“Una nuova amica”: storia di confini imperfetti

Qual è il confine tra amore e amicizia? Quale quello tra uomo e donna? Quanto ci sentiamo liberi, per davvero, di amare la persona che vogliamo?

Tutte domande che affiorano prepotenti durante la visione di Una nuova amica, di François Ozon.

Liberamente tratto da “The new girlfriend“, breve racconto di Ruth Rendell, la storia narra di Claire e della sua migliore amica Laura, morta prematuramente. Claire si ritrova a ricostruire una vita dagli angoli sfilacciati di un passato all’ombra della splendente amica, fino alla scoperta perturbante del segreto del marito di Laura della propria doppia identità. Le cose cominciano a complicarsi quando il cammino per l’accettazione dell’altro diventano un modo per accettare finalmente se stessi.

Fonte: cineblog.it

Fonte: cineblog.it

Le mille domande che affollano la mente dei personaggi e che anche lo spettatore, inevitabilmente, si pone, toccano temi delicatissimi quali l’identità di genere e la ricerca di sé in modo altrettanto morbido, dandoci la prospettiva dolorosa di un’anima a metà, quella di David (Romain Duris), che lotta per farsi accettare, e quella altrettanto tormentata di Claire (Anais Demoustier), che paradossalmente appare come il personaggio più instabile, più tormentato, nevrotico.

Grazie ad una sapiente scelta di sceneggiatura, lo spettatore è eternamente sospeso tra detto e non detto, tra dialoghi a volte impalpabili che dicono molto meno di certi silenzi, carichi a tratti di dolore, di erotismo, di verità.

Tutto nella pellicola è teso a farci empatizzare con i protagonisti, perfino la fotografia e la scelta dello schema dei colori che è sempre calda, intensa ed intima, con scenografie di un incanto primordiale, ricchi di sfumature autunnali che fanno brillare i personaggi.

Il cast è ben selezionato, con performance di mirabili interpretazioni, dal più raffinato Romain Duris (già visto in Rompicapo a New York di Cedric Klapisch e Scatti rubati di Eric Lartigau), passando per la perfetta Anais Demoustier (Caprices di Emmanuel Mouret e Au fil d’Ariane di Robert Guédiguian), per arrivare ai ruoli secondari: ognuno rispetta il proprio personaggio, arricchendolo di sentimenti ed espressività.

Chi è veramente Claire, questo personaggio immobile, silenzioso, remissivo eppure così espressivo? Quanto di noi convive in lei, quante insicurezze possono coesistere in una persona, quante domande e quante declinazioni di uno stesso essere?

Ci domandiamo chi ami davvero Claire: l’amica ormai scomparsa, anima gemella “per la vita e per la morte”, oppure David, anima lacerata tra due identità perfettamente uguali e presenti, o ancora se stessa, la nuova se stessa che solo grazie a Virginia, Claire riesce a riscoprire, nella sua femminilità, nella grazia e nell’eleganza materna che l’essere donna regala.

Sicuramente vale la pena di varcare la soglia della nostra intimità e lasciarsi trasportare nel cammino alla scoperta delle sfumature imperfette di un’esistenza, guidati dalla potenza di questo film.

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About

Studentessa di Medicina a Tor Vergata, unisce all'amore per la Scienza, quello per l'Arte. Fin da piccola ama la letteratura, la poesia, le arti visive ed il cinema, fornendo con piacere il suo parere da appassionata su questi temi. COLLABORATRICE SEZIONE CINEMA


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