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Trump, la Clinton e le amicizie pericolose degli americani

La data dell’8 novembre si avvicina per tutti gli americani. E con essa è sempre più vicina la giornata che deciderà chi sarà il successore di Barack Obama alla Casa Bianca. Ci sarà l’ex first lady Hilary Clinton o il “tycoon” Donald Trump? Ancora non lo sappiamo. Certo è che tra i due si preannuncia una campagna elettorale abbastanza infuocata, nonostante i toni apparsi abbastanza pacati durante il primo duello in tv che si è tenuto pochi giorni fa.

La posta in gioco è altissima, in un momento in cui gli Stati Uniti hanno non poche gatte da pelare a livello sia nazionale quanto internazionale. Ma uno dei sicuri punti cardini su cui si poggerà la prossima amministrazione sarà indubbiamente quello della lotta e del contrasto al terrorismo internazionale.

E’ da quel famigerato 11 settembre 2001 che tutta la popolazione del Paese a stelle e strisce vive nell’incubo ricorrente del fondamentalismo islamico, quasi ormai si trattasse di un pericolo donald-trump-hillary-clinton-dibattito-tv-sondaggi-770x540costante entrato nella quotidianità di chi, ogni giorno, vive sul suolo statunitense.

A riguardo, Trump ha attaccato la presidenza Obama (di cui per i primi 4 anni la Clinton è stata segretario di Stato) di aver “lasciato un vuoto di potere “ in Siria ed Iraq ed aver cosi favorito la nascita dell’Isis, l’organizzazione di Abu Bakr Al Baghdadi che ha ormai scavalcato in tutto e per tutto la vecchia Al Qaeda del defunto Osama Bin Laden. Una verità  a metà, dato che il vuoto di potere in Iraq è stato causato dallo spodestamento di Saddam Hussein voluto da George W. Bush con la guerra del 2003. Una guerra illegale, fatta senza l’assenso delle Nazioni Unite contro un regime che negli anni ’80 aveva tutelato proprio gli interessi americani nella regione.

Aldilà di queste ovvie considerazioni, il prossimo presidente dovrà però capire e comprendere bene che forse è giunto di non ripetere gli errori del passato sulle politiche mediorientali, vale a dire il fatto di aver voluto demandare ad alleati strategici come Arabia Saudita, Turchia e Qatar il futuro assetto di tutto il Medio Oriente. In queste nazioni, da sempre, il serpente del radicalismo islamico è cresciuto, nato e prosperato grazie ad influenti appoggi sia interni quanto esterni. Soprattutto nel regno saudita vi sono ricchi ed influenti sceicchi che hanno da sempre avuto l’interesse nel supportare l’integralismo islamico a proprio favore, pur di contrastare l’influenza sempre più forte e potente del nemico di sempre, l’Iran sciita dei Pasdaran, nel mondo arabo –musulmano.

Se gli Stati Uniti continuano, imperterriti, la loro partiti a scacchi con la Russia di Vladimir Putin per il controllo e la spartizione delle proprie zone di influenza, anche nel Medio Oriente continua, di pari passo, l’eterna lotta tra sunniti e sciiti che è all’origine del bagno di sangue che ancora oggi avviene in Iraq e Siria.

Per questo, se gli americani vorranno davvero dare un serio colpo di bastone in testa al terrorismo islamico, dovranno capire che il miglior modo per farlo non è quello di compiere una guerra o un bombardamento in più. Devono capire che solo tagliando i rami secchi delle loro alleanze internazionali si potranno avere dei reali e concreti risultati. Ma, per fare ciò, devono avere anche il coraggio di affrontare le conseguenze economiche che ne deriverebbero, data l’impressionante mole di affari che mantengono con i governi (e con le banche) di questi Paesi.

Gli Usa ce la faranno? Al prossimo presidente l’ardua risposta.


About

Nicola Lofoco, giornalista pubblicista e blogger. La sua passione per il giornalismo è nata durante gli anni del liceo ed è proseguita durante tutti i suoi studi universitari a Bari, dove ha conseguito la laurea in Scienze Politiche. Ha collaborato con radio e televisioni locali della Puglia e per i quotidiani L'Unità, Il Riformista e La Rinascita, occupandosi di politica estera e di storia contemporanea. Ha pubblicato il volume “Quel velo sul tuo volto” (edizione Les Flaneurs, 2015), interamente dedicato alle primavere arabe ed ai diritti delle donne musulmane, e due volumi sul delitto Moro: “Il caso Moro, misteri e segreti svelati” (Gelsorosso 2015) e “Cronaca di un Delitto Politico” (Les Flaneus 2016). BLOGGER DI WILD ITALY


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