Tempa Rossa

Tempa Rossa, l’affaire Guidi e lo “sviluppo” delle lobby

di Piernicola Pedicini *

Le inchieste della magistratura sulla Trivellopoli lucana hanno scoperchiato un torbido scandalo che il Movimento 5 Stelle denuncia da anni. Il nostro Movimento ha fatto decine di manifestazioni di protesta, convegni, interrogazioni parlamentari. Un anno fa, è anche riuscito a far aprire una procedura d’indagine alla Commissione europea.

Ora, finalmente, grazie alla Procura antimafia di Potenza, lo scempio in atto è venuto fuori in tutta la sua drammaticità: ci sono vari filoni d’inchiesta, sei arresti e 54 indagati. Ci sono ombre su vari esponenti del governo Renzi. C’è un processo di una vecchia inchiesta del 2008 che, proprio qualche giorno fa, ha già portato sette persone a condanne che vanno dai due ai sette anni di carcere per delle illegalità riferite alla costruzione del Centro oli Total di Tempa rossa. 

Nonostante tutto questo, Renzi continua a difendere il suo esecutivo e insiste nel sostenere le scelte sciagurate di devastare in lungo e in largo la Basilicata. Inoltre, attacca la magistratura di Potenza.

Dopo le dimissioni della ministro Guidi, che aveva il proprio compagno interessato ai sub appalti del petrolio lucano, il capo del governo, invece di dimettersi e chiedere scusa, perché ha vari membri dell’esecutivo inquinati dagli affari delle trivellazioni, continua ad affermare spavaldamente che l’emendamento inserito nella legge di Stabilità, per sbloccare il progetto Tempa Rossa della Total, era giusto perché avrebbe garantito sviluppo e posti di lavoro al Sud.

Si tratta di una grande bugia e di propaganda gratuita che offende l’intelligenza dei cittadini.

Il progetto Tempa rossa non solo non garantisce sviluppo e posti di lavoro, ma provoca ulteriore povertà e danni inestimabili all’ambiente e alla salute dei cittadini della Basilicata.

La conferma del mancato sviluppo arriva dall’impianto di estrazione Eni della Val d’Agri, che è molto più grande di Tempa rossa, dove si estrae il petrolio lucano da oltre venti anni. Lì, le attività petrolifere, non hanno portato alla Basilicata nessun beneficio in quanto era ed è la regione più povera d’Italia e in più, negli ultimi dieci anni, ha perso circa 50mila giovani e cittadini che sono emigrati come negli anni 60. Inoltre, sono state chiuse migliaia di piccole imprese agricole ed è stata bloccata qualsiasi possibilità di turismo rurale. Nella sola Val d’Agri (dove è più intensa l’attività dei petrolieri) ci sono circa diecimila persone tra disoccupati e inoccupati.

Ma non è finita, cosa ancora più grave e che è stato distrutto l’ambiente. Sono stati inquinati i bacini idrici (tra cui quello del Pertusillo che porta l’acqua nelle case di milioni di pugliesi, campani e lucani); sono aumentati i problemi legati alla salute dei cittadini e in particolare le patologie tumorali, così come dimostrano alcuni allarmanti dati e come stanno verificando i carabinieri del Noe che in questi giorni hanno acquisito migliaia di cartelle cliniche negli ospedali lucani.

La Basilicata, è bene ricordarlo, ha oltre 400 siti contaminati dalle attività estrattive (dati della Commissione bicamerale sul ciclo dei rifiuti).

La verità è che lo sviluppo di cui parlano Renzi e la ministro Boschi, che ha firmato l’emendamento voluto dall’ex ministra Guidi, riguarda solo le lobby economiche e affaristiche, le clientele elettorali e di potere locale costruite intorno all’intero governo, oltre che ai sindaci e ex sindaci, a consiglieri regionali, al sottosegretario De Filippo e al governatore della Basilicata Pittella, tutti del Pd.

Per questa ragione il M5s ha chiesto le dimissioni immediate di Renzi e di tutti i suoi ministri.

Capo delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento Europeo e coordinatore della commissione Ambiente e Sanità


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