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The Broken Key, quando il mistero è meglio non venga svelato

The Broken Key recensioneAnticamente la conoscenza e l’istruzione erano affidate alle sette arti liberali, suddivise in Trivio (Grammatica, Retorica, Dialettica) e Quadrivio (Aritmetica, Musica, Geometria, Astronomia). Se in principio queste materie erano alla base del ciclo di studi, con il passare del tempo divennero elemento indispensabile per la formazione interiore dell’uomo e la ricerca delle verità rivelate, del mistero di Dio e della felicità spirituale.

Un percorso in grado di portare l’uomo a conoscere il divino, una concezione che si affermo nel Medioevo grazie a S. Agostino prima e a Dante poi. Proprio il Sommo Poeta sia nel Convivio che nella Divina Commedia fa corrispondere le sette arti liberali ai primi sette cieli. Un numero il sette che simboleggia anche i peccati capitali e le virtù teologali. Quindi tramite il sapere è possibile trasmutare i peccati nelle virtù cardinali. Un vero e proprio percorso di purificazione spirituale.

Proprio da questo cammino di purificazione prende spunto il regista Louis Nero per il suo ultimo lavoro, The Broken Key – La chiave spezzata. Protagonisti della storia Andrea Cocco e Diana Dell’Erba, al loro fianco una moltitudine di star internazionali come Christopher Lambert, Franco Nero, Marc Fiorini, Geraldine Chaplin, Ariadna Romero, Rutger Hauer e Michael Madsen.

Sinossi

Torino, 2033. La libertà per l’uomo è ormai un miraggio, il mondo è controllato dalla Zimurgh Corporation. Inoltre è in vigore la Legge Schuster sull’eco-sostenibilità dei supporti, la quale tra le altre cose proibisce la stampa di nuovi materiali. La carta è divenuta quindi un bene prezioso. In questo clima di oppressione di muove il ricercatore inglese Arthur J. Adams, il quale intraprenderà un viaggio alla ricerca della verità che si cela dietro il Canone di Torino.

Insieme alla restauratrice Sara , si metterà alla ricerca del frammento mancante dell’antico papiro e protetto dalla misteriosa confraternita dei seguaci di Horus, i quali tenteranno di impedirgli in ogni modo di risolvere il mistero. Riuscirà il giovane ricercatore a svelare il mistero che avvolge Torino?

Tanto coraggio e molta confusione

The Broken Key Andrea CoccoThe Broken Key e il suo regista Louis Nero meritano dieci per il coraggio di aver tentato di portare nei cinema italiani un film a metà tra thriller e fantascienza. Purtroppo il solo coraggio non è mai sufficiente. Il prodotto finale è tutto ciò che un film non dovrebbe essere o non dovrebbe contenere. L’intento del regista sarebbe quello di creare un mondo legato al mito. Nello specifico alla leggenda che avvolge Torino. Il problema è che ciò che ha costruito si regge du fondamenta inesistenti. E il legame con il mito è debole e sconclusionato.

Non solo la storia è confusionaria, senza capo né coda, noiosa e priva di un minimo d’azione – ad eccezione di un paio di corse tra le strade di Torino e di scaramucce – ma il film riesce a risultare involontariamente comico. Non mancano dialoghi assurdi, più surreali di quelli presenti in molte commedie demenziali, e buchi di sceneggiatura grandi come piazze.

A tutto ciò va aggiunta la pessima recitazione del cast, a partire dai due protagonisti Andrea Cocco e Diana Dell’Erba. Il primo più che un professore sembra la versione emo e farlocca di Keanu Reeves. Senza spina dorsale e frignone come non mai. La Dell’Erba in teoria è la coprotagonista, in pratica è la classica amica che ti accompagna a fare le commissioni perché tanto non ha nulla da fare. Sostanzialmente il suo personaggio è pressoché inutile allo svolgimento della storia. Al loro fianco una sfilza di attori dalla fama internazionale che oltre a fare il minimo sindacale, sembrano le comparse di una serie tv crime capitate sul set per caso. E infatti sono in scena giusto il tempo di essere fatte fuori.

Torino città del mistero

The Broken Key Rutger HauerUnica nota positiva di The Broken Key è rappresentata dalla città di Torino e dalle location scelte. Il capoluogo piemontese diviene il centro assoluto di un mistero da risolvere. Il regista evidenzia sia la magia che la città ha in sé, sia le sue antiche origini, facendola divenire un santuario a cielo aperto. Difficile rimanere impassibili davanti la maestosità dell’Abbazia di San Michele o alla bellezza sconfinata della Val di Susa, ma non bastano la bellezza di Torino e del Piemonte per risollevare un film che non riesce minimamente nel suo intento.

Così come non bastano le citazioni ai cult della fantascienza – impossibile non notare l’omaggio a Blade Runner – o i richiami a pellicole come Indiana Jones o le storie di Dan Brown. 120 minuti di non sense, colpi di scena inesistenti e un mistero che era meglio non venisse svelato. Un film che lascia a bocca aperta per tutte le ragioni sbagliate.

The Broken Key vorrebbe coinvolgere lo spettatore, facendo si che questo si ponga delle domande. Ma l’unica che viene in mente è come sia stato possibile produrlo e distribuirlo in oltre 60 Paesi nel mondo. Purtroppo l’ultimo lavoro di Louis Nero è tutto meno che un film adatto ad andare al cinema. Sembra una docufiction, è più vicino ad una ricostruzione degli eventi che spesso si vedono nei programmi tv che ad un film per il grande schermo. Sicuramente è difficile poter dare vita ad un film che possa competere con le grandi produzioni americane con un budget non all’altezza, ma sicuramente girare le scene a fuoco di sicuro sarebbe un buon inizio. Inguardabile.

The Broken Key sarà al cinema dal 16 novembre distribuito da L’AltrofilmFantastic Films International.

 

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Appassionato di cinema, fotografia, teatro e musica sin da piccolo decide di farne il suo lavoro. Miyazakiano convinto, tanto da incentrare la sua tesi sul suo cinema, e divoratore di anime tanto da volere Eikichi Onizuka come professore al liceo, è uno Jedi come suo padre prima di lui e “nato pronto” e sì, anche un inguaribile nerd (pollice verso per coloro che non colgono le citazioni). Laureato in cinema presso il DAMS di Roma 3 e diplomato in fotografia presso il CST, inizia a collaborare (e tutt’ora collabora) come critico di cinema e fotografo di concerti con varie webzine di cui da subito ha sposato il progetto con entusiasmo. Sempre in movimento, perennemente in ritardo. CAPOSERVIZIO CINEMA


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