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Tale Silvio, tale Renato

Scritto da Gianluca Caporlingua il 30 - September - 2009 Letto 54 volte

Chiunque affermi che in Italia non c’è libertà di stampa è un “anti-italiano che diffama il nostro paese, un farabutto”, parola di Silvio.
Chiunque osi esprimere anche solo delle perplessità sulla reale efficacia delle misure adottate, per esempio, dal Ministro dell’Amministrazione Pubblica “non ha mai lavorato”, è un“fannullone”. I veri lavoratori, infatti, stanno tutti dalla parte della maggioranza politica e ne apprezzano l’operato, sono la “prima Italia”. Gli altri sono solo dei “parassiti”, la “seconda Italia”, che vive sulle spalle dei virtuosi. “Chiudiamo i rubinetti” e parte l’applauso, “gli stiamo facendo un mazzo così”, altro scrosciante batter di mani. Sintesi e citazioni del Brunetta pensiero.

Il solito indegno spot elettorale che offende quella parte di italiani che il “mazzo” se lo fanno davvero per guadagnare 700, se va bene, 1000 euro al mese, ma dissentono dalle parole e dai metodi usati dal manganellatore della funzione pubblica.

Ma i proclami, soprattutto se espressi con quella convincente aggressività verbale di sapore nostalgico, si sa, impressionano molto più dei fatti.

Brunetta è uno dei mostri creati dal sonno della ragione, leggasi berlusconismo. E’ il classico caso di identificazione totale con il leader che gli ha offerto una chance. Una possibilità di mettersi in luce, di uscire dall’anonimato in cui, tutto sommato, sarebbe rimasto rispetto al grande spettacolo della politica che va in onda a reti unificate ormai da un quindicennio nel belpaese. E invece eccolo lì, grazie a Silvio: conosciuto, amato, glorificato ma anche odiato e temuto. Che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli.

Il ducetto rabbioso, sempre più simile in atteggiamenti e linguaggio al duce di Arcore da cui dipende, ne ha per tutti: dipendenti del settore pubblico, artisti, registi, produttori, magistrati, giornalisti e chi più ne ha più ne metta. Sembra quasi che Brunetta, inebriato dal potere ricevuto in dono dal Cavaliere, lo usi per scaricare delle oscure frustrazioni personali su bersagli facili. Colpire, bastonare, infondere timore magari, fino a soddisfare questo istinto. Poi si può anche fare marcia indietro. Basti pensare alla modifica degli orari di reperibilità per i lavoratori in malattia. Dopo un periodo in cui si costringeva il malato praticamente agli arresti domiciliari, verranno ripristinati i vecchi parametri. Con buona pace dei fan del Ministro, flagello di cartone dei fannulloni.

E poi c’è la sinistra cattiva che “vada a morire ammazzata”. In un paese normale sarebbe strano sentire una frase di stampo fascista da un politico di formazione socialista. Ma in Italia, com’è noto, i socialisti stanno a destra…

Renatino, a tutto campo, è un fiume in piena. Non dimentica neanche quei registi che denunciano questa brutta Italia “che non gli piace, ma non hanno mai fatto nulla per migliorarla”.“Culturame”, esclama disgustato.

Sempre più carico di rancore, sposando in toto la causa di Arcore contro le “toghe rosse” che perseguitano ingiustamente il Premier, Brunetta attacca anche l’Associazione Nazionale Magistrati definendola “un mostro”.

D’altro canto, come la stessa ANM ha fatto sapere, “è più facile insultare e fare propaganda, che assumersi la responsabilità del proprio operato“.

Non sono pervenute dichiarazioni sulla produttività, gli stipendi ed i privilegi della classe politica. Renatino era stanco.

GIANLUCA CAPORLINGUA

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