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Toy Story 4, torna la saga Disney Pixar tra benvenuti e addii

Diretto da Josh Cooley, Toy Story 4 regala nuove (dis)avventure a Woody, Buzz e co., fra new entry, vecchie amicizie e location inedite

 

toy story 4Ci eravamo accomiatati da loro – tra lacrimucce di commozione e nostalgia – sul portico di casa della piccola Bonnie, ormai rassegnati a dare l’addio a un cresciuto Andy mentre questo si allontanava in macchina per il college.

Pensavamo che quello fosse il congedo definitivo dai giocattoli protagonisti della splendida saga animata di Toy Story. Eravamo convinti che ciò che ci restasse da fare non fosse altro che riprendere tutti e tre i film della serie e ricominciarla da capo, per rivivere ancora una volta le avventure di Woody, Buzz e tutta l’allegra compagnia.

Credevamo male, perché per la Disney/Pixar quella a cui avevamo assistito in Toy Story 3 – La grande fuga era solo la fine della storia che riguardava Andy, mentre a proposito di Woody e co. c’era ancora qualcosa da dire. Ecco quindi approdare in sala, a 9 anni dal terzo capitolo, Toy Story 4.

Sinossi

Nel film diretto da Josh Cooley, animatore qui al suo debutto nella regia di un lungometraggio, ritroviamo lo sceriffo dal cuore d’oro (scomparso Fabrizio Frizzi, a dare voce a Woody è ora Angelo Maggi, storico doppiatore di Tom Hanks che in originale presta voce al personaggio) e tutti gli altri giocattoli, ormai parte della vita di Bonnie. Gli equilibri all’interno del gruppo cambiano quando Bonnie porta a casa dall’asilo Forky (Luca Laurenti), un giocattolo da lei stessa creato dalla spazzatura, e quindi con gravi crisi di identità. Rendendosi conto della sua importanza per l’equilibrio di Bonnie, Woody si lancerà all’inseguimento di Forky quando quest’ultimo si catapulterà fuori dal finestrino durante una gita familiare.

toy story 4Durante il suo viaggio per recuperare Forky, Woody farà nuovi incontri. Conosceremo Ducky e Bunny, due peluche-premio duri e competitivi; Gabby Gabby, una bambola anni ’50 dal dolce visino ma a capo di una banda di pupazzi da ventriloquo; Duke Caboom (Corrado Guzzanti), motociclista acrobatico che nasconde un trauma. Ma soprattutto lo sceriffo ritroverà Bo Peep, non più la pastorella di porcellana che conosceva un tempo, ma una veterana della strada che sa il fatto suo.

Parola chiave: cambiamento

In Toy Story 4 gli orizzonti si allargano, mentalmente e fisicamente. Lungi dal limitare l’ambientazione ai confini ristretti della cameretta o dell’asilo di Bonnie, i nostri eroi si avventurano tanto in un po’ lugubre negozio d’antiquariato quanto in un luminoso luna park. E non è un caso che proprio in quest’ultimo Woody ritrovi la perduta Bo Peep, incarnazione della nuova direzione “iper femminista” che la Disney ha già da un bel po’ intrapreso nei suoi prodotti, animati e non.

Smessi gli abiti da donzella, Bo Peep si gode le gioie della libertà che solo un giocattolo sperduto può vantare, ed è proprio interagendo con lei che Woody inizia a muoversi verso una nuova consapevolezza nel nome del grande tema del film, ovvero quello del cambiamento. Ecco allora che in Toy Story 4 anche Woody, da guida e roccia salda, comincia a mettere in dubbio il suo ruolo e il suo posto.

Un sequel (quasi) perfetto

toy story 4Al quarto capitolo della mitica saga iniziata nel 1995 non manca praticamente nulla. Nonostante parta a rilento, il film è scritto e diretto benissimo. Con equilibrio e gran senso del ritmo nella narrazione, riesce a dosare bene i suoi molteplici aspetti, in modo da abbracciare un po’ tutto il pubblico trasversale a cui è rivolto.

In un alternarsi di emozioni, lo spettatore può godersi dalle semplici gag che strappano sorrisi e risate, alle riflessioni più profonde che portano alla commozione. Il tutto passando per una serie di (dis)avventure che mirano a un più puro intrattenimento, infarcito di gustose citazioni cinefile (ad es. la scena che introduce Gabby Gabby è accompagnata dalla musica che si sente nella sala da ballo di Shining, mentre la stessa bambola è ispirata al personaggio di Norma Desmond di Viale del tramonto).

Toy Story 4 non solo finalmente risponde a uno dei grandi misteri del terzo film (ovvero che fine avesse fatto Bo Peep) ma riesce poi come sempre ad aggiungere nuovi memorabili personaggi alla sua già vasta galleria di giocattoli da amare. Soprattutto Forky, il cucchiaio-forchetta nato da oggetti riciclati pescati dalla spazzatura, offre una svolta ambientalista al cartoon dove niente si butta (che sia un giocattolo non nato come tale, o una bambola degli anni ’50 in cerca di una possibilità), e che continua a preferire il buon vecchio analogico ai device tecnologici di ultima generazione.

The end?

Se tuttavia dovessimo attribuire un “difetto” a Toy Story 4, questo è quello di avere in qualche modo intaccato il finale del terzo capitolo, che era davvero perfetto e non necessitava di una prosecuzione. Eppure, alla fine dei conti, poco importa. Fossero tutti i così i sequel “non necessari”.

Visto il finale di Toy Story 4, non sembrerebbe poi impossibile che la Disney Pixar tra qualche anno decida – ancora una volta – di farci nuovamente incontrare i personaggi.
Nell’attesa di scoprire il futuro della saga, a questo punto non ci resta (come al solito) che piangere, e abbracciare forte il pupazzo del nostro sceriffo preferito.

Toy Story 4 sarà al cinema dal 26 giugno con la distribuzione Disney.

 

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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