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Tuo, Simon: una piccola grande “rivoluzione” nel mondo dei teen movie

Simon Spier (Nick Robinson, Noi siamo tutto) è un 17enne come tanti. Ha dei genitori affettuosi (Josh Duhamel e Jennifer Garner), una sorellina che si diletta in cucina, un gruppo affiatato di amici. La vita di Simon è insomma simile a quella di tanti adolescenti, impegnata tra lo studio, le attività extrascolastiche, i primi palpiti amorosi. Fino a qui, nulla di rilevante, sembra di trovarsi di fronte a un classico teen movie. Cosa rende dunque Tuo, Simon un film speciale, da più voci definito “rivoluzionario”? Il fatto che Simon custodisce un segreto, mai rivelato nemmeno alla migliore amica Leah (Katherine LangfordTredici). Simon è gay.

Un giorno il nostro protagonista comincia a chattare con il misterioso Blue, un coetaneo che condivide il medesimo segreto di Simon e la medesima ritrosia al coming out. L’amicizia online con Blue cambierà la vita al ragazzo, costringendolo a confrontarsi con gli altri ma soprattutto con se stesso.

Qualcosa è cambiato

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L’uscita in sala di Tuo, Simon – tratto dal romanzo Young Adult della psicologa Becky Albertalli Non so chi sei, ma io sono qui (edito da Mondadori) – è preceduta dalla fama raggiunta dal film negli Usa. Sono infatti state non poche le celebrities che si sono prodigate a promuoverlo, da Ellen DeGeneres a Matt Bomer. Con tanto di iniziative spettacolari da parte di Neil Patrick Harris e Kristen Bell, che hanno addirittura affittato interi cinema a proprie spese. Costato 17 milioni di dollari, in un mese il film ne ha incassati 40 negli Usa.

Dicevamo, un film “rivoluzionario” secondo alcune critiche. Non certo da un punto di vista stilistico, quanto potremmo dire produttivo. Non è certo la prima volta che si realizza un film legato alla tematica omosessuale (giusto di recente il successo di Chiamami col tuo nome). Ma è invece la prima volta che il tema viene affrontato non dal cinema drammatico o autoriale, ma da quello per ragazzi.

Quello di fronte a cui ci troviamo con Tuo, Simon è un teen movie alla John Hughes con tanto di tappe fisse del genere, quali la recita scolastica, i pettegolezzi lungo i corridoi scolastici o le feste clandestine. Il pubblico di riferimento non può dunque che essere quello adolescenziale, in fase di “rieducazione” da parte dell’industria dell’entertainment audiovisiva (vedi la serie Netflix contro il bullismo Tredici). Tuo, Simon non relega infatti il personaggio omosessuale al ruolo di comprimario, ma lo rende protagonista assoluto. Un protagonista che vive sì un dramma personale, ma senza che ciò venga raccontato con toni drammatici.

Un film per chi è ed è stato adolescente

Il regista Greg Berlanti (che, fan del libro e saputo che Fox stava per portarlo su grande schermo, si è autocandidato per dirigerlo) riesce a realizzare il film che tanti spettatori “avrebbero voluto vedere quando hanno avuto per la prima volta il problema di Simon”. Un film per adolescenti che parla con il loro stesso linguaggio, ambientando la sua storia nei luoghi a loro familiari. Ma che riesce a parlare anche a chi teenager non è più, e in cui ci si può riconoscere al di là del proprio orientamento sessuale. Perché merito di Tuo, Simon è anche quello di togliere gravitas all’ansia del coming out o dell’outing, raccontato come uno tra i tanti problemi che un adolescente può trovarsi ad affrontare, dall’assenza di una famiglia unita a un amore non corrisposto.

Sulla scia di John Hughes

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Complice la naturalezza dei suoi giovani protagonisti, Greg Berlanti riesce a trattare il coming of age di Simon con delicatezza e sensibilità in un equilibrio di toni. Confezionando una fresca e piacevolissima commedia giovanile che risponde a tutte le caratteristiche che questa dovrebbe avere. Umoristica e divertente, ricca di sentimento senza essere svenevole, con in più un bellissimo messaggio di accettazione e tolleranza che non bisogna dare per scontato. Seguiamo sì la maturazione e la presa di coscienza di Simon, ma anche ci incuriosiamo per il mistero intorno all’identità di Blue e per i piccoli grandi drammi dei suoi amici.

Come i film di John Hughes piacevano tanto per il loro senso di familiarità che generavano nello spettatore, la speranza è che i film come Tuo, Simon diventino anch’essi parte naturale della filmografia che ai giovani piace guardare, perché ad essi vicina.

Il film di Berlanti andrebbe non solo proiettato nelle scuole ma anche visto con i propri genitori. Il bisogno di accettazione è infatti potente a tutte le età, tanto che ci si scorda presto che Simon è un ragazzo infatuato di un altro ragazzo. Lo spettatore non può che tifare per lui e il suo diritto a un grande amore, ma soprattutto ad essere se stesso senza più “trattenere il respiro”.

Tuo, Simon è al cinema dal 31 maggio con 20th Century Fox.

 

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About

Da sempre cultrice del cinema classico americano per indole familiare e dei cartoni Disney e film per ragazzi anni ’80 e ’90 per eterno spirito fanciullesco, inizio più seriamente a interessarmi all’approfondimento complesso della Settima Arte grazie agli studi universitari, che mi porteranno a conseguire la laurea magistrale in Forme e Tecniche dello Spettacolo. Amante dei viaggi, di Internet, delle “nuvole parlanti” e delle arti – in particolare quelle visuali – dopo aver collaborato con la testata online Cinecorriere, nel 2013 approdo a SeeSound.it, nel 2015 a WildItaly.net e nel 2016 a 361magazine.com, portando contemporaneamente avanti esperienze lavorative nell’ambito della comunicazione. CAPOSERVIZIO CULTURA


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