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Terremoto in Centro Italia: cosa è successo e cosa si può fare per aiutare

Purtroppo lo stiamo sentendo, leggendo e vivendo ininterrottamente da ore. L’altro ieri la terra italiana ha tremato ancora, in modo incredibilmente violento, procurando morte e distruzione. A sette anni dal terremoto de L’Aquila e a quattro da quello dell’Emilia Romagna è ancora una catastrofe. Per ora il bilancio, da incubo, è di 267 morti e 387 feriti, tra cui tanti anziani e bambini, ma la Protezione Civile ci tiene a ricordare che è un numero provvisorio, destinato probabilmente a crescere, mentre ancora si scava in alcune delle cittadine coinvolte alla ricerca di sopravvissuti o corpi esanimi (sono già state salvate 238 vite).

Fonte: panorama.it

Fonte: panorama.it

Emergono già le prime accuse, le polemiche di chi, più o meno strumentalmente, non riesce a vedere intere zone del Paese piegate ogni 3-4 anni da fenomeni naturali il cui rischio è ben noto ad esperti ed opinione pubblica. Le prove di una mancata prevenzione, come la sensazione di nuovi illeciti edilizi sembrano esserci e per questo la procura di Rieti ha già aperto un’inchiesta sui crolli di alcuni edifici ristrutturati recentemente (come la scuola di Amatrice e il campanile di Accumoli). Ma ci sarà tempo e modo per approfondirli. Ora è solo il momento di riorganizzare le informazioni, capire cosa è successo e soprattutto cosa si può fare per aiutare la popolazione colpita.

LE SCOSSE: LE CAUSE, LE VITTIME E I DANNI

Tutto è cominciato alle 3.36 del mattino dello scorso 24 agosto (come si vede nell’orologio del campanile di Amatrice, rimasto congelato alla fatidica ora) quando una scossa di magnitudo 6.0 ha fatto vibrare la terra in uno spazio compreso tra il Lazio, le Marche, l’Umbria e L’Abruzzo. L’epicentro, precisamente, è stato a 2 km da Accumoli, cittadina di circa 600-700 abitanti, al crocevia tra queste quattro regioni, a soli 4 km di profondità (mentre la media è di sei). Ciò ha determinato una violentissima scossa di terremoto (meno è profondo l’epicentro, più energia si disperde all’arrivo in superficie) durata per il tempo interminabile di 2 minuti e 22 secondi, dimostrando quanto quella zona sia una tra quelle con più alta pericolosità sismica d’Italia.

A scuotersi, infatti, è stata una delle faglie dell’Appennino, per grandezza (20 chilometri di lunghezza e 5 di profondità) e tipologia di movimento molto simile a quella, vicina, che sconvolse l’Aquila nel 2009. Come ha spiegato ieri il sismologo Carlo Merletti, l’Appennino è una zona particolarmente in subbuglio e il nuovo evento geologico (dove parte del terreno si è mossa verso l’Adriatico e parte è restata indietro, creando una rottura) sembra dimostrare definitivamente che si stia lacerando.

Fonte: tpi.t

Fonte: tpi.t

La scossa è stata talmente intensa da essere avvertita fino a L’Aquila, Roma e Napoli. Ad essere però seriamente colpiti sono stati decine e decine di piccoli comuni tra i monti e le colline (molto frequentati da turisti e villeggianti visto il periodo estivo), principalmente Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto e Amatrice, praticamente rase al suolo. E’ stato proprio il sindaco di quest’ultima cittadina laziale (nota per dare il nome al famoso piatto “l’amatriciana”), Sergio Pirozzi, a decretare, già poco dopo la scossa, il primo bilancio catastrofico. Quelle semplici parole, “Amatrice non c’è più”, hanno fatto il giro della penisola e del mondo, tanto da essere riportate con dolore dal Papa, che nella stessa mattinata ha espresso tutta la sua commozione e il suo cordoglio.

Nelle ore successive, poi, è arrivata la notizia che proprio questa città è il centro più colpito con almeno 184 vittime accertate. In pratica un’ecatombe. Subito dopo c’è Accumoli con 46 decessi e poi Arquata con 11.

A determinare le morti è stato il crollo di centinaia di edifici, per lo più storici (si parla di tutte cittadine d’arte di età medievale e rinascimentale), ma anche moderni (forse non in regola secondo gli standard anti-sismici). Questi hanno subito un primo shock con la prima scossa e la definitiva rottura con le successive, a partire dalle 3.56, quando una seconda – di magnitudo 4.4 – è scoppiata con epicentro proprio ad Amatrice. E’ stato l’inizio di un lungo sciame sismico di assestamento, che, finora, ha visto almeno 460 scosse sconvolgere le cittadine, con punte che arrivano anche ai 5 gradi (dati che non permettono di escludere nuove forti scosse nei prossimi giorni e mesi).

Fonte: espresso.repubblica.it

Fonte: espresso.repubblica.it

Ad Amatrice, dove domani e dopodomani si sarebbe dovuta tenere la sagra degli spaghetti all’amatriciana, i crolli più gravi sono stati quello della scuola “Romolo Capranica”, dell’ospedale e dell’hotel Roma. La prima era stata ristrutturata nel 2012 per una spesa di 500mila euro. Il secondo, contenente decine di malati, è stato subito evacuato, tra l’ansia e la paura di pazienti e operatori. Il terzo, invece, albergo simbolo della città a strapiombo sulla roccia, si è subito sbriciolato portandosi dietro 30 persone tra morti o seriamente feriti. Nel centro, poi, Viale Umberto (il viale principale) non c’è più, il Municipio è semi distrutto e le chiese di Sant’Agostino e San Francesco sono gravemente danneggiate. Tutta la cittadina, inoltre, è stata dichiarata inagibile visto il danneggiamento dell’unico ponte di accesso.

Ad Accumoli la tragedia più sconvolgente è stata il crollo del campanile della chiesa principale, che era già stato ristrutturato due volte (l’ultima nel 2006) proprio in chiave anti-sismica e che ora ha stroncato la vita ad un intera famiglia in una abitazione adiacente. Anche questa città è totalmente inagibile e gli sfollati sono circa 2.500.

Infine, ad Arcuata e Pescara del Tronto le case sono crollate sulle mura dei paesi, inondando più che altrove le vie di massi e rendendo così difficili le operazioni di soccorso.

Danni di lieve entità si sono verificati invece a Norcia, dove gli edifici, ricostruiti negli ultimi anni dopo alcuni recenti terremoti, si sono lesionati, ma hanno retto.

GLI INTERVENTI E LE MOSSE DEL GOVERNO

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi partecipa a una riunione tecnico-operativa nella sede della Prefettura. Fonte: flickr.com

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi partecipa a una riunione tecnico-operativa nella sede della Prefettura. Fonte: flickr.com

Ad intervenire, subito dopo la tragedia, è stata la Protezione Civile, che è arrivata sul posto da tutta Italia per coordinare i soccorsi. Con questa sono giunti centinaia di uomini e donne del Soccorso Alpino, della Croce Rossa, dell’Esercito e della Polizia, con decine e decine di ambulanze, che hanno trasportato i feriti in tutti gli ospedali vicini.

A  muoversi rapidamente sono stati anche numerosi volontari, tra cui 30 migranti del Gruppo Umana Solidarietà della provincia di Ascoli Piceno e i vari presidenti di Regione. Tra i più attivi quello del Lazio (che ha avuto la maggior parte di danni e vittime), Nicola Zingaretti, che si è subito recato sul posto diffondendo le prime indicazioni. Poco dopo è arrivato il ministro delle Infrastrutture Delrio e infine il premier Renzi.

Proprio il governo nazionale, che ha ricevuto proposte di aiuto dall’Unione Europea, la Germania, gli Stati Uniti e la Russia, ha varato lo stato di emergenza ed ha immediatamente stanziato 50 milioni di euro, tratti dal fondo di emergenza nazionale (che ammonta a 234 milioni di euro, tutti potenzialmente usufruibili in caso di necessità). Nei prossimi giorni, poi, potrebbe arrivare la decisione di annullare i tributi per la popolazione dei comuni colpiti (come si fece per l’Aquila sette anni fa). Il Presidente del Consiglio ha assicurato “tempi certi per la ricostruzione” perché “ne va dell’orgoglio dell’Italia”. Inoltre, secondo Renzi “va affermata la cultura della prevenzione”, per dire basta ad una visione solo emergenziale.

Il richiamo alla responsabilità e all’unità nazionale, invece, è arrivato dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella“È un momento di dolore e di appello alla comune responsabilità – ha dichiarato – Tutto il Paese deve stringersi con solidarietà attorno alle popolazioni colpite. Nell’immediato occorre impegnare tutte le forze per salvare vite umane, curare i feriti e assicurare le migliori condizioni agli sfollati. Sarà subito dopo necessario un rapido sforzo corale per garantire la ricostruzione dei centri distrutti, la ripresa delle attività produttive e il recupero della normalità di vita”.

COSA SI PUO’ FARE: LE INIZIATIVE DI SOLIDARIETA’numero-solidale-sms-45500

Sono tante le iniziative messe in campo per aiutare i comuni colpiti e la loro popolazione. Innanzitutto è possibile inviare un SMS o chiamare da rete fissa il numero 45500, tramite cui si inviano 2 euro alla Protezione Civile, che li devolverà immediatamente ai centri colpiti per sostenere i sopravvissuti (per lo più rimasti senza casa e in molti ospiti nelle varie tendopoli allestite vicino alle città distrutte). Secondo il Capo Dipartimento Curcio questa scelta solidale è più utile dell’invio di beni alimentari e di prima necessità.

Altrimenti si può partecipare alle raccolte fondi della Croce Rossa Italiana, Action Aid, Anci, Cei, Arci, Roma Capitale e del Partito Democratico.

È possibile donare alla Croce Rossa online, attraverso l’Iban: IT40F0623003204000030631681 , utilizzando la causale “Terremoto Centro Italia” o con l’Iban IT38R0760103000000000900050 (conto corrente ad hoc istituito in collaborazione con Poste Italiane intestato “Poste Italiane con Croce Rossa Italiana – Sisma del 24 agosto 2016″). La Cri ha inoltre predisposto il numero telefonico 06 5510 dedicato al servizio donazioni e l’indirizzo email aiuti@cri.it.

La Cei (dopo aver stanziato un milione di euro dai fondi dell’Otto per mille), ha indetto, insieme alla Caritas , una colletta nazionale, che si terrà in tutte le Chiese italiane il 18 settembre 2016, in concomitanza con il 26simo Congresso Eucaristico Nazionale. Le offerte dovranno essere inviate subito online ( www.caritas.it) o a “Caritas Italiana, Via Aurelia 796, 00165 Roma” utilizzando il conto corrente postale n. 347013 o mediante bonifico bancario su “Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma” con Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113, e causale “Colletta terremoto centro Italia”.

14047379_635743503274769_4329553888840007357_oAnche l’Arci (Associazione Ricreativa e Culturale Italiana) ha aperto un conto corrente per le donazioni presso Banca Etica Scarl, IBAN IT 36 A 0501803200 000000000041, indicando nella causale: “Terremoto Centro Italia”. Invece, per donare all’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani), è stato aperto il conto “Anci – Emergenza Terremoto Centro Italia” con Iban: IT27A 06230 03202 000056748129.

Per partecipare alla raccolta di Action Aid bisogna andare sul sito.

Infine, per contribuire alla raccolta di Roma Capitale bisogna fare una donazione al conto corrente ” IT 94 F 02008 05117 000104430239″ con causale “ROMA ADOTTA AMATRICE”, mentre per il Partito Democratico si deve usare l’Iban “IT 96 H 01030 0320000000 6365314”, “Bic: PASCITMMROM”, con causale “Partito democratico raccolta fondi per terremoto, via S.Andrea delle Fratte 16. 00187 Roma” o ci si può recare ai vari stand o banchetti che verranno allestiti in tutte le Feste dell’Unità.

Si muove anche il settore della cultura. Domenica 28 agosto, infatti, gli incassi giornalieri di tutti i musei italiani saranno devoluti interamente ai comuni coinvolti. Sempre domenica, chi si recherà al Franchi di Firenze per assistere a Fiorentina-Chievo parteciperà allo stesso modo agli aiuti visto che la Fiorentina cederà gli incassi alla popolazione colpita. Similmente si stanno muovendo altre società calcistiche.

Inoltre, i ristoranti del mondo che vorranno potranno partecipare all’iniziativa ideata da Paolo Campana e rilanciata da Slow Food “Un futuro per Amatrice”, che consiste nell’inserire nei menù l’amatriciana e donare 2 euro per ogni piatto alla Croce Rossa (un euro messo dal cliente ed un euro dal ristoratore).

Per concludere, informandosi prima sulla reale necessità, si possono portare vestiario, generi alimentari, prodotti di igiene, accessori e lenzuola in una serie di punti raccolta allestiti in varie città. Segnaliamo qui in particolare quelli dei vari municipi di Roma Capitale.

 

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About

Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI


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