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The Shape of Water, l’amore secondo Guillermo Del Toro

Dopo aver trionfato al Festival di Venezia 2017 dove è stato insignito del Leone d’oro per il miglior film, ed aver vinto i Golden Globe come miglior regia (Guillermo Del Toro) e ad Alexander Desplat per la colonna sonora, finalmente The Shape of Water arriva nei cinema italiani. Protagonisti del nuovo visionario e poetico film – scritto e diretto dal regista messicano – sono Sally Hawkins (We Want Sex, Happy Go Lucky), Micael Shannon (Elvis & Nixon), Richard Jenkins (Il caso Spotlight), Michael Stuhlbarg (L’ultima parola), Octavia Spencer (Il diritto di contare) e Doug Jones (Hellboy).

Incontro di mondi

The Shape of Water recensione

Stati Uniti, 1963. Elisa è una donna muta che lavora come addetta alle pulizie in una struttura di ricerca governativa. Le giornate trascorrono tutte allo stesso modo, una routine che monotona che non cambia mai. Proprio a causa del suo mutismo la donna si sente intrappolata in un mondo di solitudine, in cui i suoi unici amici sono il vicino Giles, un pittore, e la collega Zelda. La vita di Elisa, e di chi gli è intorno, cambia il giorno in cui al laboratorio viene portata una creatura anfibia dall’aspetto umanoide. Incuriosita dall’essere e comprendendone la solitudine, Elisa si avvicinerà sempre di più alla creatura, creando con essa un legame affettivo.

Tenera storia sull’amore

The Shape of Water è un film che conquista sin da subito per la sua particolarità. Del Toro confeziona una fiaba, una di quelle che i nonni raccontano ad i nipoti. Quelle storie che incantano per la loro bellezza e la loro umanità. Che tengono con il fiato sospeso e che diventano vere se si è disposti a crederci.

Non a caso il film inizia e finisce con il voice over che ci introduce in quella che è una vicenda incredibilmente tenera, dove si intrecciano amore, solitudine, poesia, segreti governativi e Guerra Fredda. Una storia d’amore e sull’amore, che vede l’incontro tra due mondi completamente opposti ma uniti dalla solitudine.

Una pellicola che si struttura quindi come una serie di appuntamenti, partendo dall’incontro tra i due protagonisti – tra diffidenza e curiosità – passando per i brevi incontri (clandestini) fatti di sguardi rubati e musica, fino ad arrivare al vero e proprio incontro tra i due. Un lento conoscersi ed innamorarsi di due persone sole che si sono trovate e a cui non servono parole per capirsi.

Guillermo Del Toro ha abituato i suoi spettatori alla presenza di creature fantastiche e mostri, così come l’amore tra questi e un essere umano, come in Hellboy. Da questo punto di vista non c’è nulla di nuovo, ma The Shape of Water sorprende perché è una vera e propria storia d’amore, la prima in quanto tale del cineasta, dove a farla da padrone è il linguaggio non verbale. Un silenzio che diventa metafora dell’impossibilità di reclamare i propri diritti per i “diversi” della società – siamo nell’America razzista degli anni ’60 – e che ci conduce a lievi passi di danza nella vita di una donna dalla spiccata sensibilità che riuscirà a stravolgere la sua vita monotona.

The Shape of Water

Tra storia e fantasia

Quella rappresentata dal regista è un’America di passaggio. Del Toro descrive una società in cui sta cambiando tutto. Dove la fotografia sostituisce la pittura, dove la televisione sta soppiantando il cinema, dove ormai non entra più nessuno e diviene una sorta di rifugio dai problemi. Una vicenda ben ancorata alla realtà storica in cui è inserita, dove non mancano inquietanti patrioti disposti a tutto pur di far vincere al proprio Paese la Guerra Fredda, spie (dal cuore tenero) e il razzismo imperante di quelli anni. Il tutto raccontato con grande efficacia e con scene brevi ma intense.

Un film che vista la presenza di un laboratorio segreto ripropone la dicotomia tra scienziati e militari, sottolineandone il diverso approccio con le nuove scoperte. L’atteggiamento demolitore che vede una forma di vita diversa dalla propria come un abominio, e dall’altro la fascinazione per una creatura straordinaria che nasconde più di quanto si pensi.

The Shape of Water riesce ad amalgamare con funzionalità, intelligenza e cuore realtà storica e fantasia, dando vita ad una storia che ha un doppio livello di lettura, capace di conquistare lo spettatore sin dall’inizio. Una vicenda in cui si uniscono horror, ironia e sentimenti in grado di commuovere e tenere con gli occhi fissi sullo schermo.

Rilettura di un mostro divenuto mito

Come ha dichiarato lo stesso Del Toro, The Shape of Water prende spunto dal cult horror Il mostro della laguna nera di Jack Arnold, film da cui è sempre stato affascinato e di cui il suo ultimo lavoro è il finale che ha immaginato per Gil-Man e Kay, i protagonisti della pellicola del 1954. Quindi il regista non ha fatto altro che prendere uno dei mostri iconici dell’horror modernizzarlo nell’aspetto e trasportando la storia dall’amazzonia a Baltimora, rileggendo la storia in chiave moderna e romantica.

The Shape of Water - La forma dell'acquarecensioneIl film quindi pone le sue basi su qualcosa di noto per poi creare una storia completamente nuova, dove il tema principale è l’amore e di come sia in grado di ambiare la vita di una persona. Una racconto che ci trasporta in una realtà dove il fantastico diviene qualcosa di ordinario, ma in grado a conservare la sua particolarità di stupire ed affascinare. Un racconto tenero e dolce dove trovano spazio anche il coraggio e la pazzia e dove i mostri hanno un aspetto rassicurante.

Punti di forza sono senza dubbio la buona sceneggiatura – nonostante sia prevedibile in alcuni punti -, gli incredibili effetti speciali, la bella fotografia dai colori saturi di Dan Laustsen, la regia di Del Toro. Il cineasta soffermandosi sui dettagli e sui protagonisti ci porta nel pieno di una fantastica storia. Ottimo il castSally Hawkins è perfetta nei panni di Elsa, l’attrice inglese riesce a restituire tutta la solitudine, la curiosità e il cuore del personaggio che interpreta. Così come Richard Jenkins che da al suo Giles quella malinconia tipica degli artisti in declino. In grande forma il villan Michael Shannon nei panni di un agente segreto tutto d’un pezzo e alquanto inquietante, a cui si contrappone l’ironia e la lingua lunga di Octavia Spencer, al cui personaggio è affida la parte “comica” del film. Da non perdere.

The Shape of Water sarà al cinema dal 14 febbraio distribuito da 20th Century Fox.

 

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About

Appassionato di cinema, fotografia, teatro e musica sin da piccolo decide di farne il suo lavoro. Miyazakiano convinto, tanto da incentrare la sua tesi sul suo cinema, e divoratore di anime tanto da volere Eikichi Onizuka come professore al liceo, è uno Jedi come suo padre prima di lui e “nato pronto” e sì, anche un inguaribile nerd (pollice verso per coloro che non colgono le citazioni). Laureato in cinema presso il DAMS di Roma 3 e diplomato in fotografia presso il CST, inizia a collaborare (e tutt'ora collabora) come critico di cinema e fotografo di concerti con varie webzine di cui da subito ha sposato il progetto con entusiasmo. Giornalista pubblicista iscritto all'albo. Sempre in movimento, perennemente in ritardo. CAPOSERVIZIO CINEMA


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