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Tragedia in Abruzzo

Scritto da Matteo il 27 - June - 2009 Letto 347 volte

QUESTA LETTERA E’ STATA POSTATA A MIO ZIO DA UN SUO COLLEGA ANCORA IN SERVIZIO VOLONTARIO IN ABRUZZO.

Ho visto l ‘Aquila. Un silenzio spettrale, una pace irreale, le case distrutte,

il gelo fra le rovine.

Cani randagi abbandonati al loro

destino. Un militare a fare da guardia a ciascuno

degli accessi alla zona rossa, quella off limits.
Camionette, ruspe, case sventrate. Tendopoli. Ho
mangiato nell’unico posto aperto, dove va
tutta la gente, dai militari alla protezione
civile. Bellissimo. Ho mangiato gli arrosticini
e la mozzarella e i pomodori e gli affettati.
Siamo andati mentre in una tenda duecento
persone stavano guardando “Si Può Fare”.
Eravamo io, Pietro, Michele, Natasha, Cecilia,
Anna Maria, Franco e la sua donna.
Poi siamo tornati quando il film stava per
finire. La gente piangeva. Avevo il microfono e
mi hanno chiesto come si fa a non impazzire,
cosa ho imparato da Robby e dalla follia di
Robby, se non avevo paura di diventare pazzo quando recitavo.
Ho parlato con i ragazzi, tutti trentenni da
fitta al cuore. Chi ha perso la fidanzata, chi i
genitori, chi il vicino di casa. Francesca,
stanno malissimo. Sono riusciti ad ottenere solo
ieri che quelli della protezione civile non
potessero piombargli nelle tende
all’improvviso, anche nel cuore della notte,
per CONTROLLARE. Gli anziani stanno impazzendo.
Hanno vietato internet nelle tendopoli perchè
dicono che non gli serve. Gli hanno vietato
persino di distribuire volantini nei campi, con
la scusa che nel testo di quello che avevano
scritto c’era la parola “cazzeggio”. A
venti chilometri dall’Aquila il tom tom è
oscurato. La città è completamente
militarizzata. Sono schiacciati da tutto, nelle
tendopoli ogni giorno dilagano episodi di follia
e di violenza inauditi, ieri hanno accoltellato
uno. Nel frattempo tutte le zone e i boschi
sopra la città sono sempre più gremiti di
militari, che controllano ogni albero e ogni
roccia in previsione del G8. Ti rendi conto di
cosa succederà a questa gente quando quei pezzi
di ***** arriveranno coi loro elicotteri e le
loro auto blindate? Là ???? Per entrare in
ciascuna delle tendopoli bisogna subire una
serie di perquisizioni umilianti, un terzo grado
sconcertante, manco fossero delinquenti, anche
solo per poter salutare un amico o un parente.
Non hanno niente, gli serve tutto. (Hanno)
rifiutato ogni aiuto internazionale e loro hanno
bisogno anche solo di tute, di scarpe da
ginnastica. Per far fare la messa a Ratzinger,
il governo ha speso duecentomila euro per
trasportare una chiesa di legno da Cinecittà a L ‘Aquila.
Poi c ‘è il tempo che non passa mai, gli
anziani che impazziscono. Le tendopoli sono
imbottite di droga. I militari hanno fatto
entrare qualunque cosa, eroina, ecstasy,
cannabis, tutto. E ‘ come se avessero voluto
isolarli da tutto e da tutti, e preferiscano
lasciarli a stordirsi di qualunque cosa,
l’importante è che all’esterno non trapeli
nulla. Berlusconi si è presentato, GIURO, con
il banchetto della Presidenza del Consiglio. Il
ragazzo che me l ‘ha raccontato mi ha detto che
sembrava un venditore di pentole. Qua i media
dicono che là va tutto benissimo. Quel ragazzo
che mi ha raccontato le cose che ti ho detto,
insieme ad altri ragazzi adulti, a qualche
anziano, mi ha detto che “quello che il Governo
sta facendo sulla loro pelle è un gigantesco
banco di prova per vedere come si fa a tenere
prigioniera l ‘intera popolazione di una città,
senza che al di fuori possa trapelare niente”.
Mi ha anche spiegato che la lotta più grande
per tutti là è proprio non impazzire. In tutto
questo ci sono i lutti, le case che non ci sono
più, il lavoro che non c ‘è più, tutto perduto.
Prima di mangiare in quel posto abbiamo fatto a
piedi più di tre chilometri in cerca di un
ristorante, ma erano tutti già chiusi perchè i
proprietari devono rientrare nelle tendopoli per
la sera. C ‘era un silenzio terrificante,
sembrava una città di zombie in un film di
zombie. E poi quest’umanità all’improvviso
di cuori palpitanti e di persone non dignitose,
di più, che ti ringraziano piangendo per essere
andato là. Ci voglio tornare. Con quella luna
gigantesca che mi guardava nella notte in fondo
alla strada quando siamo partiti e io pensavo a
te e a quanto avrei voluto buttarmi al tuo collo
per dirti che non ti lascerò mai, mai, mai.
Dentro al ristoro privato (una specie di
rosticceria) in cui abbiamo mangiato, mentre ci
preparavano la roba e ci facevano lo scontrino e
fuori c ‘erano i tavoli nel vento della sera,
un commesso dietro al bancone ha porto un
arrosticino a Michele, dicendogli “Assaggi,
assaggi”. Michele gli ha detto di no, che li
stavamo già comprando insieme alle altre cose,
ma quello ha insistito finchè Michele non
l’ha preso, e quello gli ha detto
sorridendogli: “Non bisogna perdere le buone abitudini”.
Domani scriverò cose su internet a proposito di questo, la gente deve sapere.
Anzi metto in rete questa mia lettera per te.

Andrea Gattinoni, 11 maggio notte.

 

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