The Vast of Night – L’immensità della notte e l’eterno ritorno della fantascienza sociale

The Vast of Night – L’immensità della notte  di Andrew Patterson, un’opera prima nostalgica e derivativa, ai confini della realtà

 

Esiste una regione intermedia tra luce e oscurità, scienza e superstizione. […] È la regione dell’immaginazione, una regione che si trova ai confini della realtà.” Recitavano così i titoli di apertura de Ai confini della realtà (1959-1964), e non è un caso che vengano presi in considerazione proprio per The Vast of Night – L’immensità della notte (2019) di Andrew Patterson, – un’opera derivativa e suggestiva, un vero e proprio salto indietro nel tempo nella fantascienza che fu.

Presentata allo Slamdance Film Festival 2019, per poi girare tra il TIFF 2019 (Toronto Film Festival) e il RFF 2019 (Roma Film Festival). L’opera prima di Patterson infatti, con protagonisti Sierra McCormick e Jake Horowitz è al contempo grande esercizio narrativo e intelligente (e suggestiva) opera derivativa.

The Vast of Night – L’immensità della notte, infatti, anche tramite un interessante espediente scenico fortemente rievocativo proprio del sopracitato Ai confini della realtà, riesce ad attingere a più e più immaginari collettivi cinematografici ( e non), oltre che da una cultura, quella della tecnologia visionaria, vista dagli occhi dei giovani degli anni Cinquanta – quelli che quasi un decennio dopo avrebbero amato 2001: Odissea nello spazio (1968) di Stanley Kubrick – e che immaginavano un mondo nuovo fatto d’innovazione ed auto volanti.

Sinossi 

Alla fine degli anni ’50, in una fatidica notte nel Nuovo Messico, la giovane centralinista Fay (Sierra McCormick), e il carismatico DJ radiofonico Everett (Jake Horowitz) scoprono una strana frequenza audio che potrebbe cambiare la loro piccola città e il loro futuro per sempre.

L’eterno ritorno della fantascienza sociale 

Quello di The Vast of Night – L’immensità della notte è un particolare caso narrativo. Patterson infatti, fa immergere lo spettatore nel contesto degli appassionanti anni Cinquanta, laddove tra l’inter American Graffiti (1973) di George Lucas e la giocosità de Ritorno al futuro I (1985) di Robert Zemeckis, emerge un solido sottotesto sociale dai dialoghi brillanti e arguti dei due protagonisti, agli opposti sia caratterialmente che come agenti scenici – per tempi comici (involontari) perfetti.

Qualcosa che il cinema ha già conosciuto dopotutto. Quello di Patterson e del suo The Vast of Night – L’immensità della notte è una rilettura in chiave contemporanea della fantascienza dal chiaro sapore sociale de Ultimatum alla terra (1951) di Robert Wise, La cosa da un altro mondo (1951) di Christian Nyby e Howard Hawks, Il pianeta proibito (1956) di Fred M. Wilcox e L’invasione degli Ultracorpi (1956) di Don Siegel.

 

Stavolta però, tra le pieghe di una struttura narrativa dall’andamento ritmico spezzettato, ad emergere non è una critica politica al Comunismo e alla lotta allo stesso, allo straniero – come accadeva sovente nella fantascienza degli anni Cinquanta –  quanto piuttosto una chiarissima critica sociale verso le minoranze etniche non ascoltate ai margini della società.

L’evento di rottura alla base del racconto de The Vast of Night – L’immensità della notte, con la sua interferenza interstellare che tanto ricorda Frequency – Il futuro è in ascolto (2000) di Gregory Hoblit, permette di introdurre – seppur in modo decisamente forzato in termini di economia narrativa – tale tematica più che mai attuale, di come la voce di un bianco, alla radio, possa propagarsi in modo decisamente maggiore di un comune uomo nero.

Esigenze produttive

Tale sottotesto va così ad inserirsi in un racconto che non è soltanto di critica sociale, ma anche coming-of-age, con i turbamenti dei giovani Fay ed Everett e della voglie di emergere – come provetti self-made-(wo)man – nella grande città, chi nel campo tecnologico e chi come quel “Lonesome Rhodes” di Kazaniana memoria de Un volto nella folla (1957). Tutte componenti, mai effettivamente sviluppate per evidenti ragioni narrative (non a caso il racconto è una puntata di Paradox Theatre), che danno però ulteriore supporto alla concezione “sociale” della fantascienza.

The Vast of Night – L’immensità della notte infatti – come dicevamo in apertura – ridà slancio a quella particolare branca della fantascienza; che negli Cinquanta andava per la maggiore sia per evidenti limiti tecnologici, che per la possibilità di poter sperimentare a livello narrativo, veicolando così messaggi dall’indubbio valore etico-morale, in cornici sceniche inusuali – un’importante lezione di cinema da cui Romero saprà trarre preziose indicazioni a partire da La notte dei morti viventi (1968).

Ed è qui che entrano in gioco determinate esigenze produttive, high-concept come The Vast of Night – L’immensità della notte, o anche Ex-Machina (2015) di Alex Garland  e Tales from the loop (2020) – semmai fosse stato concepito come lungometraggio – trovano ben poco spazio nelle sale cinematografiche, specie perché la fantascienza “da grande schermo” è ormai un tripudio di low-concept ad altissimo budget.

Trovano così una nuova vita produttiva negli OtT (Over the top) come Netflix e, per l’appunto, Amazon Prime – che si sta creando una solida reputazione coma abile sperimentatore in termini di narrazione fantascientifica.

Il domani è già oggi

 

Questa è buona radio” ripete continuamente l’Everett di Horowitz, ed effettivamente The Vast of Night – L’immensità della notte è un buon film, forte delle sue tante componenti sceniche, e del suo essere lo lo specchio della giovane generazione che si stava affacciando al sopracitato 2001: Odissea nello spazio, che immaginava per davvero un Duemila come quello teorizzato da Clarke e Kubrick (e che sarebbe potuto benissimo essere se la Corsa allo spazio non si fosse inesorabilmente arrestata), tra navigatori e autostrade elettriche.

Un racconto però, che pur giocando perfettamente con i topoi del genere, con la mitologia extraterrestre, e inserendosi perfettamente – grazie all’espediente della doppia cornice scenica – nella più pura finzione, subisce e non poco la propria dimensione da high-concept.

Resta tuttavia la consapevolezza dell’ottimo esordio per Andrew Patterson, probabilmente il nuovo Garland, da cui possiamo aspettarci ottime cose per il domani, per una fantascienza sempre più citazionista e derivativa, e sempre più umana.

 

The Vast of Night – L’immensità della notte è disponibile su Amazon Prime.

 

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Fonte immagini: imdb.com.


About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: studiare cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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