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Terminator: Destino Oscuro – Il miglior capitolo della saga di James Cameron dai tempi di T2

Terminator: Destino Oscuro il sesto capitolo della saga fantascientifica più sfortunata di sempre è un cocktail di girl power e citazioni cinematografiche

 

terminator destino oscuro recensione wild italyTutti gli appassionati di cinema sanno che quando viene annunciato un nuovo Terminator c’è sempre da preoccuparsi. Da Terminator 2: Il giorno del giudizio del lontano 1991 in poi infatti, la saga di James Cameron e Arnold Schwarzenegger non ha mai raggiunto quel livello di eccellenza narrativa e/o scenica, annacquando il proprio potenziale artistico in tre sequel/reboot sfortunati e malriusciti.

Se Terminator 3: Le macchine ribelli del 2003 riproponeva lo schema narrativo del 2 senza però la maestria registica di James Cameron, e Salvation (2009) di McG rappresenta una delle occasioni mancate più clamorose della storia del cinema contemporaneo. Genisys (2015) di Alan Taylor è indubbiamente la pecora nera della saga con una narrazione tanto suggestiva quanto sconclusionata.

Con Destino Oscuro invece, diretto dal Tim Miller della saga di Deadpool con protagoniste Linda Hamilton, Mackenzie Davis, Natalia Reyes, Gabriel Luna e Arnold Schwarzenegger, la saga di Terminator è pronta a rifiorire in un sequel diretto di T2 magari non del tutto riuscito in termini di scrittura, ma finalmente convincente e appassionante.

Rievocare il passato per scrivere il futuro

A partire dalla sequenza di apertura che attinge a piene mani alla mitologia della saga – e agli eventi successivi a T2 Terminator: Destino Oscuro non dimentica il proprio passato “infelice”.

La sceneggiatura è infatti disseminata di piccoli riferimenti ai capitoli poco riusciti della saga, a partire dall’idea di un Terminator donna vista in Le macchine ribelli (2003), opportunamente rielaborata in chiave positiva.

Il personaggio di Grace (interpretato da Mackenzie Davis) – che non è un cyborg bensì un umano potenziato – pur non essendo pienamente riuscito in termini di caratterizzazione e presenza scenica (di fatto la Davis è molto fisica ma quasi del tutto fuori parte), funge da ponte con i capitoli precedenti.

Attraverso digressioni temporali infatti – che potremmo definire flashback dal punto di vista di Grace ma flashforward per lo spettatore – Terminator: Destino Oscuro ci mostra il nuovo, vecchio, futuro, rievocando in parte il contesto narrativo di Salvation.

In tal senso, Destino Oscuro non sembra quindi dimenticare il proprio passato, anzi, la sceneggiatura di Goyer, Rhodes e Ray, rielabora le buone idee dei capitoli precedenti, inserendole in modo coerente all’interno di una narrazione coinvolgente ed efficace.

Ritmo teso e sequenze coinvolgenti

Il racconto di Terminator: Destino Oscuro si dipana così nello sviluppo di una narrazione che prende l’espediente alla base della saga di James Cameron – il cyborg indistruttibile venuto dal futuro per uccidere un umano, qui declinato nel Rev 6 di Gabriel Luna – raddoppiando la presenza dei Terminator scenici e puntando sul gender switch che commercialmente è sempre una buona mossa.

Per una narrazione dal ritmo teso, che piazza un paio di momenti da cardiopalma nello sviluppo di tutto il primo atto, per poi lasciar sedimentare il tutto. Portando così all’evoluzione dei personaggi e delle relazioni tra gli stessi, fino a un terzo atto che porta agli estremi l’espediente del cyborg inarrestabile, dilatando i tempi narrativi in modo esasperante.

Pur facendosi forte di un marcato contesto sociale attuale e “di grido” come l’America di Trump, i messicani, e l’ignobile muro divisorio voluto dal Presidente, la scrittura di Destino Oscuro tende a sciogliersi come neve al sole nel terzo atto, che punta tutto sulla spettacolarizzazione, ma perdendo di vista la naturale evoluzione del conflitto scenico.

Donne al comando, Sarah Connor è tornata

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Se la scrittura è un po’ il punto debole di Destino Oscuro, specie nello sviluppo del terzo atto, la grande attrattiva è il sopracitato “guardare al passato per riscrivere il futuro”.

Oltre a rievocare in narrazione le buone idee dei capitoli precedenti rielaborandoli in funzione del racconto, Destino Oscuro riporta in scena la Sarah Connor di Linda Hamilton a ventotto anni di distanza da T2.

La presenza scenica della Connor, sommata al ritorno in scena del sempreverde Schwarzenegger e la susseguente rilettura del T-800, permettono a Destino Oscuro di porsi su un gradino più alto rispetto agli ultimi tre “tentativi”, perché congiunzione diretta con la mitologia della saga.

La Connor della Hamilton, arcigna e di poche parole come un Clint Eastwood al femminile, è una donna vittima del fato, incapace di uscire dal tunnel della sopravvivenza, dedita così alla caccia dei Terminator per evitare che un futuro ormai irrealizzabile possa compiere la propria missione.

In tal senso la Dani di Natalia Reyes gioca un ruolo scenico importante pur essendo il personaggio caratterizzato in modo (molto) poco efficace. Non è una madre, né la Vergine Maria, né tanto meno una nuova Sarah, è il nuovo John. La relazione tra i due personaggi permetterà alla stessa Connor di evolversi, non proiettando le proprie paure nella nuova “damigella da salvare”, piuttosto caricandosi di responsabilità in un innato senso di protezione materno.

Il ritorno in scena del T-800 di Schwarzenegger in una versione riveduta e corretta, permette a Destino Oscuro di ragionare nella creazione di una coscienza nei cyborg, rielaborando così il concept alla base della saga di Terminator – spietate macchine perfette.

Il miglior capitolo della saga dai tempi di T2, e non era difficile in fondo

Una narrazione incespicante quella di Destino Oscuro, che però con tutti i difetti di scrittura caso, nonché i pregi a livello meta-testuale, risulta essere il miglior Terminator dai tempi di T2 del lontano 1991.

Non che fosse difficile far meglio di T3, Salvation e Genisys, ma Destino Oscuro riesce a far luce su una saga che dal 2003 in poi brancolava nel buio tra progetti infelici e prodotti sconclusionati.

Ciò non vuol dire che Destino Oscuro sia ai livelli di T2. De Il giorno del giudizio manca la cura dei personaggi e quel mix di action, forti emozioni e cura dei personaggi capace di rendere il secondo capitolo della saga una delle migliori pellicole di fantascienza mai girate.

Manca tuttavia il brio del cinema di Tim Miller, qui nelle vesti di mestierante piuttosto che di rielaboratore di generi come accaduto con la saga di Deadpool, nel delineare un racconto efficace ma con il freno a mano tirato, senza il coraggio narrativo di Salvation la cui unica vera pecca corrisponde al nome di McG.

Tanto basta però a Destino Oscuro per piazzarsi subito dopo T2, nella speranza che il pubblico dia ragione a James Cameron, facendo rifiorire una delle saghe più belle ma al contempo più sfortunate della storia del cinema.

Terminator: Destino Oscuro verrà distribuito nelle sale italiane il 31 ottobre 2019, da una distribuzione 20th Century Fox

 

 

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Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: studiare cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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