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Le trilogie cinematografiche da vedere almeno una volta nella vita

Da sempre il numero 3 è il numero della perfezione. Tale perfezione venne assegnata al numero dalla scuola Pitagorica poiché considerava il 3 la sintesi tra il pari (due) e il dispari (uno), inoltre nella teoria dei numeri il tre raffigura la superficie e la prima superficie è a forma di triangolo. Ma il tre è il numero perfetto non solo per gli antichi greci ma anche per i cinesi essendo il numero della totalità cosmica, ovvero cielo, terra, uomo.

Molte sono le culture in cui il tre ha un significato magico o simbolico, basti pensare alle triadi divine nelle religioni, e il motivo per cui tale numero ha avuto molta importanza anche nel Medioevo lo si deve a Filone d’Alessandria, I secolo d.C., il quale tramite le tre dimensioni degli oggetti voleva spiegare la sacralità e la perfezione.

Così fino ad oggi il numero tre ha mantenuto il suo essere sinonimo di perfezione e lo sanno bene ad Hollywood e nel mondo del cinema in generale, dove negli anni gli studios hanno dato vita a trilogie cinematografiche entrate di diritto nella cultura pop e che a distanza di anni sono delle vere e proprie saghe cult che ogni cinefilo conosce e ama. Ecco quindi le 10 trilogie che ogni amante della settima arte dovrebbe vedere almeno una volta nella vita.

Star Wars

Star wars trilogie da vedereDal 25 maggio del 1977 Star Wars di George Lucas è LA SAGA cinematografica per antonomasia. I tre film che compongono la Saga Originale – Episodio IV: Una nuova speranza, Episodio V: L’impero colpisce ancora ed Episodio VI: Il ritorno dello Jedi – rappresentano per l’industria cinematografica un punto cardine. Infatti Lucas con i suoi film non ha solo rivoluzionato la fantascienza, introducendo tra le altre cose il concetto di futuro usato, ma ha cambiato il modo di fare cinema. La realizzazione del primo capitolo, il cui titolo era originariamente solo Star Wars, è stata piena di imprevisti, in particolare per gli effetti speciali, tanto che il regista fondò la Industrial Light and Magic che diede vita a effetti speciali mai creati prima. Inoltre Star Wars diede il via al fenomeno dei blockbuster estivi e pose le basi per il merchandising come lo conosciamo oggi.

Accolti dalla critica con pareri contrastanti, i tre film della trilogia conquistarono in breve tempo il pubblico di tutto il mondo, con grande sorpresa della 20th Century Fox che lo riteneva un probabile flop. Il primo capitolo della trilogia inizialmente uscì in sole 42 sale ma in breve tempo salirono a 1750 e alcune di esse lo tennero in cartellone per un anno. Un successo incredibile sancito da ben 9 premi Oscar (7 per Una nuova speranza e uno a testa per gli altri due capitoli) che dura ancora oggi; non è un caso che Star Wars sia ormai entrato nel pieno della cultura pop odierna. Il tutto condito dalla mitica colonna sonora del grande John Williams.

Quando ormai si pensava che l’avventura di Star Wars fosse a livello cinematografico conclusa (dal 1977 vengono pubblicati romanzi e fumetti che vanno a formare il cosiddetto universo espanso), a distanza di ben 22 anni George Lucas decise di riportare nelle sale la sua creatura. Dal 1999 al 2005 viene infatti prodotta una nuova trilogia che ci porta a conoscenza di come Anakin Skywalker sia diventato il signore oscuro dei Sith noto come Darth Vader e di come l’Impero si sia sostituito alla Repubblica.

Nonostante i film della trilogia prequel – Episodio I: La minaccia fantasma, Episodio II: L’attacco dei cloni, Episodio III: La vendetta dei Sith – ebbero ottimi incassi al botteghino, vennero stroncati dalla critica e in particolare dai fan di vecchia data che rimproveravano, e rimproverano ancora oggi, a Lucas di aver dato vita a film in cui manca l’epicità e la poesia della trilogia originale. A ciò vanno aggiunte sceneggiature mediocri e la recitazione più che legnosa di Jake Lloyd e Hayden Christensen, rispettivamente interpreti di Anakyn da piccolo e da ragazzo. Non a caso i due attori e i primi due film vennero nominati ai Razzie Awards.

Nel 2012 George Lucas sorprende nuovamente tutti vendendo Star Wars alla Disney per ben 4 miliardi di dollari. La casa di Topolino è decisa a riportare al cinema la Saga ma questa volta verrà mostrato cosa è accaduto alla Galassia e in particolare ai tanto amati Luke Skywalker, Leia Organa e Han Solo dopo la sconfitta dell’Impero. A dicembre 2015 è arrivato nelle sale il tanto atteso Star Wars Episodio VII: Il Risveglio della Forza, per la regia di J.J. Abrams, primo capitolo di una nuova trilogia che si concluderà nel 2019. Inoltre sono in programma ben tre spin-off il primo dei quali, Rogue One, arriverà a dicembre 2016. Tre trilogie per un totale di nove film per quella che è la Saga più amata di sempre.

Da sempre i film, in particolare i blockbuster, sono vittime di parodie più o meno riuscite. Riguardo a Star Wars la più famosa è Balle Spaziali di Mel Brooks, il quale è all’opera sulla parodia del settimo capitolo, ma ogni amante della Saga originale non può non vedere la trilogia dei Griffin che con Blue Harvest, Something Something Dark Side e It’s a Trap! con la consueta ironia della famiglia ideata da Seth MacFarlane parodizza i film originali.

 

Ritorno al Futuro

ritorno al futuro trilogie da vedereUn ingegnoso mix di nostalgia, comicità e fantascienza sono i punti cardine di Ritorno al Futuro, saga fantascientifica ad opera di Robert Zemeckis e Bob Gale e prodotta da Steven Spielberg. Il primo capitolo della saga arrivò nei cinema americani nel luglio del 1985, divenendo subito un grandissimo successo al botteghino e guadagnando nel primo weekend di programmazione 11 milioni di dollari, a fronte un costo di produzione di 19 milioni. La trilogia di Ritorno al Futuro è un surreale viaggio nel tempo che porta i due protagonisti Doc e Marty, i mitici Christopher Lloyd e Michael J. Fox, a vivere incredibili avventure nel passato e nel futuro, viaggiando su una DeLorean trasformata in una macchina del tempo dal geniale scienziato.

L’intuizione geniale di Gale e Zemeckis fu quella di ambientare il primo capitolo nel 1955 e riportare così il protagonista, e quindi il pubblico, nell’epoca in cui i genitori erano adolescenti come lui. Basando l’intera vicenda sul tipico meccanismo della commedia degli equivoci, assistiamo alla divertente e coinvolgente avventura di Marty che diviene involontariamente oggetto dei desideri della futura madre e che farà di tutto per non scomparire, facendo diventare l’imbranato padre George il ragazzo dei sogni della madre. Il tutto dovendo affrontare il bullo Biff.

Al successo del primo capitolo, che si concludeva con un finale aperto, seguirono altri due capitoli che fecero così di Ritorno al Futuro una delle trilogie più amate di sempre. In Ritorno al Futuro – Parte II veniamo proiettati prima nel futuro (la data 21 ottobre 2015 vi dice niente?!), dove il nostro eroe dovrà affrontare Griff Tannen, nipote di Biff, e salvare suo figlio dai guai con la giustizia, e poi nuovamente nel passato per riparare a un paradosso temporale che cambierebbe tutta la storia della famiglia McFly. In Ritorno al Futuro – Parte III, terzo e ultimo capitolo della saga, troviamo Marty e Doc nel far west dove, oltre a trovare un modo per tornare nel 1985, dovranno affrontare Bufford “Cane Pazzo” Tannen, bisnonno di Biff.

Unendo la nostalgia per gli anni ’50, citazionismo, commedia e avventura, il trio Zemeckis-Gale-Spielberg ha dato vita a una trilogia che grazie ad ottime sceneggiature e a due attori in stato di grazia, in breve tempo ha conquistato la critica e il pubblico di tutto il mondo divenendo una delle trilogie più amate. «Strade?! Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade!».

 

Il Signore degli Anelli

il signore degli anelli trilogie da vedereIl Signore degli Anelli è una delle trilogie fantasy più importanti della letteratura, nonché una delle più popolari opere letterarie del XX secolo. Scritto da J. R. R. Tolkien tra il 1937 e il 1949, fu pubblicato in tre volumi tra il 1954 e il 1955. Vista la sua immensa popolarità non passò molto perché il libro arrivasse al cinema. Dopo alcuni progetti mai andati in porto – si narra di un progetto dei Beatles e uno di Kubrick  – il primo adattamento per il cinema arrivò nel 1978 con il film d’animazione ad opera di Ralph Bakshi, cui seguì due anni dopo la seconda e conclusiva parte.

Sarà però il regista neozelandese Peter Jackson a portare finalmente sul grande schermo i tre libri che compongono l’opera letteraria. Tra il 2001 e il 2003 arrivarono così al cinema La compagnia dell’Anello, Le due torri e Il Ritorno del Re, i quali nonostante le differenze con i romanzi conquistarono pubblico (anche se non mancarono le critiche) e critica, tanto da ottenere incassi record e un totale di 30 nomination agli Oscar con 17 statuette vinte (4 La compagnia dell’Anello, 2 Le due torri e ben 11 Il Ritorno del re) facendo della trilogia in breve tempo un cult del cinema moderno.

La storia della saga è nota ai più: ambientato alla fine della Terza Era nella Terra di Mezzo assistiamo all’avventura degli hobbit Frodo Baggins e Samwise Gamge in viaggio verso il Monte Fato con l’intento di distruggere l’Unico Anello e sconfiggere così definitivamente l’Oscuro Signore Sauron. Quello che pochi sanno è che la produzione è stata travagliata. L’idea di portare Il Signore degli Anelli al cinema esisteva sin dal 1995 sempre per la regia di Peter Jackson e produzione Miramax.

Inizialmente i film sarebbero dovuti essere due, ma quando la produzione divenne troppo costosa la Miramax si tirò indietro e venne sostituita dalla New Line Cinema (inserendo comunque Bob e Harwey Wenstein della Miramax come produttori) la quale decise di farne una trilogia per rispettare così al meglio i tempi del libro. I tre film vennero girati in contemporanea in Nuova Zelanda e fanno uso di effetti speciali innovativi, modellini e diorama che hanno contribuito a creare la trilogia come tutti la conosciamo.

 

Beverly Hills Cop

beverly hills cop trilogie da vedereGli anni ’80 sono stati un decennio molto florido per  l’industria cinematografica, non a caso in questi anni sono arrivati nelle sale molti film oggi divenuti cult. Tra questi vi è sicuramente la trilogia di Beverly Hills Cop e protagonista non poteva che essere Eddie Murphy, uno degli attori simbolo di quegli anni.

Il primo capitolo di Beverly Hills Cop, come spesso accade, ha avuto una lunga gestazione. L’idea del film nacque alla fine degli anni ’70, si intitolava Beverly Drive e i produttori Jerry Bruckheimer e Don Simpson come protagonista volevano Mickey Rourke, il quale firmò addirittura un contratto di esclusiva di 400 mila dollari. L’attore poi lasciò visto il protrarsi dei tempi. La Paramount Pictures allora propose il ruolo a Sylvester Stallone, il quale inaspettatamente accettò. Sly però, non contento dello script che riteneva poco action, riscrisse molte sequenze. Le modifiche però non convinsero i produttori e quindi Stallone in accordo con i produttori lasciò il film e utilizzò molte delle scene da lui scritte per il suo film Cobra.

A sei settimane dall’inizio delle riprese il film era senza protagonista, così i produttori andarono a Los Angeles per incontrare Eddie Murphy, giovane stella del Saturday Night Live che, venuto a conoscenza del progetto, si era detto interessato. In questo modo l’attore divenne l’esuberante poliziotto di Detroit Axel Foley.

Il primo capitolo della trilogia di Beverly Hills diretto da Martin Brest (Vi presento Joe Black) arrivò al cinema nel 1984 e fu un ottimo successo di critica e pubblico, incassando solo negli USA più di 234 milioni di dollari a fronte di una produzione di 15 milioni. Visto il successo del primo capitolo la produzione pensava di farne una serie ma Murphy rifiutò di prendervi parte. Era tuttavia interessato a prendere parte a un nuovo film, così nel 1987 arrivò il sequel, questa volta diretto da Tony Scott, che riporta il protagonista da Detroit a Beverly Hills per una nuova indagine.

Originariamente la pellicola doveva svolgersi tra Londra e Parigi, ma la sceneggiatura venne riscritta quando Eddie Murphy si disse non disposto a girare fuori dagli Stai Uniti. Il sequel venne accolto con recensioni contrastanti ma fu comunque un buon successo di pubblico, incassando 153 milioni di dollari. A dieci anni dal primo capitolo nel 1994 arrivò il terzo e conclusivo film che venne diretto da John Landis. La pellicola però non ebbe il successo sperato e fu criticato, anche dallo dallo stesso Murphy, poiché oltre alla mancanza dei personaggi del Sergente Taggart e del Capitano Bogomil in Beverly Hills Cop III manca la verve comica presente nei due capitoli precedenti.

 

Trilogia del dollaro

Clint Eastwood trilogia del dollaro sergio leone trilogie da vedereSergio Leone è stato uno dei grandi registi del cinema italiano e i suoi spaghetti-western sono noti in tutto il mondo. I suoi tre film più famosi di questo genere, Per un pugno di dollari (1964), Per qualche dollaro in più (1965) e Il buono, il brutto, il cattivo (1966), sono conosciuti come la Trilogia del dollaro o la Trilogia dell’Uomo senza nome, con protagonista un giovane Clint Eastwood.

Il primo film della trilogia è sostanzialmente il remake di La sfida del samurai (Yojimbo) di Akira Kurosawa. A seguito della visione del film Leone fu così affascinato dal film che decise di girare un western in cui la storia di base era la stessa ma cambiando ambientazione e dialoghi. Nonostante i problemi per i diritti d’autore (esistono varie versioni sul motivo per cui inizialmente non vennero pagati) il film in Italia ed all’estero ebbe un grande successo al botteghino.

L’anno successivo Leone, che si trovava in un momento di paralisi creativa, decise di tornare a girare un altro western, così con l’aiuto di Luciano Vincenzoni e Sergio Donati scrisse Per qualche dollaro in più. Anche questo film fu un grande successo di pubblico incassando l’incredibile cifra di tre miliardi e mezzo di lire. Nel 1966 arriva il terzo capitolo della trilogia nonché il più famoso: Il buono, il brutto, il cattivo. Prodotto dalla United Artists, il film è ambientato durane la guerra di secessione americana ed oltre ad essere il migliore dei tre film è da molti considerati un prequel dei precedenti poiché in questo capitolo il personaggio dell’Uomo senza nome interpretato da Clint Eastwood trova nel corso della pellicola gli abiti che indossa negli altri due film. Come i precedenti fu un grande successo di pubblico.

Nonostante non fosse intenzione del regista i tre film vennero considerati parte di una trilogia grazie all’enigmatico Uomo senza nome interpretato da Clint Eastwood. La particolarità del personaggio consiste nell’indossare in tutti e tre i film gli stessi abiti e nell’avere gli stessi atteggiamenti, saltuariamente ha anche un nome: in Per un pugno di dollari viene chiamato Joe per te volte, in Per qualche dollaro in più è noto come il monco – poiché usa la mano destra solo per sparare – e in Il buono, il brutto, il cattivo è semplicemente il biondo.

Come affermato da Carlo Verdone nel documentario Verdone racconta Leone, originariamente il regista come protagonisti aveva chiesto alla produzione attori di spicco come Charles Bronson ed Henry Fonda, ma questi non conoscendo Leone chiesero un ingaggio molto alto e così fu suggerito al regista il giovane Clint Eastwood, allora reduce dal successo della serie tv Rawhide. Inoltre poiché Per un pugno di dollari venne proiettato negli USA molti membri del cast e della troupe assunsero nomi americani: Sergio Leone divenne Bob Robertson, Ennio Morricone usò lo pseudonimo Dan Savio e Gian Maria Volontè appare come John Wells.

Grazie ad una regia che porta nel pieno della vicenda, a personaggi iconici, dialoghi e battute entrate nell’immaginario di ogni cinefilo – «Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto», «Quando devo sparare, la sera prima vado a letto presto», «Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica, e chi scava. Tu scavi» – e una colonna sonora indimenticabile firmata dal premio Oscar Ennio Morricone, quella di Leone è una delle trilogie più amate di sempre.

 

Le Tre Madri

suspiria trilogie da vedereIn una sezione del romanzo Suspiria de Profundis di Thomas de Quincey viene narrato che oltre alle tre Parche e alle tre Grazie esiste un’altra triade di sorelle, i tre Dolori. Mater Suspiriorum (Nostra Signora dei Sospiri), Mater Tenebrarum (Nostra Signora delle Tenebre) e Mater Lacrimarum (Nostra Signora delle Lacrime) sono le tre sorelle che rappresentano l’attributo di ogni donna, ovvero sospiri, lacrime e tenebre, e sono una diretta traduzione del latino mater.

Prendendo spunto da tale parte del romanzo il regista horror Dario Argento ha dato vita ad una trilogia incentrato su queste tre sorelle che nei suoi film vengono presentate come le creatrici della stregoneria. Suspiria (1977), Inferno (1980) e La terza madre (2007) sono le tre pellicole che compongono la trilogia ed ogni capitolo è dedicato ad una delle sorelle e sono girati rispettivamente a Friburgo, New York e Roma, città nelle quali le tre donne si sono fatte costruire dall’architetto italiano Emilio Varelli le loro dimore. Filo conduttore delle tre pellicole sono i frammenti del diario scritto dall’architetto il quale scopri troppo tardi la vera natura delle tre donne. Inoltre in tutte e tre le pellicole protagonista è una giovane ragazza che si troverà ad affrontare una delle tre sorelle.

Se Suspiria, primo capitolo della trilogia, è stato un grande successo di pubblico e critica confermando il talento di Dario Argento dopo Profondo Rosso, lo stesso non si può dire di Inferno e La terza madre. Se il primo fu comunque abbastanza ben accolto dalla critica e viene considerato ancora oggi un prodotto sottovalutato, La terza madre viene considerato da molti una conclusione molto deludente. In ogni caso la Trilogia de Le Tre Madri è imperdibile per ogni amante dell’horror, e non solo.

 

 

Trilogia della vendetta

trilogia della vendetta trilogie da vederePark Chan-wook è uno dei più conosciuti e importanti registi e sceneggiatori sud coreani. Motivo della sua notorietà a livello internazionale è sopratutto la Trilogia della Vendetta composta da Mr. Vendetta (2002), Old Boy (2003) – vincitore del Gran Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes 2004 – e Lady Vendetta (2005).

Come si evince dal nome della trilogia e dai titoli dei film Chan-wook nella sua opera mette sotto la lente di ingrandimento la vendetta, filtrata attraverso le innumerevoli sfaccettature dell’animo umano che risponde in conseguenza ad un torto subito. Nei tre film abbiamo così tre persone che a seguito di un torto subito si vendicheranno di coloro che le hanno fatto soffrire riversando su di loro tutto il dolore, la rabbia e la frustrazione per ciò che hanno subito.

La trilogia risulta quindi essere una vera e propria analisi dell’essere umano, infatti il registra mostra come nessuno è immune da tale sentimento e l’ostinazione dei personaggi protagonisti nel perseguire il loro fine fanno divenire la vendetta il mezzo tramite il quale l’essere umano accetta la sua parte più brutale. Un insieme di immagini tanto belle quanto terribili, di una potenza e di una sofisticatezza inaudite che lasceranno lo spettatore senza fiato.

I tre film a livello narrativo sono tra loro scollegati, si possono benissimo vedere in ordine sparso, il filo rosso che lega i tre protagonisti e quindi le tre pellicole è semplicemente la vendetta e la loro determinazione nel portarla a compimento. Grazie ad una sceneggiatura ed una regia che riesce a portarci nei meandri più oscuri dell’animo umano, ad una sottile ironia, a trovate tragicomiche e al successo di critica al Festival di Cannes 2004, la Trilogia della Vendetta di Park Chan-wook è divenuta in breve tempo una delle trilogie cult della settima arte che ogni amante del cinema non può non vedere.

Nel 2013 il regista americano Spike Lee ha diretto un remake di Old Boy, con protagonista Josh Brolin. La pellicola ricevette recensioni contrastanti da parte della critica mentre al botteghino fu un vero e proprio flop incassando circa 4,9 milioni di dollari a fronte di una produzione di 30 milioni. Pecca peggiore della pellicola è sicuramente il non portare nulla di nuovo alla storia se non ambientazione e dialoghi. Un prodotto molto inferiore al capolavoro originale. Un film più che dimenticabile.

 

La casa

la-casa-2 trilogie da vederePrendete tre studenti universitari, la loro passione per il cinema, attori e set improvvisati e condite tutto con horror, commedia e splatter ed otterrete la trilogia de La Casa, pietra miliare del cinema horror-comedy divenuto in breve tempo un vero e proprio cult del B-movie.

La trilogia diretta da Sam Raimi lanciò sia la carriera del regista – che poi girerà la trilogia di Spider Man – sia quella di Bruce Campbell che oltre ad essere l’attore feticcio di Raimi divenne una vera e propria star del cinema horror. I film de de La Casa vede protagonista Ash Williams, definito dallo stesso Campbell «un idiota», e la sua lotta contro le forze del male. Il tutto con una buona dose di humor ed ironia unite all’immancabile splatter.

L’idea del film nasce nel 1978 quando i tre amici e studenti universitari Sam Raimi (regista), Robert Tapert (produttore) e Bruce Campbell (attore) con mezzi di fortuna girarono il cortometraggio horror Within the Woods con lo scopo di ottenere i finanziamenti per girare un film. Il corto, che contiene molti elementi che poi saranno presenti nella saga de La Casa, piacque a tal punto che Raimi ottenne un finanziamento di 350 mila dollari per girare un film. Girato in 18 mesi durante i week end la gran parte degli effetti speciali e delle tecniche di ripresa vennero improvvisati durante le riprese con mezzi di fortuna, come ad esempio la shakeycam, una sorta di steadycam montata su un supporto mobile che permetteva l’effetto tremolante della macchina da presa.

Girato in un uno chalet abbandonato – distrutto da un incendio poco dopo le riprese – , nella cantina della casa di Raimi e nella casa di campagna di Tapert la pellicola uscì nei cinema USA nel 1981 e ricevette recensioni contrastanti ed incassò circa 2,5 milioni di dollari. Col tempo la critica rivalutò la pellicola tanto da considerarla un un classico dell’horror low budget e divenne un vero e proprio cult tra gli appassionati del genere.

Al successo del primo capitolo arrivò nel 1987 La Casa 2 che oltre a riprendere gli elementi e la situazione del primo film, grazie ad un budget molto superiore, ripropone in maniera più esplicita sia l’ironia demenziale (con molte scene tipiche della commedia slapstick) che lo splatter che qui vira verso il trash, mostrando mostri palesemente finti. Nel 1992 arriva L’armata delle tenebre, terzo ed un ultimo capitolo della saga. In questo film si ha il passaggio definitivo dallo splatter alla commedia, infatti il personaggio di Ash è sempre una macchietta e lo splatter lascia il posto alla commedia.

Grazie al sapiente mix di splatter, horror e commedia, a situazioni tanto paurose quanto divertenti, a dialoghi e battute entrate nell’immaginario comuneGive me some sugar baby!») e ad un eroe tanto scemo quanto cool,  la trilogia diretta da Sam Raimi ha conquistato in breve tempo il pubblico divenendo un cult imperdibile per tutti gli amanti dell’horror e non solo.

La trilogia de La Casa è stata citata e parodiata nel corso degli anni, inoltre in Italia sono stati girati dei sequel apocrifi, La casa 3 – Ghosthouse, La casa 4 – Witchcraft e La casa 5, con l’intento di ripetere il successo dei film di Raimi. Nel 2013 lo stesso Raimi ha prodotto il sequel/remake diretto da Fede Alvarez e che non ha deluso i fan della serie originale. Inoltre si è da poco conclusa la prima stagione della serie tv che funge da sequel alla trilogia e che ha visto Bruce Campbell tornare ad indossare i panni del mitico Ash, e tutti i fan sono in attesa della seconda stagione. Groovy!

 

Il padrino

il Padrino trilogie da vedereLa saga de Il Padrino, diretta da un giovane Francis Ford Coppola, è una delle più famose e più importanti trilogie cinematografiche, un grandissimo successo di critica e di pubblico che dura ancora oggi. Non è un caso che la saga della famiglia Corleone è stata definita «uno dei più bei capolavori realizzati dalla New Hollywood» ed è divenuta un cult sia grazie alla sceneggiatura e alla regia Coppola che all’interpretazione degli attori protagonisti, in particolare Marlon Brando che grazie all’interpretazione di Vito Corleone vinse l’Oscar come miglior attore protagonista.

Il Padrino narra l’ascesa al potere e la successiva caduta della famiglia mafiosa italo-americana dei Corleone ed è tratta dall’omonimo romanzo di Mario Puzo, che insieme a Coppola ne sceneggiò i film e con il quale vinse nel 1973 e nel 1975 l’Oscar per la miglior sceneggiatura non originale. Uscito nel 1969 il romanzo di Puzo fu subito un grande successo, tanto che nel 1971 la Paramount Pictures acquistò i diritti per farne un film. Inizialmente come regista venne chiamato Sam Peckinpah ma questi dopo poco fu licenziato a causo di divergenze artistiche con la produzione.

A sostituirlo fu chiamato il giovane Francis Ford Coppola e per il ruolo di Vito Corleone venne chiamato Marlon Brando a cui vennero affiancati James Caan, Robert Duvall e un giovane Al Pacino rispettivamente nei panni di Sonny, Tom e Michael Corleone, figli di Don Vito. La pellicola arrivò nei cinema americani nel marzo del 1972 e in quelli italiani nel settembre dello stesso anno e fu subito un grandissimo successo di critica e pubblica, arrivando ad incassare solo negli USA 86 milioni di dollari.

Il successo della pellicola, vincitrice di tre Oscar (miglior film, miglior attore protagonista e miglior sceneggiatura non originale), convinse la Paramount a girare un sequel riconfermando Coppola alla regia. Protagonista di Il Padrino – Parte II è Al Pacino ed insieme a lui venne riconfermato tutto il cast del capitolo precedente a cui si aggiunse Robert De Niro nei panni del giovane Vito Corleone. Il film fu un grande successo, anche se minore rispetto al precedente, sia di pubblico che di critica. Nominato a ben 11 premi Oscar la pellicola ne vinse 6: miglior film, miglior regia, miglior attore non protagonista a Robert De Niro, miglior sceneggiatura non originale, miglior scenografia e miglior colonna sonora.

Nel 1990 su richiesta della Paramount Coppola accettò di girare Il Padrino – Parte III, nonostante avesse dichiarato conclusa la saga dei Corleone con il secondo film. Oltre al regista alla sceneggiatura venne riconfermato Puzo, Al Pacino tornò nei panni di Michael Corleone e furono riconfermate anche Talia Shire e Diane Keaton. Visto il rifiuto di Robert Duvall di tornare nei panni di Tom Hagen venne ingaggiato Andy Garcia per interpretare il nipote di Al Pacino, inoltre nel film compare anche Sofia Coppola, figlia del regista. Il Padrino – Parte III rispetto ai primi due non venne accolto favorevolmente dalla critica ma fu comunque un buon successo di pubblico.

La trilogia de Il Padrino non solo ha lanciato la carriera del regista Francis Ford Coppola e di giovani attori come Al Pacino (che inizialmente la produzione non voleva), James Caan, Robert Duvall e Robert De Niro ma rappresenta una delle migliori saghe cinematografiche di sempre capace di vincere due premi Oscar come miglior film, divenendo da subito un cult intramontabile.

 

Trilogia del cornetto

hot fuzz trilogia del cornetto trilogie da vederePrendete tre generi cinematografi – nello specifico gli horror zombie, action e fantascienza -, aggiungete ironia e comicità e due attori dallo humor irresistibile come Simon Pegg e Nick Frost ed otterrete la divertente Trilogia del Cornetto (titolo originale The Three Flavours Cornetto Trilogy), nota anche come Blood and Ice Cream Trilogy.

Scritta da Simon Pegg e Edgar Wright, quest’ultimo è anche regista dei film, la trilogia è composta da L’alba dei Dementi, Hot Fuzz e La fine del mondo ognuno dei quali prende di mira un genere cinematografico basandosi sui suoi stereotipi e ponendo i protagonisti in situazioni esilaranti e surreali. I tre film non sono legati da alcuna continuità od ordine cronologico, infatti l’unica cosa che li lega è la presenza in tutte e tre le pellicole del cornetto algida di uno specifico sapore che il personaggio interpretato da Nick Frost mangia ogni volta.

In L’alba dei Dementi il cornetto è alla fragola ed ha la confezione rosso vivace che richiama il sangue, elemento tipico degli horror, in Hot Fuzz troviamo il cornetto originale nella confezione blu che richiama l’elemento poliziesco ed infine in La fine del mondo il cornetto è con granella e cioccolato e la confezione e verde-marrone per richiamare la fantascienza.

Come dichiarato dal regista la trilogia nasce per caso, infatti inizialmente non vi era l’intenzione di fare una trilogia. La scena del cornetto algida, presente in tutti e tre i film, nasce dai suoi ricordi dei dopo sbornia universitari, infatti da quanto dichiarato da Wright l’unica cosa che riusciva ad aiutarlo a fargli passare la sbornia era proprio il cornetto algida. Il regista ha deciso così di inserire la scena in cui i protagonisti mangiano il cornetto in L’alba dei morti dementi e poi riproporla successivamente anche nei due capitoli successivi. Durante la promozione di Hot Fuzz è stato fatto notare al regista che il cornetto è l’elemento di unione e alla domanda se aveva intenzione di creare una trilogia ha risposto che sarebbe stata come la trilogia dei colori di Krzysztof Kieślowski ma con i cornetti.

Ma il cornetto non è l’unico elemento ricorrente nella trilogia, infatti nei tre film troviamo diverse gag e situazioni che si ripetono come il salto della staccionata, le bevute al pub, i giochi al pub e la coppia di gemelli. Grazie a sceneggiature non banali che giocano sui topos de generi cinematografici che prendono in giro, ad un duo comico dall’affiatamento incredibile e ad una comicità che conquista e fa ridere di gusto, la Trilogia del Cornetto è divenuta in breve tempo un cult che vi farà vedere l’horror, l’action e la fantascienza come non li avete mai visti.

 

Queste sono le nostre dieci trilogie da vedere assolutamente almeno una volta nella vita. Quali sono le vostre?

 

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About

Appassionato di cinema, fotografia, teatro e musica sin da piccolo decide di farne il suo lavoro. Miyazakiano convinto, tanto da incentrare la sua tesi sul suo cinema, e divoratore di anime tanto da volere Eikichi Onizuka come professore al liceo, è uno Jedi come suo padre prima di lui e “nato pronto” e sì, anche un inguaribile nerd (pollice verso per coloro che non colgono le citazioni). Laureato in cinema presso il DAMS di Roma 3 e diplomato in fotografia presso il CST, inizia a collaborare (e tutt'ora collabora) come critico di cinema e fotografo di concerti con varie webzine di cui da subito ha sposato il progetto con entusiasmo. Giornalista pubblicista iscritto all'albo. Sempre in movimento, perennemente in ritardo. CAPOSERVIZIO CINEMA


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