Ti lascio una canzone: come costruire un piccolo mostro

Capita a tutti di rimanere un sabato sera a casa e di tuffarsi sul divano in cerca di una trasmissione gradevole. Il pc non può essere d’aiuto: il blackout della Telecom porta a non avere una connessione internet sufficiente per guardare un film in streaming.

Dopo un lungo zapping tra vari canali del digitale terrestre, decido di farmi veramente del male sintonizzandomi su Rai Uno: la Medusa Antonella Clerici spadroneggia sul palco dell’auditorium di Napoli con Ti Lascio Una Canzone. Già lo spot del programma è fuorviante, piazzando nel montaggio spezzoni di esibizioni de Il Volo che iniziarono a costruire la loro carriera di cantanti e si conobbero in quella trasmissione, promettendo a dei bambini – perché quello sono i concorrenti – un successo invece molto faticoso da conquistare.

Più scorrono le immagini e più lo spettacolo davanti ai miei occhi diventa sconvolgente e vorticoso: fanciulli e ragazzini sepolti in vestiti da grandi – improbabili i gessati che mettono ai maschietti e i vestiti a meringa delle femminucce – e vengono trattati dalla Clerici come se fossero delle star affermate, con studio e allenamento di espressioni e sguardi da ego ipertrofico.

A ripetizione, poi, vengono riproposte dei videoclip nei quali si invita il pubblico a rimanere sintonizzati oltre la mezzanotte (perché i minori oltre le 24 non possono andare in onda) per non perdersi le performance dei cosiddetti “Big”: piccole rock star e rock band dove i ragazzini simulano di essere Amy Whinehouse o Eric Clapton, con tanto di schiene piegate alla chitarra o super trucco. Oltretutto, chi ha deciso che quelli sono dei “campioni”?

Il top arriva quando la giuria – copiata come impostazione da X Factor e composta da Lorella Cuccarini, Fabrizio Frizzi, Chiara Galiazzo (vincitrice del talent show targato Sky), Massimiliano Pani (compositore e produttore discografico): un tocco di vita! – giudica le esibizioni dei baby concorrenti e pronuncia mostruosità come: “il timbro di voce mi ha scaldato il cuore“, “le corde vocali le hai usate come un professionista“, “mi hai emozionato come fossi Mina“. E i bambini ci credono e sperano. Piccoli mostri crescono e a noi (intanto) escono gli occhi di fuori.


About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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