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The Legend of Tarzan, tormenti e romanticismo nella giungla di David Yates

Dopo un lungo ciclo di romanzi, 119 adattamenti per lo schermo (secondo Imdb) e altre opere derivate come fumetti o giocattoli, l’urlo più famoso della giungla torna a echeggiare in sala in The Legend of Tarzan di David Yates (regista degli ultimi 4 Harry Potter), in cui il personaggio dell’uomo-scimmia creato nel 1912 dalla penna di Edgar Rice Burroughs, trova nuova incarnazione nel fisico perfetto di Alexander Skarsgård.

 

 

La sceneggiatura di Adam Cozad e Craig Brewer si ispira alle storie di Tarzan scritte da Burroughs senza adattarne una in particolare, ma proponendo un’operazione interessante. Una volta tanto non ci viene infatti narrata la crescita del protagonista tra gli animali e l’incontro di Jane fino al ritorno alla civiltà, bensì l’inverso.

The Legend of Tarzan con JaneRitorno a casa.

Ecco dunque che all’inizio di The Legend of Tarzan osserviamo il nostro eroe ormai integrato nella società londinese nei panni borghesi di John Clayton III, Lord Greystoke, già sposato con Jane (Margot Robbie). In veste di emissario al commercio del Parlamento, all’ex Tarzan viene tuttavia chiesto di tornare in Congo, finendo suo malgrado vittima di una trama mortale ordita dal Capitano Leon Rom (Christoph Waltz), intenzionato a “sacrificarlo” pur di raggiungere i propri loschi scopi legati allo sfruttamento del territorio e delle tribù. Insieme a lui partirà anche Jane.

Dimenticate il perizoma animalier o i gorilla parlanti della Disney. David Yates sceglie di raccontarci un Tarzan serio e tormentato, come evidenziato anche dalla bella fotografia di Henry Braham, cupa tendente al grigio per le scene londinesi, più luminosa ma anche verde dark e gravida di pioggia per quelle africane. Ci si concentra sull’Africa post-Tarzan, rimasta senza il suo eroe silenzioso in balìa di chi vuol depredarla. Sui tentativi di scacciare una nostalgia inevitabile per quella giungla che, nonostante l’auto-imposizione di rifiutarne l’idea, non può che essere considerata “casa” per l’attuale Lord Greystoke.

The Legend of TarzanUn pensiero molto più serenamente accettato da Jane, la controparte luminosa del cupo eroe, che osserviamo insieme all’amato in un interscambio tra passato e presente grazie a una serie di flashback che vanno velocemente a raccontare quello che altri registi avrebbero mostrato con un intero film: le origini dell’uomo scimmia e i suoi contatti iniziali con la civiltà.

Avventura e romanticismo mainstream.

Da sempre icona “animalista”, il Tarzan raccontato dal film di Yates tornerà un po’ per volta a riabbracciare il lato selvaggio, smettendo i panni da lord borghese e riassumendo quelli da uomo scimmia di un tempo, per sventare il pericoloso piano del Capitano Leon Rom. Storyline del film, quest’ultima, che risulta forse la meno convincente e intrigante di The Legend of Tarzan, persa tra cliché e un impianto fin troppo classico, e in cui ancora una volta Christoph Waltz riveste l’ennesimo ruolo da villain, ma senza i guizzi diabolici di altre interpretazioni.

Decisamente ben espresso è invece il rapporto tra Tarzan e Jane, che regala momenti di romanticismo d’altri tempi ma non per questo stucchevoli. Bellissimi e col perfetto physique du rôle Alexander Skarsgård e Margot Robbie: superiore nell’interpretazione quest’ultima rispetto al protagonista grazie a un personaggio sfaccettato che rifiuta il ruolo della damigella svenevole e in pericolo.

The Legend of Tarzan Margot RobbieAl contrario del Tarzan di Skarsgård, purtroppo tendenzialmente monoespressivo nel suo tentativo di caricare di un alone cupo il personaggio. Un’ombrosità che risalta ancor più in contrasto con i duetti inscenati con il George Washington Williams di Samuel L. Jackson, la cui comicità da buddy movie risulta al tempo stesso simpatica quanto talvolta fuori contesto, col risultato di stemperare la gravitas della narrazione e far apparire talvolta Skarsgård una macchietta.

Bella la regia di David Yates, che muove la macchina da presa nella giungla come fossimo noi stessi appesi alle liane, così come convincente la CGI che va a dar forma alle creature animali, con tanto di scena finale simil Jumanji che tuttavia non potrà che strappare qualche sorriso di incredulità.

Nel complesso The Legend of Tarzan, se è vero che non rilegge in maniera troppo originale il personaggio dell’uomo scimmia, dall’altra offre comunque uno spettacolo godibile mainstream che richiama il piacere per le storie avventurose e romantiche, classiche e immortali, con in più un’attenzione all’aspetto visivo che dà nuovo sapore al mondo della giungla così tante volto proposto sullo schermo.
L’urlo si propaga, e David Yates risponde discretamente.

The Legend of Tarzan sarà al cinema dal 14 luglio con la distribuzione di Warner Bros. Pictures.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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