Tutti sanno e tutti tacciono.

La nota diffusa in serata da Palazzo Chigi è la più lampante dimostrazione che la politica, quella Italiana, è fatta solo di ricatti. Bisogna dare piena ragione a Giuliano Ferrara quando disse che “in Italia, se vuoi fare politica devi essere ricattabile, perchè nell’ambiente politico devono sapere qual’è il tuo prezzo e quanto è lungo il tuo guinzaglio. Se non sei ricattabile, non sei controllabile. E quindi non ti ci vogliono!”.
Dalla scissione del PDL, con la creazione del partito di Fini, Futuro e Libertà, i quotidiani di regime stanno massacrando il Presidente della Camera per una complicata vicenda in merito ad una casa a Montecarlo donata da una vecchia nostalgica del ventennio, ad An e che ora, dopo essere stata venduta a una società off-shore per una cifra, a detta dei giornali, irrisoria, è affittata al cognato dell’ex leader di Alleanza Nazionale. Sia chiaro, l’inchiesta è assolutamente sacrosanta, giusta e sensata; l’unico dubbio è sul tempismo con la quale è venuta fuori. Evidentemente, questa controversia di cui Fini dovrà dare spiegazioni, era già pronta per l’uso in caso di bisogno. Dopo circa due settimane di martellamento quotidiano con la successiva decisione di apertura di un’indagine da parte della Procura di Roma e la ripresa delle notizie anche dagli altri quotidiani, alcuni membri del PDL sono arrivati a dichiarare che, viste queste vicende, sarebbe opportuno, se non necessario, che il Presidente Fini lasci la carica rassegnando le dimissioni. Oggettivamente, l’idea, non è sbagliata, poichè un politico, a maggior ragione se ricopre la terza carica dello stato, dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto. Il problema è da dove questa “predica” viene. Stiamo parlando di un partito, il PDL, che ha al suo interno decine di imputati e numerosi condannati, che ricoprono altissime cariche, e che si guardano bene dal dimettersi, anzi, si fanno pure le leggi per salvarsi. Proprio per questo motivo la risposta di Bocchino è stata tempestiva: “Sarebbe come se qualcuno chiedesse a Berlusconi di dimettersi da Presidente del Consiglio per come ha comprato con quattro soldi la sua villa di Macherio dell’erede Casati, assistito dall’avvocato Previti“. Precisiamo che la villa dell’erede Casati è quella di Arcore e non quella di Macherio. Già da molti anni vi erano, e ci sono tutt’ora, dubbi sull’acquisto di questa villa – 145 stanze – poichè la vicenda è stata molto complicata. In questo articolo di Peter Gomez è spiegato molto bene il motivo di tutti questi dubbi.

Torniamo ora alla nota di Palazzo Chigi che recita: “se vi sarà questo spirito costruttivo contenuto nelle dichiarazioni di alcuni senatori del centrodestra, che accolgo con grande soddisfazione e disponibilità, sarà certamente possibile ritrovare quell‘unità che, ove mancasse, non potrebbe che portare a scelte dolorose e definitive“. In parole spicciole, vediamo di stare tutti zitti e di non darci troppo addosso con i nostri malaffari che se no va a finire che ci facciamo del male tutti.
Il Premier, forse preoccupato da questa invettiva bocchiniana, fa retromarcia e riapre le porte ai finiani. Questo vuol dire che perchè, evidentemente, tutti hanno qualcosa da nascondere e tutti, in un modo o nell’altro, sono ricattabili.


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Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo. giampross@katamail.com


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