Una metropoli di provincia

Da osservatore esterno della realtà milanese, questa del “Pio Albergo Trivulzio” mi sembra una storia grottesca ed esemplificativa. È evidente il danno al patrimonio pubblico ed il sopruso nei confronti dei reali destinatari degli alloggi, ma voglio tralasciare gli aspetti giuridici della vicenda.

Fin da quando è emersa questa storia sono rimasto colpito dal fatto che il favore richiesto dai soliti noti consistesse in uno sconto per l’affitto delle abitazioni.

Nella mia città di origine la gente che vive in affitto è un’eccezione, e di solito questa soluzione abitativa nasconde delle difficoltà economiche. Inoltre, pagare un affitto è considerato uno sperpero di denaro e chiunque abbia mezzi economici sufficienti tende ad acquistare.

Sempre dalle mie parti, lo sconto di un canone di locazione è considerato un favore tra amici; è il regalo di un immobile a denotare altri interessi.

Vivo a Milano da qualche anno e mi sono sempre chiesto quale dovrebbe essere la soglia minima di stipendio per riuscire a comprare una casa in città. Per quanto ne so, un’abitazione con una quotazione di 2.800-3.300 € al mq è considerata una buona occasione.

In una realtà di provincia del sud una buona occasione è una casa con un costo intorno ai 1.000-1.500 € al mq. Se ipotizziamo che una casa “vivibile” dovrebbe avere una dimensione di 60-70 mq, non abbiamo bisogno di un matematico per capire che a Milano le scelte di vita sono poche e semplici. Un lavoratore con uno stipendio medio deve decidere se: 1) comprare una casa; 2) mettere su famiglia; 3) dedicarsi alla vita mondana.

Alla luce di ciò risulta chiaro quale grande favore costituisca un affitto a dei prezzi vantaggiosi in pieno centro.

Questa triste storia di favori del Pio albergo rivela a mio avviso l’assurda condizione milanese, una città che è in realtà un mega centro, con una periferia che rimane un corpo estraneo non integrato da trasporti adeguati.

Di recente è stato approvato il progetto per la tangenziale est-esterna, un raddoppiamento dell’attuale tangenziale est. Si tratta, a mio parere, di una strategia miope. Come sempre succede in Italia, la cementificazione sembra essere l’unica via per la soluzione di tutti i problemi.

La doppia tangenziale sarà l’ennesima ferita inferta al territorio ed aumenterà l’inquinamento (che ha già raggiunto livelli insostenibili). Sebbene nel breve periodo riuscirà a ridurre i tempi dedicati agli spostamenti, nel lungo periodo si verificherà un’estensione dell’abitato in direzione est che, nel volgere di qualche anno, riproporrà i medesimi problemi di viabilità.

Al di fuori di considerazioni politiche e campanilistiche, ritengo che Milano debba uscire dalla concezione di città ed entrare nell’ottica di agglomerato urbano o di metropoli.

Seguendo l’esempio di città come Bruxelles, si potrebbero creare dei distretti amministrativi che riuniscano la miriade di paesi dell’hinterland in aree più grandi e popolose e con un’economia più forte. Così facendo si potrebbe governare il territorio in modo omogeneo e progettare concretamente il futuro della metropoli. Seguendo questo ragionamento la provincia di Monza e Brianza si configura già come un esempio di “distretto” (cui manca però l’abbattimento del numero di amministrazioni comunali).

Ovviamente a tutto questo dovrebbe accompagnarsi un’estensione mastodontica della rete metropolitana, che avrebbe una funzione di collante del territorio metropolitano. Gli spostamenti diventerebbero finalmente sostenibili sia in termini di tempo impiegato che di impatto ambientale.

La vicenda del Pio albergo potrebbe e dovrebbe essere uno stimolo per ripensare la realtà milanese.

La trasformazione di Milano in metropoli si concretizzerà soltanto quando diventerà chiaro che un territorio non si può definire “unito” perché i palazzi e le strade si sostituiscono pian piano a tutte le aree verdi.

La sfida di una città che vuole competere a livello mondiale con le maggiori aree produttive sta nella capacità di immaginare il futuro e governarlo.

ENZO SPAGNA



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