Tra il pubblico e il privato, c’è di mezzo l’informazione

Immaginiamo una società ideale composta da cinque persone. Due di queste decidono di candidarsi (dal latino candidatus: colui che indossa la toga bianca, simbolo di purezza e trasparenza) e sono, ovviamente, conosciuti in tutto e per tutto dagli altri tre cittadini. Perciò, il giudizio di ogni candidato da parte dei cittadini è legato sia, e soprattutto, alle azioni di gestione della cosa pubblica, sia alla fiducia che il candidato ispira attraverso la sua coerenza, la sua condotta morale e il suo essere un cittadino modello rispettoso delle leggi (chi può far rispettare le leggi meglio di chi le osserva in tutto e per tutto?).

In una società, come quella italiana, costituita da 60 milioni di persone, è impossibile che ogni persona conosca tutti i propri connazionali. Una circoscrizione però può essere considerata un esempio del modello sopra spiegato allargato a 30-40 mila cittadini.

Su larga scala, la conoscenza dei personaggi pubblici deve essere garantita dalla libera stampa e dai mezzi di comunicazione che devono agire senza pressioni, in modo imparziale e disinteressato, basando il proprio risultato di vendite ed audience sulla qualità delle notizie riportate. Ogni cittadino deve essere libero di avere un proprio giudizio di un personaggio politico e deve avere la possibilità di crearsi questa idea attraverso l’informazione. E’ a sua discrezione il fatto di considerare gli aspetti di vita privata del personaggio in questione, in un caso, fondamentali e, in un altro caso, meno.

D’altra parte, devono essere garantiti il rispetto e la correttezza da parte dei media durante l’intrusione nella sfera privata di una persona pubblica.

L’informazione, per un politico che si comporta in modo leale e corretto anche nella sfera privata, è (dovrebbe essere) un mezzo di grande vantaggio elettorale e propagandistico!

Vita privata e pubblica necessariamente confinano. Non devono essere confuse, ma nemmeno ridotte a un reciproco silenzio. Chi è buono e sincero, si presume lo sia dappertutto. Altrettanto chi è disonesto oppure egoista o ancora insaziabile. In fin dei conti, anche se si finge, si rimane ciò che si è, magari dei bugiardi. Da sempre, quindi, i comportamenti privati dei leader sono sotto le luce dei riflettori, compresi i risvolti amorosi, dato che alle volte hanno addirittura deciso della pace e della guerra. Dimmi chi frequenti, tra l’altro si afferma, e ti dirò chi sei.

Siamo noi che non dobbiamo farci influenzare da notizie faziose e inutili o la stampa e i media che, timorosi del rischio di influenzare in modo scorretto l’opinione pubblica, devono relegarsi al ruolo di cronisti di fatti evidenti?

L’informazione è un grande diritto ed un grande privilegio ma un immenso strumento di controllo, se male utilizzato.

Cosa ha fatto Ahmaninejad appena rieletto presidente dell’Iran? Ha tacciato fuorilegge chiunque contesti il risultato delle elezioni e la sua politica ed ha reso illegali le manifestazioni contro il suo potere.

Abbiamo studiato in storia (e in molti stati del mondo succede ancora) che il primo segnale per stabilire se esiste o meno una forma dittatoriale è il controllo dell’informazione e della propaganda.

Questo controllo lo si esercita, oggi, attraverso l’isolazionismo informativo oscurando flussi di notizie provenienti dall’esterno (vedi i casi Cina – Tibet; Iran – tv occidentali) oppure, “alla vecchia”, controllando stampa e media dall’interno.

EMANUELE MAZZUCA



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