The Outsider recensione della serie HBO wild italy

The Outsider, la nuova serie-evento HBO nel segno di Stephen King e Ben Mendelsohn

The Outsider è l’ennesima freccia nell’arco di HBO, un crime solido e atipico, con protagonisti Ben Mendelsohn e Jason Bateman

Fonte: xplodemag.co.uk

Tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King edito nel 2018 – ritenuto dai Kinghiani una delle opere meglio riuscite dell’autore di The Shining (1977) e IT (1986); non si sbaglia nel dire che c’è molta curiosità attorno a The Outsider (2020), soprattutto visti i precedenti adattamenti cinematografico-televisivi delle opere del Maestro del brivido.

Ideata da Richard Price (The Night Of, The Deuce) e con protagonisti un cast di tutto rispetto con Ben Mendelsohn, Jason Bateman, Julianne Nicholson e Cynthia Erivo – la nuova serie HBO può sembrare a un occhio inesperto l’ennesima declinazione del vituperato genere “drama-crime” – o per meglio dire whodunit – del panorama seriale contemporaneo. In realtà però, ciò che rende The Outsider a modo suo “unica”, è la modalità di realizzazione, specie per un andamento del racconto dalle differenti sfumature tonali.

Ponendosi come ipotetico anello di congiunzione tra il fortunato The Night Of (2016) – di cui peraltro Price è uno degli ideatori assieme a quel Steven Zaillian recentemente candidato agli Oscar 2020 per The Irishman (Scorsese, 2019) –  e Il Sospetto (Vinterberg, 2012) con protagonista Mads Mikkelsen – The Outsider ci mostra non soltanto la tipica indagine “di genere” ma anche gli effetti della stessa sulla comunità; un solido elemento crime alla base, a cui va aggiunta una sottile componente thriller-horror tipicamente Kinghiana volta a crescere gradualmente nel corso della stagione.

Parliamo quindi di una tipologia di racconto narrativo abbastanza tipizzata nelle battute iniziali, per poi svilupparsi in modo inusuale, con non indifferenti contaminazioni di genere, in grado di rendere The Outsider un’autentica lezione di scrittura televisiva.

Un racconto tipizzante “di genere”, dalle sorprendenti svolte narrative

Fonte: sickchirpse.com

L’elemento tipizzante di The Outsider in apertura di racconto, sta proprio in un’apparente chiara e netta opposizione dicotomica nei ruoli narrativi di eroe e villain, delineando in poche azioni il sottile confine tra bene e male.

Un qualcosa che il Bateman regista riesce a sottolineare – nelle prime due puntate della serie HBO – indugiando nel silenzio di particolari e dettagli, tra semi-soggettive claustrofobiche nelle scene di movimento, e piani medi volti a sottolineare l’espressività dei protagonisti in scena; una gara di bravura tra Mendelsohn e Bateman (stavolta come attore), che nell’incedere solenne e attento nel dipanare l’impianto narrativo e la definizione dell’indagine alla base del racconto, viene portata alla luce anche grazie a un montaggio volto a dare respiro al racconto, e a una fotografia delicata e avvolgente che sa ben spezzare tra i vari momenti narrativi.

Un crime classico, un racconto umano, o forse un horror paranormale?

Partendo dal turning point alla base del racconto infatti, The Outsider realizza una meticolosa ricostruzione degli eventi che porteranno all’evento traumatico, senza lasciare nulla al caso, rivelando gli indizi in un incidere graduale, volto a non far perdere – tuttavia – l’alone di mistero sui protagonisti in scena e sugli eventi alla base dell’intreccio.

The Outsider recensione della serie HBO wild italy

Fonte: imdb.com

Con il dispiegamento dello stesso e la risoluzione dell’evento traumatico infatti, la struttura narrativa di The Outsider realizza tre specifici archi, ognuno con differenti sfumature scenico-narrative – volti a incrociarsi e convergere in modo graduale.

Se il Detective Ralph Anderson di Mendelsohn si fa portatore sano dell’anima crime del racconto – che rappresenta di fatto il motore narrativo – e la Holly Gibrey della Erivo introduce timidamente la componente thriller-horror Kinghiana (fortemente citazionista), è con la Glory Maitland della Nicholson che viene mostrato il lato più doloroso e umano di The Outsider; quello degli effetti dell’evento traumatico sulla comunità. Tramite questo espediente narrativo, il focus tende a essere triplicato, mostrandoci differenti punti di vista e anime di genere.

Tra Mendelsohn e Bateman, a spuntarla è Julianne Nicholson 

Ben Mendelsohn risulta da subito il valore aggiunto di The Outsider, a partire da una recitazione compassata, minimale, misurata, in perenne sottrazione emotiva – l’opposto del Sorrento di Ready Player One (Spielberg, 2018) per intenderci – nei panni di un insolito agente di polizia vittima anch’esso di un trauma familiare – un personaggio intenso che va a nozze con lo stile recitativo dell’ex-Bloodline.

A questo si oppone un sorprendente Jason Bateman, l’ex Michael Bluth di Arrested Development (2003 – 2019) – ormai lontano dal genere comedy e lanciato in una carriera in continuo mutamento dopo Regali da uno sconosciuto (Edgerton, 2015) e Ozark (2017 – in onda) – offre una performance insolita ed enigmatica, spontanea e al contempo intensa, dalla doppia vita narrativa, che diventa rapidamente il fulcro narrativo di The Outsider e la cui presenza echeggia lungo tutte le dieci puntate dello show HBO.

Degna di nota anche la performance della Nicholson, incarnante il sopracitato “lato umano” che trova realizzazione nel ruolo narrativo di una donna forte che subisce i danni collaterali degli eventi del principale turning point alla base del racconto.

The Outsider recensione della serie HBO wild italy

Fonte: concreteplayground.com

Un intreccio complesso dai differenti respiri scenici

Con la Nicholson in scena – e successivamente anche con la Erivo – The Outsider si libera (quasi) del tutto dei canoni del genere crime, vivendo nuove vite narrative dai differenti respiri – tutti coesistenti nella risoluzione di un intricato e complesso intreccio di fondo – e rivitalizzando così un racconto che altrimenti potrebbe risultare eccessivamente statico. La grande forza di The Outsider infatti, la sua caratterizzazione che lo rende del tutto differente rispetto a ben altri whodunit, è l’incertezza degli eventi nelle tante sfumature di genere.

Proprio come la doppia natura del personaggio di Bateman, The Outsider è sempre in continuo bilico tra certezza della pena e linciaggio della comunità, per via della narrazione stessa, che nel suo dipanarsi è sempre ben attenta a svelare l’opportuno, giocando con i generi, con le tematiche di fondo, e lasciando lo spettatore senza effettivi punti di riferimento.

Un qualcosa che in un racconto cinematografico-televisivo agli albori del terzo decennio degli anni Duemila è decisamente un fattore in più.

HBO fa ancora una volta centro

The Outsider recensione della serie HBO wild italy

Fonte: concreteplayground.com

Tra i valori aggiunti Mendelsohn, Bateman e Nicholson, e la sopracitata natura narrativa di cui si fa fregio, The Outsider si conferma l’ennesima gemma del catalogo di HBO.

Il colosso americano, capace negli anni di offrire autentici instant-cult come I Soprano (1999 – 2007), The Wire (2002-2008) e Mad Men (2007-2015), e che negli ultimi mesi è riuscita a offrire prodotti seriali del calibro di Watchmen (2019) e His dark materials – Queste oscure materie (2019), all’interno della stessa stagione televisiva – non subendo per niente la concorrenza degli OTT come Netflix e Amazon Prime, ma portando avanti la propria idea di televisione “vecchio stampo”, presentandoci grandi storie e grandi interpretazioni a cadenza settimanale.

A guadagnarci chiaramente è lo spettatore, il consumatore di prodotti seriali medio che negli ultimi dieci anni ha visto crescere la qualità media delle serie tv, e che troverà in The Outsider – certamente uno dei più riusciti adattamenti di opere Kinghiane – pane per i suoi denti.

The Outsider approderà sugli schermi televisivi italiani a partire dal 17 febbraio 2019 grazie a Sky Atlantic

 

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About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: studiare cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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