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They shall not grow old – Per sempre giovani, la Prima Guerra Mondiale come non l’avete mai vista

They Shall Not Grow Old – Per sempre giovani, l’opera definitiva sulla Grande Guerra con cui Peter Jackson ci porta in trincea, in un cinema che è celebrazione e condanna dell’orrore bellico.

 

La Grande Guerra come non l’avete mai vista. They shall not grow old – Per sempre giovani (2018) è una di quelle opere cinematografiche per cui, a prescindere dal proprio gusto personale, è quasi impossibile non riuscire a coglierne la sfolgorante bellezza.

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Fonte: note.com

Presentato al BFI (British Film Festival) 2018 e potuto ammirare fugacemente anche alla Festa del cinema di Roma dello stesso anno, l’opera di Peter Jackson è dotata di una specialità intrinseca, tale da renderla un prodotto cinematograficamente ibridato, quanto di più vicino al concetto di “film-documentario” si possa avere.

Sinossi

Come si può raccontare in forma di documentario la Prima Guerra Mondiale al pubblico contemporaneo partendo dal dato concreto che tutte le immagini dell’epoca sono in bianco e nero?

Peter Jackson risponde montando insieme le sequenze più significative di oltre 600 filmati girati durante quel conflitto e, dopo circa mezz’ora, trasformandole in immagini a colori, accompagnate dalle testimonianze audio di decine e decine di ex combattenti britannici recuperate dagli archivi della BBC e dell’Imperial War Museum.

Un’opera sontuosa di descrizione e immersione narrativa

Come riportato nella sinossi infatti, They shall not grow old – Per sempre giovani, racconta allo spettatore la vita in trincea durante la Grande Guerra, attraverso una struttura narrativa lineare che si fa forte di semplici – ed efficaci – espedienti grafici e di formato d’immagine.

Fonte: imdb.com

Il racconto si apre infatti con un riquadro di filmato d’epoca, che va via via ad ampliarsi, arrivando a essere schermo intero, per poi tornare – nella sequenza conclusiva – come nel riquadro visto in apertura.

Un espediente che, unito alla progressiva e graduale restaurazione dell’immagine portata in scena, permette a Jackson di presentarci il conflitto bellico in forma puramente descrittiva, per poi farci immergere nel racconto ed infine prenderne le distanze, ricordandoci la “lontananza” degli eventi raccontati in quella che diventa, involontariamente, una lezione sulla ciclicità degli eventi storici.

Descrizioni accurate, autentiche, di prima mano

Da All’ovest niente di nuovo (1930) di Lewis Milestone, a Orizzonti di gloria (1957) di Stanley Kubrick passando per La grande guerra (1959) di Mario Monicelli, sino a Uomini contro (1970) di Francesco Rosi, e il recentissimo 1917 (2019) di Sam Mendes – lungometraggi che nella storia del cinema hanno avuto come sfondo la Prima Guerra Mondiale, ma che per concept e “genere” non sono riusciti a coglierne la reale essenza; un qualcosa che invece ha saputo ben fare They shall not grow old – Per sempre giovani di Peter Jackson.

Il racconto del regista della trilogia de Il signore degli anelli (2001-2003) infatti, prevede un concept abbastanza semplice a livello descrittivo: voice-over di alcuni veterani del conflitto del 15-18 e montaggio di immagini. La sua forza sta proprio nell’avere testimonianze di prima mano, con cui Jackson riesce a raccontare l’orrore e “le frivolezze” della guerra come mai nessuno prima di lui.

Gli aneddoti dei veterani sono dei più disparati, dall’approccio vacanziero di molti arruolati al momento dell’arrivo al campo base, allo zaino d’ordinanza contenente “ago, filo, bottoni di riserva, coltello, forchetta, rasoio, spazzolino, una tazza da mezza pinta”, sino alla colazione a base di pane, burro, pancetta di seconda scelta, e dell’importanza di avere sempre vestiti puliti al Fronte.

Il passaggio cromatico, la rivoluzione copernicana del cinema di genere

Poi accade qualcosa, una semplice transizione cromatica dal bianco e nero al “colori”, il racconto da semplice descrizione degli eventi diventa vivo, vitale, in una ricostruzione che è al contempo restaurazione di filmati che ci riportano indietro di un secolo, mostrandoci la realtà del conflitto bellico come il cinema non ha mai saputo fare.

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Fonte: imdb.com

Le fotografie prendono vita, i quadri diventano animati, Jackson ci fa immergere letteralmente nell’orrore della guerra e nell’umanità indomita dei suoi protagonisti, uomini duri dai nervi a pezzi, capaci di ridere per scherzi puerili utili a stemperare la tensione, e di piangere per giorni per la morte del proprio cavallo.

Un racconto che rinasce grazie a questo espediente grafico, e la cui cifra stilistica delle testimonianze ne certifica la bontà autoriale. In They shall not grow old – Per sempre giovani, arriviamo a scoprire che le mitragliatrici Vickers erano un ottimo strumento per avere acqua bollita e “pura” per il tè; di pranzi a base di gallette ammuffite e di lattine di manzo e verdure, e di come una pagnotta, per colazione, dovesse bastare per sedici uomini.

Sino alle illustrazioni grafiche nel terzo atto, laddove la guerra degenera in orrore e violenza, il conflitto impervia, e il cinema – qui impersonato dall’occhio di Jackson – sceglie di non mostrare, ma soltanto raffigurare e accennare. Le testimonianze qui si fanno crude, autentiche, con cui sentire il rancido della putrefazione dei corpi nelle trincee, del sudore delle squadre d’assalto nei raid notturni, e dello sfrigolio della corda attorno al collo di un uomo.

Un film-documentario che è anche coming-of-age

Il quadro che emerge dalla visione de They shall not grow old – Per sempre giovani, è di un racconto con cui Peter Jackson riesce a mostrare la guerra come traumatizzante e formativa esperienza di vita, un passato che nessuno dei veterani sembra voler rinnegare, diventando così uno strano e affascinante ibrido cinematografico tra film-documentario e coming-of-age.

They shall not grow old recensione wild italyGli uomini di Jackson sono umili, veri, che riconoscevano nei tedeschi “nemici”, valorosi uomini, brava gente, brillanti strateghi e ottimi combattenti che in altri frangenti sarebbe stato bello avere al proprio fianco; gente che arrivati alla fine delle ostilità dell’11 Novembre 1918 ore 11:00 non ha lanciato il cappello in aria, ma tirato un enorme sospiro di sollievo nelle celebrazioni strette intorno al bere un tè con i compagni di trincea.

Ci troviamo dinanzi a un’opera dall’altissimo valore artistico, che parte da evidenti ragioni celebrative “familiari” visto che il regista ha voluto celebrare il proprio nonno – Sergente William Jackson (1890-1940) insignito della DCM (Distinguished Conduct Medal) che ha servito l’esercito britannico dal 1910 al 1919 – per consegnarsi all’immortalità cinematografica. They shall not grow old – Per sempre giovani è una pellicola da cercare in tutti i cinema, da vedere e rivedere, perché probabilmente è il film migliore che possiate vedere in sala in questo Marzo funesto per la distribuzione cinematografica.

They shall not grow old – Per sempre giovani sarà nei cinema per un evento speciale nei giorni 2-3-4 Marzo 2020 distribuito da Mescalito Film

 


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About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: studiare cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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