Tennis azzurro, flop Italia: da dove ripartire?

fabio-fognini-1030x615Flop Italia, nient’altro da dire. Era dal 2008 che il nostro tennis non usciva così presto dalle competizioni internazionali per nazioni. Le azzurre in Fed Cup, prima, i maschi nella Coppa Davis, dopo, si sono fermati al primo turno, evento che, come detto, non avveniva da ben sette anni. Siamo al punto più basso della gestione di Corrado Barazzutti, allenatore della nostra nazionale, sia maschile che femminile, dal 2002.

Ciò che fa più preoccupare di questi risultati è il fatto che le sconfitte siano arrivate contro avversari, sulla carta, molto meno quotati di noi. La Francia, in ambito femminile, del terzetto Mladenovic – Cornet- Garcia non era nemmeno paragonabile alla nostra forza sulla terra rossa, superficie preferita dalle azzurre. E invece un mese fa, in quel di Genova, le italiane sono cadute 3 a 2, con la sconfitta a sorpresa del nostro doppio più forte (forse di sempre), Errani – Vinci, e con tante dichiarazioni dure a fine incontro, segno di nervi tesi e scarsa lucidità. Con la Fed Cup andata, ora si ricomincia dalle eliminatorie.

A pensarci, tanto meno il Kazakistan, in ambito maschile, poteva farci paura. E invece stesso risultato delle donne: 3 a 2 ad Astana, la scorsa domenica, e azzurri a casa. Qui, se possibile, il bilancio è ancora più negativo. Il trio Kukushkin – Golubev – Nedovyesov, che non naviga di certo nelle zone alte del tennis mondiale (nessuno di loro è un Top50 del Ranking ATP), è riuscito a sbarazzare la concorrenza dei nostri assi, forse più deboli a livello mentale che fisico. L’altoatesino Andreas Seppi, reduce da una stagione fin qui esaltante, è sembrato lontano dai fasti che lo hanno visto trionfare nel match degli Australian Open, poco più di un mese fa, contro Roger Federeril 3 a 0 secco incassato contro Kukushkin ne è un segno evidente.

All’appello si iscrive anche Fabio Fognini, il giocatore che, dati alla mano, risulta essere uno dei più altalenanti, in senso negativo, dei primi 100 del mondo. Ed è un vero peccato perché, come si dice sempre, le qualità ci sono, altrimenti non si vincono 3 tornei del circuito maggiore e non si arriva ad essere numero 13 al mondo per caso. Purtroppo Fognini non riesce a tenere la testa sul campo; giocatore capace di vincere quasi facilmente contro avversari del calibro di Murray (l’anno scorso sempre in Coppa Davis) e Nadal (questo febbraio a Rio de Janeiro) ma anche di perdere con tennisti molto al di sotto delle sue qualità, il kazako Nedovyeov, vittorioso contro di lui domenica, è solo una delle tante prove.

Corrado Barazzutti
Corrado Barazzutti

ADDIO DI BARAZZUTTI? 

E’ indubbio che l’Italia del tennis, quindi, deve rimboccarsi le maniche e riuscire a rimettere insieme i cocci di una nazionale che non merita di certo queste figure. Si vocifera anche di un Barazzutti che potrebbe lasciare il ruolo di allenatore. Certo, questo cambiamento darebbe sicuramente una scossa ma, per il momento, tenere il coach rimane ancora la scelta più saggia. Un allenatore che, in 13 anni di mandato, è riuscito a portare a casa 4 Fed Cup femminili con l’Italia (2006, 2009, 2010 e 2013) e a trascinare in semifinale di Davis gli uomini (nel 2014) dopo una vita, “tennisticamente” parlando.

I GIOCATORI.

E’ evidente che la nostra nazionale ha tanti atleti che sono, senza essere cattivi con nessuno, più sulla via del tramonto che in fase crescente. Tennisti e tenniste come Pennetta (classe 82), Vinci (classe 83), e Lorenzi (classe 81) hanno fatto e stanno facendo la loro carriera ma non si può pensare di puntarci tutto il nostro potenziale fra 2 o 3 anni. Fognini, in ambito maschile, così come la Giorgi, in quello femminile, sono senz’altro i nostri atleti più talentuosi e con un futuro roseo ma, allo stesso tempo, anche i più discontinui e, a lungo andare, i tanti flop si possono pagare cari. Le certezze del presente si chiamano Bolelli e Seppi, da una parte, e, soprattutto, Sara Errani dall’altra, giocatori solidi, nel fiore degli anni e con esperienza alle spalle che non avranno la classe di un TopFive ma che, come si suol dire, ogni allenatore vorrebbe avere in squadra. In tutto questo non rientrano, per il momento, tennisti giovani e forti come Cecchinato (classe 92) e Quinzi (classe 96), lontani dalla Top100 ATP ma che in un futuro, speriamo non troppo lontano, potrebbero esplodere repentinamente.

Le certezze più importanti le abbiamo soprattutto in doppio; se tra le donne vantiamo una delle coppie più forti del circuito, le già citate Errani -Vinci, tra gli uomini stiamo lavorando per arrivarci, poiché il duo Fognini – Bolelli ha già portato a casa uno slam in questa stagione, gli Australian Open di inizio anno, e si è ripetuto nel turno perso di Coppa Davis di settimana scorsa, siglando uno dei due punti messi a segno dalla nostra nazionale.

Insomma, le qualità ci sono. Tra una generazione di giocatori che va e l’altra che arriva o, speriamo, che prima o poi arriverà, la nostra Italia può ancora dire molto in ambito internazionale. Proprio per questo non meritiamo, sia in Davis che in Fed Cup, di uscire così al primo turno, passando per una delle tante nazionali meteore che non riesce a ripetersi nonostante il talento. Come in tutti gli sport, anche nel tennis le qualità si dimostrano sul campo. Ora sta ai nostri ragazzi dimostrare nei prossimi appuntamenti (nemmeno troppo lontani) che la nostra nazionale merita palcoscenici più illustri. Kazakistan e Francia dovranno rimanere solamente brutti ricordi.

 

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Emanuele Di Baldo

Classe 1992, originario di Albano Laziale, consegue la maturità scientifica nel 2011 e nello stesso periodo inizia a collaborare con varie testate di livello locale. Sempre dal 2011 studia "Lettere Moderne" all'Università La Sapienza di Roma e diventa speaker ufficiale e blogger della web radio www.radioliberatutti.it, nella quale conduce un programma sportivo, a cadenza settimanale, dal nome "Sport 43". Dal 2013 scrive periodicamente per giornali cartacei come "VelletriOggi", "Il Corriere Tuscolano" e "Il Caffè dei Castelli Romani", con articoli che variano dalla cronaca all'attualità, dallo sport alla politica, passando per cultura e spettacolo. Appassionato, a volte maniacale, di sport, cinema, musica e motociclette, è cresciuto con la voglia di scrivere di ciò che più lo attira. VICEDIRETTORE DI WILD ITALY

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