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Tim Burton presenta Dumbo a Roma: “Il Classico Disney con le tematiche a me più vicine”

Il nuovo film live action Disney vede alla regia il visionario Tim Burton, che ha rivisitato la storia di Dumbo con un cast di vecchie conoscenze. Il regista ne ha parlato in conferenza stampa a Roma, dove riceverà anche il David di Donatello alla carriera

 

Tim Burton Dumbo conferenza stampa Dopo aver commosso e donato sorrisi a spettatori di tutte le età e generazioni per circa 70 anni, Dumbo torna ora sul grande schermo in una veste rinnovata, sulla scia della riproposizione di grandi classici animati Disney in versione live action. Il compito di raccontare in una (quasi) nuova avventura con attori in carne e ossa la storia dell’elefantino dalle grandi orecchie in grado di volare è stato affidato a Tim Burton, visionario regista di film quali Big Fish, La sposa cadavere o Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, ben noto in casa Disney con la quale ha notoriamente già più volte collaborato in passato.

La storia di un reietto che nella propria apparente debolezza trova invece il suo punto di forza non poteva che essere nelle corde di Burton, che su sceneggiatura di Ehren Kruger è tornato all’ambientazione circense per proporre non una copia sputata del cartoon Disney del 1941 (di cui abbiamo ampiamente parlato in questo articolo), bensì un ampliamento della storia a già tutti nota, tanto che il Dumbo di Burton finisce in questo senso per essere non solo un remake live action (infarcito di CGI), ma anche una sorta di sequel.

Sinossi

Siamo in Florida nel 1919, quando Max Medici (Danny DeVito), proprietario di un circo, affida all’ex star Holt Farrier (Colin Farrell) il compito di occuparsi degli elefanti. Quando mamma Jumbo darà alla luce un elefantino dalle orecchie sproporzionate, Jumbo Jr., per queste soprannominato Dumbo, il piccolo diverrà lo zimbello del circo. Grazie tuttavia anche all’aiuto di Milly e Joe, figli di Farrier, Dumbo imparerà a usare le sue orecchie per volare, divenendo una piccola star e attirando l’attenzione di V.A. Vandevere (Michael Keaton). Imprenditore senza scrupoli, questo porterà Dumbo nel suo strabiliante parco di divertimenti, Dreamland, per affiancarlo alla trapezista Colette Marchant (Eva Green). Peccato che Dumbo senta la mancanza della madre dalla quale è stato separato, e che Dreamland non sia poi il luogo dei sogni che millanta di essere.

A presentare alla stampa Dumbo è arrivato a Roma lo stesso Tim Burton, che oltre a dedicarsi alla promozione del film riceverà anche il premio alla carriera ai David di Donatello 2019.

 

Tim Burton Dumbo conferenza stampa Come mai la scelta di Dumbo tra i Classici Disney?

«Tra i cartoon disneyani Dumbo era quello con le tematiche a me più vicine. Mi ha attirato il fatto che non si potesse semplicemente fare un remake di un film ormai un po’ datato. Il che consentiva di prendere tutto ciò che di bello c’è nel film, trasformandolo però in qualcosa di diverso».

Di Dumbo colpiscono molto gli occhi.

«Dumbo è un personaggio che non parla, ma le emozioni dovevano essere espresse in qualche modo. Sono dunque andato alla ricerca di una forma di espressione semplice e pura in un mondo invece così caotico, e il modo migliore che ho trovato per esprimere queste emozioni è stato attraverso gli occhi. Abbiamo lavorato molto per arrivare al modo giusto per farlo».

Rispetto al cartoon c’è molta più componente umana. Come mai questa scelta?

«Nella sceneggiatura troviamo dei parallelismi tra la vicenda dei personaggi umani e quella di Dumbo. C’è un comune senso di perdita e assenza: i bambini che hanno perso un genitore, Holt Farrier che ha perso un braccio, il lavoro e la moglie. C’è spiazzamento e disorientamento. Si esplora la famiglia nelle sue più diverse e non tradizionali forme».

Nel cast troviamo diverse vecchie conoscenze del suo cinema.

«Proprio perché il film parla anche di famiglia, per me era importante poter lavorare con figure che conoscevo bene e avevo frequentato in passato, come Michael Keaton che non vedevo da 20 anni, Danny DeVito, Eva Green, Alan Arkin. Sono stato molto fortunato a lavorare con loro. Con Danny abbiamo notato come insieme abbiamo fatto tre film con di mezzo il circo… e pensare che a nessuno dei due nemmeno piace».

Perché ha deciso di accorciare la scena di Bimbo Mio rispetto al cartoon?

«Non c’è stato un ragionamento consapevole. Era solo importante che ci fosse, in quel momento, questo brano così bello».

Tim Burton Dumbo conferenza stampa Lei ha trasformato una sequenza psichedelica quale quella dei Rosa Elefanti in magia, sfruttando una forma d’arte del nuovo circo quali sono le bolle di sapone.

«La sequenza era strana allora e lo è ancora oggi. Era fondamentale che rimanesse anche in questo film in qualche maniera, ma in un contesto diverso, quindi un po’ meno da incubo. L’ispirazione l’ho trovata osservando alcuni artisti che usano le bolle di sapone. Mi sembrava il modo migliore anche per riuscire a entrare nella mente di Dumbo. Si è cercato però di mantenere lo spirito della scena originale».

In Dumbo quanto c’è di computer grafica e quanto di scenografia effettiva?

«Perlopiù si è trattato di costruire set, con l’eccezione dell’uso del green screen per alcune immagini, come quelle del cielo. Visto che mancava il personaggio principale abbiamo voluto costruire il set anche per dare un senso di familiarità e agevolare gli attori. Quello che vedete di Dreamland è tutto costruito, era un set enorme».

Nel corso del tempo i suoi film hanno assunto un tono sempre più digitale. Questo è per lei un segno dei tempi o si sente a suo agio con questo modo di fare cinema?

«Beh le cose cambiano, abbiamo a disposizione sempre nuovi strumenti che si possono utilizzare. Mi manca qualcosa di più tradizionale? Sì, per es. amo i film d’animazione classici realizzati con le tecniche di una volta. È bello esplorare le nuove tecnologie, ma continua a essere presente in me la passione nei confronti della natura tattile del fare cinema, una presenza che cerco comunque di mantenere».

Nel film c’è anche un appello al circo senza animali, che è qualcosa per cui adesso si combatte molto.

«Pur avendo fatto un film sul circo, devo ammettere di non aver mai amato il circo. I clown mi terrorizzavano e non mi piaceva vedere gli animali esibirsi. Un animale selvatico non dovrebbe essere costretto a fare cose strane che vanno contro la sua natura. Farei un’eccezione giusto per i cavalli e i cani, che al circo sembrano divertirsi. Lo zoo è un po’ diverso perché i bambini potrebbero lì imparare qualcosa e vedere animali che non potrebbero altrimenti conoscere».

Tim Burton Dumbo conferenza stampa La canzone dei corvi non c’è nel film. I personaggi erano controversi già all’epoca del cartoon, è questo il motivo?

«Quella scena apparteneva alla sua epoca e ha fatto il suo tempo, aveva anche una valenza razzista se vogliamo. Dal film abbiamo tolto pure l’ubriachezza di Dumbo, che è pur sempre un bambino. Si voleva puntare sulla semplicità del tema, su questo personaggio che è un diverso e che però riesce in qualche modo a utilizzare la sua debolezza per trasformarla in qualcosa di bello».

Lei non ha sempre avuto parole buone per la Disney. Come è cambiato il suo rapporto con lo Studio nel corso del tempo?

«La Disney è come una grande famiglia e, come nella vita, non si ama la propria famiglia sempre e comunque. Io non esisterei se non fosse stato per gli Studios Disney, con i quali ho iniziato all’epoca di Red e Toby – Nemiciamici».

Quale Batman cinematografico ritiene essere stato il suo più degno erede?

«Sono tutti belli. Mi reputo molto fortunato per aver potuto lavorare su Batman, che all’epoca era qualcosa di mai fatto prima. È stato un privilegio potermi cimentare su un progetto del genere. Chiaro che poi si possa essere trasformato in qualcosa di più grande e diverso».

Sappiamo che quando si trova a Roma se può va a trovare Dario Argento nel suo negozio “Profondo Rosso”.

«Dario Argento è tra le figure del cinema italiano che più mi hanno ispirato, insieme a Mario Bava e Federico Fellini, e qualche film di Ercole. Dario è uno straordinario regista e possiede un negozio pazzesco».

Riceverà il Premio alla carriera ai David di Donatello. Con quale emozione si avvicina a questo riconoscimento?

«Considerando che di premi non ne ricevo moltissimi, e che qui mi sento a casa, è un riconoscimento al quale tengo in modo particolare avendo diverse figure del cinema italiano che sono state per me fonte di ispirazione e sono parte del motivo per cui faccio cinema».


Dumbo sarà al cinema dal 28 marzo con la distribuzione Disney

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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