The Cure

The Cure, 4 concerti in Italia per il gruppo post-punk che ha fatto la storia

Dopo quattro anni tornano in Italia, per 4 concerti, i The Cure di Robert Smith. Il gruppo post-punk si esibirà infatti il 29 ottobre a Bologna, il 30 ottobre al Palalottomatica di Roma ed il 1° e 2 novembre al Forum di Assago (Milano). Per inciso, le date di Bologna e Roma sono già sold out.

L’ultima volta che li ho visti all’opera è stato nel luglio del 2012 all’Ippodromo delle Capannelle, a Roma, quando aprirono il concerto con uno dei loro classici brani, “Open”, e con un Robert Smith un po’ appesantito ma sempre musicalmente in gran forma. Tutta la performance mi ha riportato indietro negli anni, con la riproposizione di molti brani del periodo ’80 e ’90, molti dei quali tratti da “Wish” (High, I’m in Love, Trust) oltre ai classici Close to Me, Lullaby, Pictures of You, Lovesong, ed il finale con la splendida Boys don’t Cry, per quasi tre ore di musica.

Personalmente penso che il gruppo abbia dato il massimo proprio tra l’inizio degli anni ’80 e la metà dei ’90, con album splendidi come “Seventeen Seconds” del 1980, Faith del 1981 e Pornography del 1982, che rappresentano in maniera estremamente tangibile il loro periodo più dark.

Fonte: droppergen.net

Fonte: droppergen.net

Negli anni seguenti, infatti, avviene una svolta verso il Pop, mixando psichedelia e suoni orientaleggianti con i successivi The Top del 1984 e The Head on the Door del 1985 (che contiene la famosissima “Close to me”), per chiudere il decennio con Kiss Me, Kiss Me, Kiss Me (doppio album con un altro piccolo capolavoro “Why Can’t I Be You?”) e il pluripremiato e malinconico disco “Disintegration” del 1989 (con almeno quattro brani “speciali” come Lullaby, Lovesong, Pictures of You e Fascination Street).

Certo, dei toni dark dell’inizio c’è rimasto ben poco ma Robert Smith continua a stupire e a produrre melodie e testi sempre validi, strizzando l’occhio al pop e alle melodie più “morbide”. Il ritorno al passato arriva nel 1992 con “Wish”, nel quale Smith accompagna con la sua voce brani nei quali pervade disperazione e dolore.

Bisogna attendere altri quattro anni, fino al 1996, per un nuovo disco, “Wild Mood Swings”, che aggiunge al loro sound dark testi di intensità non indifferente, e con il successivo “Bloodflowers” del nuovo millennio, (pubblicato nel 2000) si ricollega idealmente nei suoi toni pessimistici  a “Pornography” e “Disintegration”.

Il personaggio Robert Smith è stato ed è l’unico membro sempre presente nella formazione dei The Cure, e ha caratterizzato il gruppo oltre che per le sue indubbie qualità di compositore e paroliere, per il suo look dark particolare (occhi truccati, rossetto, sempre vestito di nero con scarpe da ginnastica bianche), ed è stato fonte di ispirazione per il regista Paolo Sorrentino per il suo “This Must Be The Place”, con uno spettacolare Sean Penn.

Un artista ed un gruppo che sul palco non si risparmiano e non deludono mai; Smith con il suo caratteristico tono vocale, spesso disperato ed angoscioso, ma estremamente toccante in tutte le sue esibizioni, ed un gruppo seguito da un pubblico più che affezionato, oserei dire devoto; anche i riferimenti nei testi ad Albert Camus e al suo Lo Straniero (Killing an Arab), a Franz Kafka (At the Night) e a Dylan Thomas e J.D. Salinger coinvolge anche gli ascoltatori più colti.

A tutti gli appassionati del genere dark consiglio l’esperienza di vedere dal vivo in concerto i The Cure, sicuramente valgono il prezzo del biglietto, e anche se gli anni passano, come si dice: “la classe non è acqua”.

Come closer and see, see into the dark, just follow your eyes… I’m lost in a forest, all alone, it’s always the same, i’m running toward nothing. 

Avvicinati e guarda, Guarda nell’oscurità, Segui solo i tuoi occhi… Mi sono perso in una foresta, tutto solo, è sempre la stessa storia, sto correndo verso il nulla. (A Forest – da “Seventeen Seconds” 1980)


About

Appassionato di cinematografia e di musica sin dagli anni ’70, vive e lavora a Roma. Ha avuto esperienze radiofoniche negli anni ’80 e alimenta continuamente le sue passioni. Nell’ambito musicale, una particolare predilezione per il Jazz ed il Rock-Progressive. BLOGGER DI WILD ITALY


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