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L’Ue vota per l’olio tunisino: colpo mortale ai produttori

di Piernicola Pedicini *

Ormai ci siamo abituati. Il governo Renzi non mette mai al primo posto gli interessi degli italiani, come un governo serio dovrebbe fare. Fa invece scelte che guardano a baratti e giochi di potere e di scambi lobbistici che si intrecciano con manovre di palazzo lontane dalla gente comune che giorno per giorno affronta la vita.

Un altro esempio lo abbiamo avuto dal provvedimento dell’Unione europea che darà un colpo mortale ai produttori di olio d’oliva italiano.

Renzi e la gran parte degli eurodeputati del Pd, invece di impegnarsi per bloccare l’importazione senza dazio di 70 mila tonnellate di olio tunisino in due anni nei Paesi dell’Ue, sono stati protagonisti della scelta e hanno sostenuto l’accordo.

Il Movimento 5 Stelle si è battuto in tutti i modi per far cambiare idea all’Europa, al Pd e alle altre forze politiche: ha organizzato incontri e fatta una grande campagna di denuncia; ha incontrato l’Alto Commissario Ue per la Politica estera Federica Mogherini (a lei ha spiegato come aiutare la Tunisia senza mettere in ginocchio l’agricoltura italiana).

Ma, non c’è stato verso, tutti hanno tirato dritto e voltato le spalle ai produttori di olio e ai consumatori.

Un dato, su tutti, fa capire a cosa e a chi serve l’olio tunisino: nel 2015 l’import dalla Tunisia aumenta del 600% e, sempre nel 2015, si sono quadruplicate le frodi nel settore degli oli d’oliva. I sequestri e le inchieste della magistratura su tutto il territorio italiano dimostrano che c’è una correlazione fra aumento dell’import e contraffazione.

Ma a Renzi e alle lobby di Bruxelles delle multinazionali interessa solo difendere chi commercializza olio comprandolo a metà prezzo rispetto a quello italiano.

Pertanto, per gli affari di pochi, si compromette la sopravvivenza di molti piccoli agricoltori e proprietari terrieri italiani che adesso subiranno il crollo dei prezzi del loro olio.

Il Movimento 5 Stelle sostiene con convinzione il consolidamento della democrazia in Tunisia e ritiene centrale, in questo senso, la lotta alla povertà e alla disoccupazione. L’obiettivo, però, può essere raggiunto con altri strumenti, come ad esempio la creazione di un fondo europeo di investimenti straordinario che coinvolga vari settori del paese africano, e non devastando un intero comparto dell’agricoltura italiana.

Non va dimenticato che questo ulteriore incremento d’importazione senza dazi di 70 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino, si aggiunge alle 56 mila tonnellate annue già autorizzate a seguito di un altro accordo Ue-Tunisia.

Le guerre tra poveri sono sempre sbagliate e non portano da nessuna parte. I problemi dei Paesi meno sviluppati vanno affrontati, ma non con scelte che si ripercuotono sulla tenuta economica e sociale di altre realtà come, in questo caso, la Puglia e varie regioni italiane.

Non va sottaciuto che tutto questo non è accaduto per caso. Ci sono delle responsabilità precise e portano tutte verso Renzi e il Pd. Esistono nomi e cognomi: il ministro Pd dell’Agricoltura Maurizio Martina, che non ha battuto ciglio nel Consiglio europeo; Federica Mogherini, l’Alto Commissario Pd per la Politica estera, che ha negoziato la misura direttamente con il premier tunisino (che guarda caso è anche uno dei più grandi produttori di olio del Paese); gli eurodeputati piddini Gianni Pittella, David Sassoli, Cecile Kyenge e Sergio Cofferati che hanno votato a favore durante la seduta plenaria a Strasburgo; Alessia Mosca e Goffredo Bettini che hanno detto sì in commissione Commercio.

Gli italiani non sono stupidi e riconoscono chi li difende davvero e chi fa finta.

*Capo delegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento Europeo e coordinatore della commissione Ambiente e Sanità


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