Un’Italia totalmente immune

Pian piano iniziano a delinearsi, ogni giorno di più, le motivazioni che spingono questa maggioranza, ed infondo anche parte dell’opposizione, a emanare il decreto sulle intercettazioni. Lo scandalo di Trani ha aperto gli occhi, per chi ancora li aveva chiusi, sulla vera potenza che Silvio Berlusconi esercita nel nostro Paese. E’ un uomo che ha agganci ovunque e che, se vuole, può distruggerti la vita con uno schiocco di dita. Ha giornali, tv, imprese a destra e a manca, case editrici, banche. Ha un passato buio, sul quale lui stesso non ha mai avuto intenzione di fare luce. Ha costruito un intero centro residenziale, Milano 2, con dei costi allucinanti che sicuramente il suo passato non poteva permettersi. Spese di 500 milioni di lire al giorno dei quali non si conosce la provenienza. Non può essere un’eredità, poiché il padre lavorava come semplice impiegato alle banche. Ciancimino jr, negli ultimi mesi, ha dichiarato che fu la mafia, con in primo piano don Vito, ad investire nell’impresa di Berlusconi, fornendo soldi neri alla Edilnord. Pochi anni dopo costruì Milano 3, altro centro residenziale e, notizia di qualche settimana fa, sembra apprestarsi a costruire anche Milano 4.

E’ entrato in politica con un’azienda sommersa dai debiti e, in poco più di 6 anni, ha sanato i crediti e spostato la società in borsa data la sua immensa ricchezza. E’ stato per molti anni l’uomo più ricco d’Italia e sempre fra i primi 100 al mondo.

Nel 2009 si sono scoperti una serie di scandali – gli ultimi per ordine cronologico – sotto il livello personale. Feste di minorenni; feste con prostitute organizzate e portate da Gianpaolo Tarantini, all’interno delle quali il Premier prometteva interesse per risolvere problemi di una di queste prostitute: Patrizia D’Addario.

Ultima, ma sicuramente non ultima, l’inchiesta di Trani. Il Presidente del Consiglio imponeva la chiusura dei programmi a lui sgraditi, minacciando di rovinare coloro che egli stesso aveva messo all’interno dell’AgCom e del cda della Rai. In questa inchiesta risulta indagato assieme a Augusto Minzolini, il “direttorissimo” – come lo chiama il premier – del Tg1, e Giancarlo Innocenza, commissario dell’AgCom.

In un Paese normale, un personaggio così, già non sarebbe dovuto entrare in politica per l’immenso conflitto di interessi che lo pervade, ma siccome siamo in Italia, mettiamo che questo errore ci può stare. Basterebbero anche solo gli ultimi scandali, senza dover ricordare tutti gli altri passati, anche se, più che scandali, è meglio chiamarli con il loro nome, processi giudiziari, a farlo dimettere. Un politico con dei processi pendenti non dovrebbe esistere. E infatti, negli stati onesti, non ne esistono.

Siamo in Italia, però. Uno stato in cui, se sei un colletto bianco, tutto ti è permesso. Se sgarri una legge, non vieni additato e allontanato da ogni carica pubblica, semplicemente cambi le regole perché decidi che quella vecchia, che tu sai di aver evaso, non va più bene. Non è più consona. Se sei un politico in Italia, ogni tuo scandalo deve essere giustificato. In Italia non esiste l’errore, esiste l’inganno mediatico, la “giustizia ad orologeria”, la calunnia della parte politica avversaria, i “disegni” della magistratura politicizzata, il “golpe” nascosto. TUTTO è destra o sinistra. Ogni cosa diventa “normale routine”.Telefonare alla Rai e dire di chiudere dei programmi scomodi e certe parti politiche è “dovere da cittadino e da presidente del Consiglio”.

Minzolini, scoperta la sua comune pratica di sentirsi al telefono con il Premier, dice che essendo un giornalista “non solo parla con il Premier, ma con tutti i politici che vogliono interloquire con lui”aggiungendo poi, da vittima, che “la verità è che qualcuno vorrebbe un direttore che non deve parlare con nessuno e non deve dare indicazioni a nessuno”. Forse per la prima ed unica volta, ha detto una cosa sensata. Il direttore del principale Tg italiano, NON deve sentirsi con nessun politico. Ha i giornalisti che fanno le inchieste e preparano i servizi. Può decidere quali notizie dare e quali no, ma non dopo essersi sentito con Tizio o con Caio, che quelle notizie non vogliono che escano.

Bisogna svegliasi dal letargo italiano che dura ormai da 20 anni. Dalla morte di Falcone e Borsellino tutti si sono impauriti. Nessuno grida più. Hanno tutti paura di remare contro questo paese marcio e allo sfascio. Si ha paura ad urlare ai potenti, perché poi hai la vita segnata. Non esiste la meritocrazia, quindi o sei “amico di…”, o resterai sempre una persona dal reddito medio-basso, senza speranza – se non andando all’estero – di far valere le proprie capacità.

GIAMPAOLO ROSSI


About

Residente a Belluno, studia all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna alla facoltà di Lettere, con indirizzo storico, per poi specializzarsi in giornalismo. giampross@katamail.com


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