Unioni civili: la finestra di novembre è rimasta chiusa

Novembre è finito e la finestra non si è mai aperta. Sarà che le temperature non lo consentono, ma la legge sulle unioni civili (il cosiddetto “Cirinnà bis” essendo il testo nato dall’originario ddl Cirinnà, a sua volta così chiamato dal nome della relatrice, la senatrice del Pd Monica Cirinnà) è ancora ferma dove l’avevamo lasciata il 14 ottobre scorso, cioè incardinata al Senato.

renzi-unioni-civiliTradita l’ennesima promessa fatta dal premier Renzi, che all’assemblea del PD tenutasi ad Expo lo scorso luglio aveva garantito l’approvazione del testo al Senato entro il 15 ottobre e quella definitiva entro fine anno, in molti avevano comunque salutato l’arrivo della legge alla Camera Alta come un evento storico.

Ed effettivamente bisogna registrare un dato: mai fino ad ora una legge che punta al riconoscimento (sebbene parziale) delle coppie omosessuali era arrivata in aula.

Non si poteva andare oltre, nell’immediato, perché si stava per aprire la sessione di bilancio e non è possibile approvare leggi che prevedono spese per lo Stato mentre si discute la legge di stabilità.

Quali spese? Un esempio su tutti, la reversibilità della pensione. Il testo infatti prevede l’estensione alle coppie gay e lesbiche di quasi tutti i diritti previsti per le coppie sposate e tra questi anche la reversibilità della pensione in caso di decesso di uno dei due partner. Una spesa in più che il Ministero delle Finanze ha dichiarato essere perfettamente coperta. Un costo formalmente, di fatto il riconoscimento di un diritto se si considera che gay e lesbiche pagano le tasse come tutti gli altri cittadini. 

Davanti all’ennesimo rinvio della discussione del testo, alcune voci autorevoli del Pd avevano accennato ad una possibile “finestra a novembre”, tra un voto sulla stabilità e l’altro, che però non c’è stata. E non ci sarà nemmeno a dicembre. A testimoniarlo diverse dichiarazioni sia della senatrice Cirinnà, sia del sottosegretario Ivan Scalfarotto. Quest’ultimo, in un’intervista rilasciata il 2 dicembre a La Stampa, spiega che la legge sulle unioni civili “è la prossima cosa da fare appena finita la pausa natalizia”.

TUTTI I RINVII E LE PROMESSE MANCATE.

Fonte: giornalettismo.com

Fonte: giornalettismo.com

Un iter tormentato, quello delle unioni civili che la comunità lgbt (lesbica, gay, bisessuale e trans) vede solo come un primo passo verso il matrimonio.

Era stato lo stesso Renzi a farne un cavallo di battaglia, fin dalla prima candidatura alle primarie, quelle del 2012 che l’ex sindaco di Firenze perse. “Unioni civili in 100 giorni” era la promessa. Come sappiamo, Renzi diventa premier a febbraio 2014 e garantisce che le coppie gay e lesbiche e i loro figli, avranno una legge entro settembre di quell’anno “dopo la riforma della legge elettorale”. La legge proposta si ispira alle cosiddette “civil partnership alla tedesca”, una scelta che le associazioni lgbt hanno da subito ritenuto già vecchia, rispetto al quadro europeo, e perfino ghettizzante dato che mette nero su bianco che alle coppie omosessuali è destinato un istituo di rango inferiore al matrimonio. Al netto di questo, da lì in avanti è un continuo rinvio, nonostante l’appoggio dichiarato e mai ritirato del M5S e di Sel garantisse fin da subito la maggioranza sufficiente ad approvare il testo.

Il Pd, però, dall’inizio ha tentato l’accordo con l’alleato di governo, il partito di Alfano, che dal canto suo, l’ha sempre negato dichiarandosi disposto a discutere di “diritti individuali”, ma non di un testo che somigliasse troppo al matrimonio. Tra le cose che al Nuovo Centro Destra proprio non vanno giù ci sono la reversibilità della pensione e le cosiddette “stepchild adoption” ovvero la possibilità per uno dei due partner di adottare il figlio biologico dell’altro. Un istituto che sanerebbe la situazione di centinaia di famiglie arcobaleno (come si definiscono i nuclei familiari nati da coppie dello stesso sesso) i cui figli, per la legge italiana, hanno un solo genitore. Ma per Ncd questo aprirebbe alla gestazione per altri (ovvero quando una donna porta avanti una gravidanza nata dall’ovulo, generalmente di una donatrice, fecondato con i gameti di uno dei due componenti di una coppia gay, ndr) ritenuta dai cattolici del partito di Alfano del tutto inaccettabile. Una posizione da cui non si discostano, se non nei toni, una buona fetta dei senatori del Pd. L’associazione tra le due cose, però, risulta priva di fondamento perché il DDL Cirinnà in nessuna delle sue stesure prevede la gpa che rimane vietata in Italia.

Fonte: ansa.it

Fonte: ansa.it

I rinvii, dunque, continuano con il testo bloccato in commissione Giustizia del Senato. All’inizio di settembre 2014 il premier annuncia che la legge arriverà “entro 1000 giorni”. A dicembre 2014, la senatrice Cirinnà annuncia che la legge arriverà in aula entro marzo dell’anno successivo, ma il testo comincia ad essere modificato, sempre in nome dell’accordo con NCD. A subire la prima, grossa, modifica, è l’art.3. “Ad ogni effetto, all’unione civile si applicano tutte le disposizioni di legge previste per il matrimonio, ad esclusione della disciplina di cui all’articolo 6 della legge 4 maggio 1983, n. 184. (quello sulle adozioni, ndr)” recitava il testo originario, e continuava “la parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso è familiare dell’altra parte ed è equiparata al coniuge per ogni effetto” e ancora “Le parole «coniuge», «marito» e «moglie», ovunque ricorrano nelle leggi, decreti e regolamenti, si intendono riferite anche alla «parte della unione civile tra persone dello stesso sesso”. Nella modifica sparisce il riferimento al matrimonio sostituito dagli articoli del codice civile corrispondenti: una mossa che appare pericolosa perché rende più attaccabile il testo. La legge viene comunque sommersa da quasi 4000 emendamenti, la stragrande maggioranza dei quali presentati da Ncd e Forza Italia guidate, in questa politica di ostruzionismo puro, rispettivamente da Carlo Giovanardi e Lucio Malan. La nuova promessa della relatrice è che si andrà in aula prima della pausa estiva. Ma anche questa verrà tradita.

Dal palco dell’Expo Renzi detta l’agenda: il sì del Senato entro il 15 ottobre e quello della Camera entro fine anno. La garanzia è sufficiente a fare interrompere il digiuno che il sottosegretario Scalfarotto aveva iniziato per “sensibilizzare” sull’urgenza della legge. Al ritorno dalle ferie estive, però, la legge non arriva in aula. A bloccare tutto (oltre agli emendamenti ancora per la gran parte da discutere) c’è la rifoma del Senato di cui il governo forza la calendarizzazione. Intanto, il DDL viene ancora modificato inserendo la definizione di “formazione sociale specifica” per le unioni civili. Una decisione che scatena una fortissima polemica da parte delle associazioni e della comunità lgbt che legge in questa novità l’ennesima trattativa al ribasso. Ma non è tutto. Approvata la riforma del Senato, nel giro di pochi giorni il Pd propone un nuovo testo che sostanzialmente ricalca il primo, ma eliminando qualsiasi riferimento al concetto di famiglia, oltre che al matrimonio. A quel punto viene forzata la calendarizzazione e il testo arriva in Senato il 14 ottobre.

Monica Cirinnà e Maria Elena Boschi. Fonte: corriere.it

Monica Cirinnà e Maria Elena Boschi. Fonte: corriere.it

Una discussione di poco più di 20 minuti chiude la questione: se ne riparla dopo la legge di stabilità.

L’auspicata finestra di novembre non c’è stata e lo scorso 9 novembre la senatrice Cirinnà minacciava lo sciopero della fame se il DDL non sarà approvato a Palazzo Madama entro gennaio. Dal canto suo, nell’intervista rilasciata alla Stampa il 2 dicembre, il sottosegretario Scalfarotto ammette candidamente che la legge “richiederà una discussione parlamentare politicamente complessa e si è preferito proteggere l’iter della stabilità prima di entrare in quello delle unioni civili”, palesando che si è trattato di una scelta precisa, più che di un problema di ingolfo dei lavori dell’aula.

LA REAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI.

Sul fronte delle associazioni, il nuovo segretario di Arcigay Gabriele Piazzoni, in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, fa sapere che, pur non essendo la legge dell’associazione, sul testo attuale “non arretriamo di un millimetro” e ricorda che “una volta portata a casa questa legge, il parlamento italiano dovrà mettere in campo l’iter per il matrimonio”. Alcune associazioni hanno dato appuntamento il 12 dicembre prossimo a Roma per quella che hanno battezzato “Marcia dei diritti”, quei diritti che, denunciano, sono tenuti in ostaggio da un parlamento immobile.

Natale si avvicina, alla fine della pausa natalizia manca poco più di un mese: sarà l’ennesima promessa tradita?

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Siciliana, trapiantata in Toscana. Giornalista da quando ha memoria, ha contribuito alla fondazione di diversi periodici giovanili, ha lavorato per la redazione de L'Ora di Palermo, passando quasi per caso dalla TV. Nel 2007 approda alla redazione di Gay.it (il primo portale di informazione per la comunità lgbt italiana) dove rimane fino a fine settembre 2015. Nell'ultimo anno e mezzo ne è stata la direttrice. A settembre 2015 Gay.it vince il premio come “Miglior sito gay” ai Macchianera Awards. Sogno nel cassetto: la radio. COLLABORATRICE SEZIONE POLITICA


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