Tunisia, con le presidenziali continua la prova di democrazia.

Dopo le elezioni legislative che hanno decretato la vittoria di Nidaa Tounes, la politica tunisina è ancora sotto i riflettori. Il primo appuntamento previsto è il 20 novembre, quando si riunirà l’ultima seduta dell’Assemblea nazionale costituente tunisina (Anc) eletta il 23 ottobre 2011; il secondo è il 23 novembre, giorno delle elezioni presidenziali. Come stabilisce la nuova Costituzione, sarà il partito di maggioranza a proporre il capo del prossimo governo ma ad affidare formalmente l’incarico sarà il presidente della Repubblica. Se nessuno dei candidati raggiungerà il quorum del 50% dei voti, si tornerà alle urne due settimane dopo per il ballottaggio.

L’elezione del Presidente della Repubblica diventa fondamentale perché quasi tutti i partiti politici hanno posticipato al dopo elezioni le dichiarazioni sulle future alleanze parlamentari. Il Paese è sostanzialmente diviso in due blocchi: laici e islamisti, Nidaa Tounes e Ennahda.

Sono 27 i candidati in lizza per il Palazzo di Cartagine, il favorito è il leader Beji Caid Essebsi di Nidaa Tounes (partito vincitore delle legislative di ottobre 2014), che di nuovo ha ben poco, visto che ricopriva già ruoli politici nel governo di Habib Bourghiba e di Ben Ali. Ennahda ha annunciato che non appoggerà nessun candidato per le elezioni presidenziali e ha detto ai suoi sostenitori di votare per il candidato che preferiscono. Per il presidente dell’Assemblea Mustapha Ben Jafaar Ettakol, “è necessario trovare un candidato che raccolga grandi consensi tra tutti i partiti socio-democratici”. Upl e il Front populaire hanno invece espresso le loro preferenze, rispettivamente Slim Riahi e Hamma Hammami; Moncef Marzouki, attuale presidente della Repubblica, è anch’egli in lizza per le presidenziali nonostante da più parti sia arrivato l’invito ad abbandonare per ragioni etiche.

Ennahda aveva vinto le elezioni 2011 dell’Assemblea Costituente principalmente perché per circa 25  anni era stato all’opposizione e, durante il governo di Ben Ali, aveva perso circa 60mila attivisti, 30mila militanti arrestati e altrettanti esiliati. Ennahda aveva costruito la sua vittoria basando lo scontro non tra islamismo e laicità, ma tra ricchi e poveri: ha distribuito denaro nei villaggi poveri e ha fornito soldi alle famiglie meno abbienti. Il partito islamista aveva saputo rispondere meglio degli altri partiti alle esigenze di cambiamento richieste dal popolo della rivoluzione. Ennahda, principale vittima politica di Ben Ali, era nato come partito fondamentalista, ma dopo la vittoria alle elezioni 2011 aveva  ammorbidito alcune posizioni radicali, sostenendo il pluralismo e l’apertura al mondo occidentale.

Il partito Ennahda dal 2011 al 2014 ha registrato una perdita dei consensi tra i suoi elettori: da una parte non è riuscito a risolvere il problema della disoccupazione, dall’altra ha facilitato la diffusione nella società dell’estremismo islamico. I tunisini temono molto l’estremismo islamico, perché dal loro Paese partono molti terroristi diretti in Siria per combattere tra le fila dello Stato islamico. Si parla di circa 3mila combattenti, soprattutto giovani sotto i 30 anni, e di circa 9mila jihadisti tunisini bloccati alle frontiere di altri Paesi. 

La sconfitta di Ennahda alle legislative 2014 è un “sisma politico”, sostiene Hamadi Redissi, professore di scienze politiche all’Università di Tunisi, intervistato da Swiss Info. “Storicamente, nel mondo, l’Islam politico è stato o al potere o all’opposizione, oppure armato o in prigione. È la prima volta che l’islamismo è sconfitto nelle urne.”

Ma c’è chi pensa che i tunisini abbiano votato contro Ennahda piuttosto che per Nidaa Tounes e che il partito vincitore abbia soltanto beneficiato del voto di sfiducia. 

Nidaa Tounes, che accoglie al suo interno liberali e conservatori, sindacalisti e imprenditori, élite e classe operaia, rappresenta una perfetta sintesi tra vecchio e nuovo. La sua campagna elettorale è stata basata interamente su posizioni anti-islamiche, visto il tentativo (fallito) di Ennahda di islamizzare il paese.

Ora si dovrà attendere l’esito delle presidenziali per vedere con chi si allineerà Nidaa Tounes. Certamente non con Ennahda, viste le profonde divergenze e il rischio di tradire le promesse elettorali.

La primavera araba ha sicuramente  battuto Ben Ali ma finora non è stata in grado di rinnovare i partiti. Per questo la prova di democrazia continua e gli occhi di tutto il mondo sono rivolti alla Tunisia, considerata il laboratorio delle primavere arabe.


About

Laureata in linguistica e dialettologia araba all’Università L’Orientale di Napoli, ha studiato presso la facoltà di Lettere di Damasco (Siria). Esperta di social media e appassionata di Medio Oriente, ha collaborato con diverse riviste online. Attualmente lavora in ambito Comunicazione e Marketing per una società di Asset Management londinese. RESPONSABILE SEZIONE ESTERI (MEDIO ORIENTE).


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