TAV: ennesimo esempio di manipolazione mediatica

Attorno alla condanna delle proteste violente dei (presunti, a detta dei telegiornali Rai) appartenenti alle schiere dei centri sociali e black block di mezza Europa, durante le manifestazioni contro la realizzazione della tratta Torino-Lione, hanno fatto quadrato la maggior parte delle forze politiche parlamentari, con i ministri Maroni e Brunetta in prima linea a fare da eco.

L’eccessiva attenzione dedicata all’irrisorio numero di contestatori violenti pare però essere motivo di manipolazione dell’opinione pubblica, al fine di allontanarla dall’effettivo dibattito sulla validità di quest’opera, troppo spesso trattata in maniera ambigua da politica e stampa. Prova tangibile di tale tendenza è data da vari post presenti su piccoli blog della rete, che riassumono le ragioni del No in un (alquanto qualunquista): “devasta l’ambiente e costa moltissimo”, riducendo il tutto ad una questione “estetica” e le ragioni dei Sì nelle dichiarazioni dei politici e politicanti di turno (“è un’opera prioritaria per il Piemonte e per la nazione intera, come sostenuto dal Ministro Matteoli nell’intervista rilasciata a Il Sole 24 ore lo scorso 27 giugno).

In controtendenza con l’ipocrisia della maggior parte dei principali mezzi di informazione si è posta Radio24, che nei giorni scorsi ha domandato a Marco Ponti, docente di Economia dei Trasporti al Politecnico di Milano, un commento tecnico sulla questione TAV.

Durante la trasmissione il docente ha “smontato” pezzo per pezzo la priorità attribuita all’opera. La tratta coperta dal progetto, infatti, riguarda principalmente il traffico di merci, sempre più in calo su quel territorio (il commercio con quella zona della Francia non è mai stato particolarmente florido): appare quindi eccessivamente azzardato definire “prioritaria” la realizzazione di un impianto il cui costo graverebbe per la quasi totalità sulle spalle dei contribuenti, quando sarebbe invece più importante potenziare il servizio presente nelle zone adiacenti ai grandi centri urbani, perché se considerassimo possibili le stime secondo cui la crescita del flusso commerciale aumenterà esponenzialmente nei prossimi anni (dati sostenuti dai comitati favorevoli alla realizzazione della TAV), sarebbero i siti più a rischio collasso.

Infine, chi sostiene che ritardando ancora l’inizio dei lavori si rischia di perdere i fondi stanziati dell’Unione Europea non sembra essersi informato sulla percentuale dei costi che coprirebbe l’indennizzo europeo. Su 22 miliardi di euro (costo complessivo dell’opera), solo 2 miliardi (ovvero uno scarso 10 % ) potrebbe essere coperto dai finanziamenti comunitari: il restante 90 % (circa) sarebbe a carico di tutti i contribuenti, a meno di voler imporre tariffe proibitive, che rischierebbero di minare ancor più la frequentazione.

L’auspicio conclusivo, da parte mia, è che siano i giovani (anche mediante internet) a dare la spallata finale a quella classe politica e a quei media, definiti mainstream, che impediscono un dibattito razionale ed un’attenta analisi non solo sulla questione presa in esame in questo articolo, ma su tutti quei temi che troppo spesso, per motivi di interesse personale, vengono sopiti e nascosti a quella parte di paese ancora diffidente nei confronti della rete.

PIETRO CANCIAN



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