Titanic Democratico

Il Partito Democratico brancola nel buio. Questo lo sappiamo già da mesi, ma la situazione non è mai stata così grave dal momento della sua fondazione. Il Pd era nato con l’idea di un partito riformista, che potesse tirare fuori il  centro-sinistra italiano da quella palude in cui era sprofondato per la sua continua litigiosità; litigiosità che impediva di fare le riforme necessarie ed impediva di prendere decisioni serie ed irrevocabili su alcuni argomenti di carattere nazionale.

Il Pd nasceva, ricordiamolo, anche per tentare di fronteggiare i continui crolli del Governo Prodi II: infatti, unendo quelli che prima erano vari partiti diversi si credeva di eliminare le tensioni. Partiti che infatti, pur di avere un minimo di rilievo in una maggioranza fatta da troppi movimenti, andavano l’uno contro l’altro. Con il Pd si cercava di porre fine ad un caos infinito, ma al momento della nascita del Partito Democratico questo era già morto. Morto, perché erano nati (e sono nati nel tempo) altri 16 partiti: Riformisti e Democratici, Veltroniani, A Sinistra, Democrazia e Socialismo, Fassiniani, Semplicemente Democratici, Gruppo marino, I Popolari, Democratici Davvero, Teodem, Ulivisti, Cristiano Sociali, Associazione 360°, Democratici Rinnovatori e Coraggiosi, Liberal Pd ed Ecologisti Democratici.

Chi può fonda una corrente, ma più correnti significano più litigi interni e più difficoltà nel cercare una linea comune. E l’assenza di una linea comune fa si che gli elettori non riescano, pur con tutto l’impegno possibile ad un essere umano, a capire quale diavolo sia il programma del Pd. E anche quando il Pd proprio si sforza per fare capire quale sia la sua idea su un argomento, è peggio che andar di notte.  Ed è questo il caso degli ultimi giorni.

Il Pd nei sondaggi è in caduta libera e si trova ora a poco più del 25%, più di 10 punti percentuale in meno rispetto alla sua nascita. Sulla questione intercettazioni ha perso 3 punti.

Per tentare di fare capire quale sia la posizione del Pd riguardo al Ddl intercettazioni Franceschini è stato chiaro: voteremo gli emendamenti dei Finiani. La stessa linea è stata portata avanti dal segretario Bersani, provocando enormi polemiche nel partito. Chi parla di inciucio Pd-Pdl, spesso a vanvera e per bisogno interiore di populismo, questa volta ci ha visto giusto. Il Partito Democratico, pur di tentare di avvicinare a se una parte del Pdl, pratica il voto di scambio. Io voto questo e tu mi voti quello in soldoni. Questo è sbagliato: oltre all’errore di principio, c’è anche un errore prettamente politico.

I Finiani, che oggi nel Pdl vengono visti come completi estranei, vengono visti dal Pd come potenziali alleati; non dovrebbe occorrere ricordare però che gli stessi Finiani hanno tenuto la testa bassa per 16 anni, aspettando un momento di difficoltà di Berlusconi per ritagliarsi uno spazietto nei giornali. Diranno cose spesso sensate, ma si sono comportati come completi opportunisti: hanno parlato solo quando gli faceva comodo.

Il Pd si dimentica poi che pure i Finiani hanno votato le varie leggi vergogna promosse dai regimi Berlusconi I, II III dal 1994 in poi ed anche da quello attuale.

Possiamo mondarli dei loro peccati così rapidamente ed ingenuamente? Certamente no, ma il Pd ha una strategia ben peggiore di quella di allearsi con i Finiani: vuole portarci ad elezioni anticipate. Elezioni che, spaccata la maggioranza, sarebbero inevitabili. Tuttavia il Pd le perderebbe e si farebbe il regalo a Berlusconi di ricompattare con il voto  la sua maggioranza e di legittimarla per altri 5 anni. E saremmo daccapo.

Meglio piuttosto, dopo aver spaccato la maggioranza, creare un governo a cui partecipino tutti coloro che sono degni di parteciparvi: un Governo tecnico che ci porti fuori dalla crisi, fuori dalla logica dei partiti, composto da esperti nelle loro materie ed appoggiato da tutti. Un po’ il Governo di unità tedesco di pochi anni fa, che tanto bene ha fatto alla Germania. Sicuramente mai un Governo sostenuto da un impasto di Pd, Udc, Finiani e Lega Nord come certa gente nel Pd vorrebbe e come vuole tutto l’Udc (a cui manca terribilmente la sensazione di stare sui banchi del Governo…).

La situazione non è mai stata così critica, perché si rischia la deflagrazione del Partito Democratico, ipotesi da alcuni vista come positiva (Rutelli, che avrebbe tutto da guadagnare perché rifonderebbe la Margherita). Tuttavia la fine del Pd mostrerebbe un fatto terribile: una qualsiasi alternativa al regime Berlusconi non esiste, perché nessuno tra coloro che stanno all’opposizione capisce che per vincere il Pdl, il partito che porterà presto l’Italia alla distruzione, tutti devono stare uniti. Poco importa se le idee sono in parte differenti, bisogna restare uniti e compatti su tutto il fronte. Insieme e tutti, soprattutto; l’andare da soli è un lusso che nessuno si può permettere. Una volta sconfitto Berlusconi, sarà facile immaginare un “dopo Berlusconi”, ma non prima.

GIORGIO MANTOAN



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