Tutti nel letto di Equitalia

Lo Stato siamo noi, si potrebbe dire. Noi che evadiamo le tasse e noi che le paghiamo. Ma c’è un evidente squilibrio tra il dare e il ricevere, tra i lavoratori distratti e gli evasori di professione.

Nei primi quattro mesi del 2012 lo spettro della crisi è diventato sempre più sinistro. Gli Italiani giorno dopo giorno vengono schiacciati dal peso della pressione fiscale; a soffrire sono in particolar modo le piccole imprese e tutto ciò che ruota intorno ad esse. Fanno paure le storie tanto dei piccoli imprenditori, titolari di piccole imprese artigiane, quanto di lavoratori già precari e rimasti senza lavoro; gente che si impicca, si spara, si da fuoco, compie gesti inconsulti dinanzi alle indecifrabili cartelle esattoriali di Equitalia.

In Basilicata, fortunatamente, ancora non si sono registrati casi di disperazione tali da commettere gesti estremi. Ciò non significa MILANO: SEDE E LOGO EQUITALIAche in Basilicata si sta meglio rispetto al resto del Paese, magari fosse così.

Il rapporto presentato da Unioncamere qualche giorno fa, propone la fotografia di una regione che può essere definita un’ “area triste” [G.Giunta, Clusters analysis], caratterizzata da una situazione economica e dal mercato del lavoro poco dinamica nonostante le diverse posizioni delle fonti istituzionali che mostrano evidenti contrapposizioni sul campo in questione. L’Istat indica un sensibile miglioramento generale grazie all’incremento dell’occupazione e ad un calo della disoccupazione.

L’Inps, al contrario, evidenzia andamenti ampiamente negativi e una costante fibrillazione della sfera sociale: gli interventi della C.I.G a sostegno delle imprese lucane sono cresciute costantemente per tutto il 2011, arrivando a sfiorare – nel complesso – 10 milioni di ore, mentre la mobilità interessa per un terzo gli over 50. Nonostante ciò il livello di indebitamento delle famiglie lucane rimane ancora molto inferiore alla media nazionale, raggiungendo i 4,2 mila euro pro-capite contro gli 8,3 della media italiana.

In un contesto così irriducibilmente plurale si incastrano le vicende di tutte quelle persone, le imprese, gli artigiani che cessando le attività di fatto sono stati schiacciati dal peso di questa crisi. Quelli che vantano crediti, tanto dai privati quanto dalla pubblica amministrazione, accumulando debito tanto nei confronti dell’uno che dell’altro. Il meccanismo di riscossione è inversamente proporzionale se la p.a. – vuoi perché legata al patto di stabilità, vuoi perché non dispone delle risorse si prende l’onere di pagare i propri debiti, in tempi e modi più o meno lunghi – procede in maniera piuttosto celere con il recupero crediti.

Ma qual’è il vero problema di Equitalia? È ben evidente lo squilibrio tra i grandi evasori, quelli che sono in grado di patteggiare con il fisco guadagnandoci comunque, e i lavoratori “distratti” (che magari hanno commesso un errore sulla dichiarazione dei redditi) e le piccole medie imprese costrette ad affrontare come possono la crisi finanziaria e una situazione debitoria temporanea. La differenza di trattamento è più che evidente, e non è un caso che a far notizia siano i suicidi di piccoli imprenditori o pensionati che si ritrovano ad aprire una cartella esattoriale e ad avere poco tempo per estinguere il debito, pena il pignoramento di beni, ipoteche sulla casa, con conseguenze devastanti sulla propria dignità e su un futuro che d’improvviso viene cancellato.

Senza contare le cosiddette “cartelle pazze” contenenti errori grossolani ed evidenti, con i quali comunque i cittadini sono costretti letteralmente a fare i conti, facendo ricerche accurate ed approfondite e facendo sì ricorso.

In un intervista apparsa il 6 maggio sul Corriere della Sera Benedetto Mineo, amministratore delegato di Equitalia Sud, dopo i tragici eventi accaduti a Napoli e le dimissioni del legale prova a lanciare un segnale positivo, dicendo ai contribuenti che dopo l’introduzione della direttiva “antiburocrazia”, vedendosi recapitare cartelle esattoriali poco chiare di contattare gli uffici Equitalia, i quali si interfacceranno direttamente con l’ente creditizio per i riscontri del caso per poi trovare una soluzione che quasi sempre è la possibilità di rateizzare i debiti per 72 mesi, prolungabili in caso di ulteriori difficoltà- considerando, però, che l’onere della prova è a carico del contribuente è bene che i contribuenti stessi conducano ricerche meticolose, precise e puntuali.

“La dignità vale più della vita di un uomo”. Queste le parole che Pietro Paganelli, l’artigiano di 72 anni di Mergellina, ha lasciato scritto in un biglietto dopo aver ricevuto una nuova cartella esattoriale e prima di spararsi un colpo di pistola alla testa.

Non può essere la morte di un uomo la revisione di alcune norme e di alcune rigidità del sistema di riscossione. Nel decreto sviluppo è stato concesso un ulteriore stop all’azione di riscossione coattiva di 120 giorni, in caso di presentazione del ricorso. Termine che considerata la lentezza del giudizio tributario può risultare inefficace.

Pagare le tasse è un dovere a cui nessuno può e deve sottrarsi. La questione è quali possono essere gli strumenti per mettere tutti in condizione di poterle pagare mantenendo la dignità di gente per bene che lavora e con modestia e umiltà vive la propria vita nel rispetto della convivenza civile e democratica tanto del Paese quanto della nostra regione?

TERESA RUSSO

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