the irish man

The Irishman, la straordinaria saga criminale di Martin Scorsese

Robert De Niro, Joe Pesci e Al Pacino sono i grandi protagonisti di The Irishman, presentato alla 14^ Festa del Cinema di Roma all’interno della Selezione Ufficiale

 

the irishmanErano 24 anni, dai tempi di Casinò, che Martin Scorsese non lavorava con il suo attore feticcio per eccellenza, Robert De Niro. Non che mancasse la voglia di tornare a dividere il set, ma il progetto giusto sì. L’illuminazione venne dalla lettura da parte di De Niro del libro “L’irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa” di Charles Brandt, basato sulla vita del mafioso statunitense Frank Sheeran, che colpì così profondamente l’attore da convincere Scorsese a trarne un film già prima di intraprenderne la lettura.

Ingaggiato Steven Zaillian per scrivere la sceneggiatura, si passò a ragionare su quali potessero essere gli interpreti migliori per gli altri due ruoli principali: ecco allora l’entrata in scena di Joe Pesci (tornato alla recitazione nonostante il ritiro dalle scene) e di Al Pacino, alla prima collaborazione con Scorsese e alla seconda con De Niro dopo Heat – La sfida. C’era giusto un problema.

La storia raccontata si andava a dipanare lungo diversi decenni, richiedendo dunque che i personaggi apparissero in diverse fasi della loro vita. Non desiderando Scorsese ingaggiare altri attori per impersonare le versioni più giovani di De Niro, Pesci e Pacino, né volendo costringere i suoi attori a indossare caschi o puntini in faccia, la soluzione venne da Pablo Helman, supervisore agli effetti speciali di Industrial Light & Magic. Questo propose l’uso di una nuova tecnologia sperimentale che ha poi consentito di ringiovanire gli attori solo in fase di post-produzione, con ottimi risultati.

Messo a punto il progetto, il film richiedeva a quel punto un grosso supporto finanziario, che i grandi studios non erano disposti a elargire. L’entrata in scena di Netflix ha risolto anche questa questione, offrendo a Scorsese non solo finanziamenti ma anche tempo e completa libertà creativa. Il risultato? Uno tra i film più belli che vedrete quest’anno: The Irishman.

Sinossi

Siamo nell’America del dopoguerra. La storia è raccontata attraverso lo sguardo di Frank Sheeran (Robert De Niro), veterano della seconda guerra mondiale e sicario, che nel corso dei decenni lavorerà accanto a figure di spicco della criminalità organizzata, mostrandocene il dietro le quinte. Tra gli uomini che più conteranno nella sua vita ci saranno Russell Bufalino (Joe Pesci), un uomo che dietro alla sua azienda di tendaggi nasconde enormi attività illegali; e il leggendario sindacalista Jimmy Hoffa (Al Pacino), coinvolto anche lui in attività illecite.

Un’incredibile esperienza immersiva

Raccontare una storia che si svolge tra il 1949 e il 2000, intervallata da una lunga serie di flashback ambientati nei decenni compresi tra queste due annate, richiedeva che venisse dato il giusto spazio corrispettivo alla ricchezza degli eventi narrati. Ecco perché The Irishman si prende i suoi tempi, senza fretta, offrendo un’incredibile esperienza immersiva di tre ore e mezzo di durata, senza per questo appesantire lo spettatore. Ore in cui torniamo a un ambiente ben noto a Scorsese (come agli attori principali), quale è quello della criminalità organizzata.

Se pensate tuttavia di ritrovarvi con The Irishman a vedere qualcosa di già noto nella filmografia del regista, sappiate che così non è. Quella che Scorsese ci regala è una vera e propria gangster saga crepuscolare, che adotta un inedito punto di vista rispetto ai film precedenti: lo sguardo stanco di un uomo ormai anziano sul finire della vita, che guarda indietro e riflette su quella che è stata la sua esistenza. Un’età in cui la prospettiva sulle cose cambia, la solitudine si fa più pesante e quello che sembrava tanto importante ormai non lo è più.

Un gangster crepuscolare

Il Frank Sheeran di Robert De Niro non è il classico gangster epicizzato le cui imprese efferate vengono quasi glorificate. Siamo di fronte a un normale padre di famiglia per il quale pestaggi, esplosioni o assassinii fanno parte della normale routine quotidiana. Non si indugia in maniera quasi compiacente su violenze o brutalità. Il focus non è l’esaltazione delle gesta criminali dei personaggi, quanto la riflessione esistenziale e l’umanità di persone che magari non andranno in Paradiso ma che nella loro vita hanno comunque come tutti amato e sofferto, ma anche subito il tradimento o provato rimorso, fino alla ricerca dell’assoluzione.

Al tempo stesso Scorsese ne approfitta per tenere – attraverso il racconto in voice over di Frank – quasi una lezione su quelli che sono i meccanismi interni, i trucchi e i segreti, oltre che il sistema di alleanze, di quelli che erano gli ambienti criminali del tempo. Lo sguardo di Frank è infatti tanto inizialmente quello del novellino, quanto quello dell’unico irlandese all’interno di una comunità italo-americana in cui tutti sembrano chiamarsi Tony ed essere il cugino di qualcun altro.

Tre attori in stato di grazia

In The Irishman De Niro, Pesci e Pacino ingaggiano una gara di bravura da far commuovere il cuore di ogni cinefilo. Se Al Pacino rimane più impresso a causa del ruolo più brillante che offre all’attore l’opportunità di dare il meglio di sé tra una sfuriata e l’altra, Pesci e De Niro lavorano al contrario di sottrazione.

Lontano dai classici gangster “schegge impazzite” per i quali è noto, Pesci riesce a trasmettere anche solo con uno sguardo tutta la pericolosità di uomo che oltre la facciata tranquilla non si fa problemi a commissionare l’omicidio di un amico, se questo va contro i suoi interessi. De Niro pure è bravissimo nell’evitare possibili macchiettismi per offrirci una performance che gioca più sull’emotività che su gesti eclatanti. Emotività che fa affiorare in dettagli apparentemente piccoli ma efficaci, come un balbettio al telefono o lo scorrere del conflitto interiore sul suo volto di uomo a cui è stato ordinato di compiere un imperdonabile tradimento.

Ogni pezzo è al proprio posto in The Irishman, dalla scrittura di scene e personaggi, all’impeccabile confezione risaltata dalla fotografia Rodrigo Prieto. Al di là delle grandissime performance anche nei ruoli secondari (nel cast troviamo nomi come quelli di Harvey Keitel, Bobby Cannavale o Stephen Graham), la struttura narrativa riesce a portare avanti lungo mezzo secolo una storia che nei suoi incastri a flashback e nella sua stratificazione di eventi e personaggi avrebbe potuto generare il caos nelle mani di un regista meno eccellente di Scorsese, coadiuvato dall’incredibile lavoro di montaggio di Thelma Schoonmaker, sua storica collaboratrice.

Il grande Cinema

Quello adottato da The Irishman è un ritmo che si rifà al fluire dei ricordi, a volte più calmo e riflessivo e altre volte più dinamico. Se nel film ritroviamo marchi stilistici tipici di Scorsese, quali le scene al rallenty o una presenza imponente delle musiche a dettare la narrazione, quando si ha a che fare col personaggio di Frank il linguaggio si fa più scarno in adeguamento alla personalità dell’uomo, come a sottolineare la sua natura di sicario preciso e senza grilli per la testa. Ed è sempre il punto di vista del personaggio a dettare la nostra conoscenza dei fatti raccontati nel film. Non ci è permesso sapere tutto, e le informazioni spesso arrivano dalla televisione, i cui servizi scandiscono il sottofondo storico e di cronaca.

The Irishman è uno di quei film che ci ricorda cosa davvero è il grande Cinema. Al di là di quanti additano Martin Scorsese come un “vecchio rimbambito” per la sua mancanza di apprezzamento nei confronti dei cinecomic, il regista statunitense dimostra al contrario come il progredire dell’età può portare non solo acciacchi e perdite di memoria, ma anche un nuovo sguardo sulla vita e il senso dell’esistenza. Sguardo che anche e soprattutto nella sua toccante malinconia si fa emozionante quando dietro la macchina da presa c’è uno dei grandi maestri della Settima Arte, che non ha ancora smesso di raccontarci al meglio grandissime storie.

The Irishman sarà distribuito nelle sale italiane dalla Cineteca di Bologna dal 4 al 6 novembre 2019, per poi essere reso disponibile su Netflix dal 27 novembre 2019.

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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