il gup è passato al tribunale dibattimentale e tutto terminerebbe nel <strong>2015</strong> con un processo da celebrare per intero. Nessuno poi ricorda che Berlusconi e il compare Dell’Utri sono indagati a <strong>Firenze</strong> per le stragi del <strong>1993</strong> sotto gli pseudonimi di mandante 1 e mandante 2.<br />
Quindi tra traslochi e prescrizioni incombenti <strong>Silvio</strong> potrebbe tranquillamente farcela e manterrebbe lo status al limite dell’assurdo di <strong>incensurato</strong> – che a dirlo provoca sonore risate.</p>
<p>Ma evidentemente il nostro ometto non fa nemmeno in tempo a finire uno sproloquio su un’ indagine a suo carico che subito ne sopraggiunge un’altra. Quindi, notizia freschissima che esso sia <a href="http://www.wilditaly.net/berlusconi-indagato-concussione-e-prostituzione-minorile-6354/">indagato per <strong>sfruttamento</strong> <strong>della</strong> <strong>prostituzione</strong></a> per la faccenda <strong>Ruby</strong>, sul quale ha già giurato la sua innocenza sulla testa dei figli – e ovviamente c’è da credergli a scatola chiusa <em>(sic!)</em> -. La faccenda porterebbe <strong>prove</strong> a carico di B. che attesterebbero ben sei incontri nella villa di Arcore e festini a Villa Certosa in Sardegna. E c’è da giurarci che la vicenda che vede coinvolti anche Emilio <strong>Fede</strong>, simpatico ometto spacciato per giornalista e Lele <strong>Mora</strong> trafficante di corpi femminili con la complicità del prosseneta al femminile Nicole <strong>Minetti</strong> non finirà tanto facilmente. E in un periodo di totale declino di ogni irragionevole mezzo di regime, con le <strong>elezioni</strong> alle porte, ciò creerà un totale scombussolamento da non poco. Con lo sfondo di <strong>Bossi</strong> e i suoi fantomatici fucili pronti a sparare, questo vedrà il possibile ritorno alla <strong>libertà</strong>, ad una speranza di <strong>democrazia</strong>. Senza B. Che <strong>perde</strong>.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>MATTEO MAISTRELLO</em><br />
matteo.maistrello@yahoo.it</strong></p>
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		<title>Balla su balla</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 22:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Bampa</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco un commento ad alcune frasi dell’articolo <em><a href="http://www.ilgiornale.it/interni/chiudete_camere_decidono_giudici/26-10-2010/articolo-id=482564-page=0-comments=1"><strong>Chiudete le Camere decidono i giudici</strong></a></em><strong> di Giancarlo Perna apparso oggi su <em>Il Giornale</em></strong>, utile più che altro per registrare la solita perdita di dignità di parecchi dipendenti di Berlusconi (Paolo ovviamente), disposti a sacrificare quotidianamente la verità e il buonsenso solo per offrire i loro sporchi servizi etti, in realtà utilissimi  – come vedremo alla fine dell’articolo – al solito noto <strong>per ribadire il solito concetto: la volontà popolare è stata espropriata.</strong></p>
<p>Secondo il giornalista, <strong>i giudici «non contenti di spiarci, ci hanno imposto con sentenza che Michele Santoro ci strazi le viscere all’ora di cena»</strong>. Le balle sulle intercettazioni sono sempre quelle, ma visto che continuano ad essere ripetute, urge un rinfreschino della memo<a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/10/intercettazioni.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5524" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/10/intercettazioni-300x255.jpg" alt="" width="253" height="222" /></a>ria: <strong>i pm sono autorizzati ad intercettare dal codice di procedura penale, l’unico che ne regolamenta l’attività</strong>. Lo dice anche la solita <strong>Costituzione con l’art. 15</strong>: «La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge». Dunque l’invasione della <em>privacy</em> in casi particolari ed eccezionali (<strong>sono solo 20.000 gli italiani effettivamente intercettati ogni anno: lo 0,03% del totale</strong>) è legittima e si basa sulle norme che – per chi non lo sapesse – sono fatte e modificabili dal Parlamento e non dai giudici. Su Santoro imposto, va forse ricordato che <strong>una società moderna si basa sulle sentenze dei tribunali</strong>, quelli che nel caso specifico finora hanno dato ragione al conduttore di <em>Annozero</em> due volte su due, in primo grado e in appello.</p>
<p>Proseguiamo. «<strong>Già si vocifera – sostiene Perna – che se mai le Camere approvassero il lodo Alfano, la Corte lo boccerebbe</strong>. Una misura, quella del lodo, che, vista la rabbiosità delle toghe verso il Cav, servirebbe a metterlo al riparo dai processi durante il mandato, insiem<a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/10/lodo-alfano.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5525" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/10/lodo-alfano-300x223.jpg" alt="" width="245" height="189" /></a>e al capo dello Stato. In altri Paesi è la regola». La «rabbiosità delle toghe verso il Cav» semplicemente non esiste: <strong>Berlusconi ha avuto meno di 20 processi, tutti quelli conclusi non l’hanno mai portato in carcere nonostante in diversi casi sia stata verificata la sussistenza dell’ipotesi di reato contestatagli</strong>. Dunque, a voler essere un minimo razionali parlando dati alla mano, questa veemenza dei magistrati contro il premier è una bufala: nonostante le molteplici occasioni di tradurlo in galera, lo hanno sempre lasciato libero, penalmente ancora intonso. Sul fatto che il lodo Alfano in altri Paesi sia la norma, beh, c’è solo da ridere: <strong>in nessun Paese occidentale il capo del governo è coperto da uno scudo simile a quello ipotizzato dalla cerchia del guardasigilli</strong>. Sono solo re e presidenti della Repubblica ad usufruire di qualcosa di simile.</p>
<p>Perna insiste: «la Corte [Costituzionale, <em>nda</em>] sottrae al Parlamento il diritto di creare uno scudo in favore del Berlusca (e Napolitano). Lo fa <strong>asserendo</strong> che c’è nella Carta una norma – l’art. 3 – più «forte» della norma che costituzionalizza il lodo. Ossia, che la Costituzione dei padri costituenti prevale sulle innovazioni […]. Questo limite all’innovazione ha l’aria di una forzatura della Consulta».<strong> Le voci di corridoio di prima qui sono già date per certe, compaiono anche i virgolettati dei giudici della Consulta</strong>. Resta da capire da dove effettivamente siano giunte, visto che finché la legge non verrà approvata la Corte Costituzionale non potrà intervenire ne aprire bocca. Ma <strong>l’ottimo giornalista, senza citare la fonte</strong>, garantisce di sapere già tutto, quindi stiamo tranquilli.</p>
<p>Il sottoposto di Sallusti prosegue nella discettazione: <strong>«il bello (per la Corte) del meccanismo è che i quindici sapientoni [quelli della Consulta, <em>nda</em>] – età media sui settanta – sono infinitamente più potenti dei 945 rappresentanti del popolo»</strong>. Perna evidentemente ignora che i giudici della Corte Costituzionale sono «nominati per un terzo dal Presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative» sulla scorta dell’<strong>art. 135 della Carta</strong>, quella che – forse non l’ha capito – norma l’intera nazione e che sancisce l’estrema superiorità di quest’organismo rispetto al Parlamento. Esso infatti «giudica: sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti, aventi forza di legge, dello Stato e delle Regioni» (art. 134). Sull’età media dei giudici, ricordiamo come <strong>il nostro giovane premier ha da poco festeggiato i 74 anni</strong>.</p>
<p>E se un giorno il Parlamento decidesse di trasformare l’Italia in Repubblica presidenziale, si domanda Perna? «Dipenderà dal clima del momento. Se a proporlo sarà la sinistra, <strong>i giudici, a maggioranza di sinistra</strong>, ammettera<a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/10/Ciampi_Napolitano.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-5526" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/10/Ciampi_Napolitano-199x300.jpg" alt="" width="155" height="243" /></a>nno l’innovazione. Se sarà la destra, no. In altre occasioni, accadrebbe lo stesso a parti invertite. Allora non sono il diritto e i sacri principi a decidere, ma la convenienza politica. Anche i matusalemme sono infarciti di pregiudizi e interessi». Sulla definizione di «matusalemme», rinviamo alla veneranda età del solito noto; sul fatto che i giudici siano in maggioranza di sinistra, riportiamo quanto detto e ribadito più volte a questi ballisti sull’attuale composizione della Corte da <strong>Marco Travaglio</strong> nella puntata del 7 ottobre di <em>Annozero</em>: «il Parlamento ne nomina 5, 3 li ha indicati la destra e 2 la sinistra; altri 5 li nomina il Quirinale, uno l’ha nominato Napolitano, 4 Ciampi, ma fuori dai partiti ovviamente; idem per i 5 che sono nominati dalla Cassazione, dal Consiglio di Stato e dalla Corte dei Conti».</p>
<p>Lo strenuo menzognere non demorde e rilancia: «Se fossero neutrali – e non lo sono – <strong>avrebbero impedito alle Camere impaurite del 1993 di suicidarsi rinunciando alla piena immunità parlamentare</strong>. Unico baluardo contro il macello giudiziario di Mani pulite. Sarebbe bastato dire che il primo articolo della Carta riconosceva &#8220;la sovranità del popolo&#8221; e che i suoi rappresentanti non potevano perciò spogliarsi dello scudo, consegnando i risultati delle urne agli assatanati alla Di Pietro». Questo è il massimo: il nostro sta scrivendo un articolo dicendo che i giudici della Consulta ribaltano le decisioni del Parlamento e per l’abolizione dell’immunità parlamentare sostiene che <strong>la stessa Corte avrebbe dovuto sopprimere la modifica legge costituzionale decisa con doppia lettura Camera-Senato con maggioranza plebiscitaria, cancellando così la suddetta volontà popolare? </strong>Fantastico.</p>
<p>Perna chiude passando al ruolo di «tribunali, pm, gup, gip, cip e ciop [grasse risate tra il pubblico, <em>nda</em>]»: «Le Camere cercano di arginare i clandestini? Lui [il giudice] invece ragiona così: &#8220;Poverino, ignora la lingua. Processo sospeso. Si accomodi&#8221;, e gli indica la porta. Quello la infila e si dilegua. <strong>Quando però devono incastrare i politici che abbiamo eletto sono infl<a href="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/10/parlamento.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-5527" src="http://www.wilditaly.net/wp-content/uploads/2010/10/parlamento-300x291.jpg" alt="" width="245" height="242" /></a>essibili</strong>. Per toglierseli dai piedi hanno addirittura creato il <strong>&#8220;concorso esterno in associazione mafiosa&#8221;, mostro giuridico mai votato dalle Camere</strong>». Per la legge sui clandestini il discorso è semplice: fino a che il Parlamento (l’unico autorizzato in materia) non abrogherà – se mai lo vorrà fare ovviamente – le norme desuete che permettono con semplici cavilli di lasciarli in libertà, non ci sarà mai nulla da fare. Sull’inflessibilità dei processi contro i politici, resta solo da piangere: <strong>tra l’abuso del diniego all’autorizzazione a procedere (vedi Lunardi), all’arresto (vedi Cosentino) e all’utilizzo delle intercettazioni (D’Alema&amp;co.), tra impedimenti più o meno legittimi (vedi Berlusconi e il tentativo di Branche) e amnistie e indulti vari ed eventuali (Previti), ormai i nostri eletti per nulla onorevoli sono praticamente certi dell’impunità</strong>. Per la genesi del reato di concorso esterno in associazione mafiosa, ci limitiamo a ricordare semplicemente che tale reato punisce semplicemente chi – senza essere ufficialmente mafioso – favorisce un mafioso. Giustizialismo o buonsenso? Non si sa, di certo c’è solo che è stato creato <em>ad hoc</em> per una lacuna legislativa e che non è ancora stato inserito nel codice penale. Sarà mai perché spesso e volentieri coinvolge i colletti bianchi e, più nello specifico, i nostri eletti?</p>
<p>L’estenuante commento all’articolo odierno de <em>Il Giornale</em>, fortunatamente, è finito. Abbiamo deciso di soffermarci su tutte le singole balle per un semplice motivo: <strong>dimostrare quanto sia difficoltoso stare dietro a questi seminatori di falsità, utili solo a confondere gli elettori</strong> e ad affievolire le energie dei poveri cristi che provano a ristabilire la verità che, in quanto tale, è unica. L’arma su cui fanno affidamento questi soggetti in sé è molto semplice:<strong> continuare a sparare balle, spesso e volentieri ripetendole, tanto per lasciare nella memoria dei lettori-telespettatori-cittadini-elettori la confusione e l’ignoranza di cui si nutre il loro capo</strong>, il fratello figo dell’editore, in questi giorni impegnato a rilanciare il mantra del furto della sovranità popolare. Una balla, ovviamente.</p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>ALESSANDRO BAMPA</em></strong></p>
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