Truman, il vero senso della vita e dell’amicizia

Sono in pochi a saper trattare un argomento difficile come quello della morte, e Cesc Grey ci è riuscito con il suo ultimo film, Truman, interpretato da Ricardo Darìn e Javier Camara, arrivato nelle sale il 21 aprile e distribuito da Satine Film.

SINOSSI

A Juliàn (Ricardo Darìn) viene diagnosticato un cancro ai polmoni che non lascia possibilità di guarigione, per questo sceglie di non sottoporsi alle lunghe e gravose cure e di usare il tempo che gli resta per mettere in ordine la sua vita prima dell’inevitabile. Ma la paura della morte si fa strada nell’animo solitamente coraggioso di Tomàs (Javier Camara) e avrà quindi bisogno della compagnia di un vecchio amico che tornerà dal Canada per fargli compagnia.

UN REALISTICO ADDIO

Non è di certo facile girare un film su questo tema: come si fa a raccontare il sentimento della morte senza cadere negli stereotipi deprimenti e lontani dalla realtà? Forse l’unico modo è quello di calarsi completamente e personalmente nella situazione, ed è proprio questo che il film ci chiede di fare. Truman non racconta la storia di una persona qualsiasi vicina al protagonista, non è il solito film che usa la morte di qualcuno per mettere alla prova i personaggi principali. Qui è proprio il protagonista ad affrontare il dilemma e questo stravolge completamente la trama. Si sa fin dall’inizio che Juliàn non sopravvivrà, si sa già quale truman_590x445sarà il percorso del resto della sua vita, e in un certo senso si riesce anche ad immaginare le cose che sarà costretto a fare. Se non fosse stato pensato in modo assolutamente originale, Truman sarebbe stato un fiasco su tutta la linea perché non avrebbe avuto i mezzi per accendere la curiosità del pubblico. Invece, straordinariamente, ne è venuto fuori un capolavoro davanti al quale è impossibile fare commenti. Nell’affrontare la morte, Juliàn si ritrova a doversi occupare dell’organizzazione del funerale, dell’acquisto di un’urna, della sistemazione dei suoi pochi averi. Ma cosa più importante, si ritrova a doversi occupare dell’adozione del fedele cane Truman, compagno di una vita, per evitargli la sofferenza del distacco e della solitudine.

In questo assurdo viaggio, fatto di momenti imbarazzanti e a volte inconcepibili, le conversazioni sarcastiche dei due amici sono il particolare che più ci avvicina alla storia di Juliòn. Durante quei botta e risposta adolescenziali tra Juliàn e Tomàs ci si cala nella storia così profondamente che è inevitabile domandarsi “come affronterei io tutto questo?”. La potenza del film sta nell’assoluta mancanza di sviolinate liricheggianti e epici sottofondi. Il realismo è la chiave per capire il film e immergersi in una dimensione quotidiana, in cui la morte, nonostante si trascini dietro un mucchio di rimpianti e di cose non dette, è una cosa normale con cui prima o poi bisogna fare i conti. Ormai manca poco alla fine e non c’è più tempo per fare tutto, qualcosa dovrà avere la priorità. Ma cosa? Ad un certo punto diventa chiaro che non vale la pena di perdere tempo ad evadere dalla realtà, a tenere il muso per i rapporti finiti male o, semplicemente, a tenersi dentro qualche ennesima verità. Il tempo che resta basterà a ridare il giusto valore alle cose e alle persone, a far riemergere il buono e il vero, sepolti sotto anni di convenevoli e bugie, e magari riuscirà ad rispolverare vecchi legami dimenticati. Non lasciatevi intimidire dalla trama apparentemente cupa, Truman è senza dubbio un film da non perdere.

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Simona Scardino

Nata nel 1990 in Molise. Diplomata al liceo classico e laureanda in lettere moderne all’università La Sapienza di Roma. Collabora da anni con blog e quotidiani online tra cui InLibertà, L’Indiependente Webzine e Distorsioni. Grande appassionata di musica rock e di cinema, ama leggere e coltivare la passione per la scrittura. Nel 2012 crea il blog Fuoridallarete (http://fuoridallarete.wordpress.com/). COLLABORATRICE SEZIONE CULTURA

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