Unioni civili: il M5S lascia “libertà di coscienza” e rischia di affossare la legge

Libertà di coscienza”. È questa la formula che da mesi ormai accompagna la discussione sul ddl Cirinnà, quello che istituisce le unioni civili per le coppie dello stesso sesso, con trent’anni di ritardo, in Italia. Libertà di coscienza soprattutto su un passaggio, l’adozione del figlio del partner, e soprattutto per una formazione, il Pd, che su questo punto non è mai stata compatta. E proprio sulla libertà di coscienza il Pd era stato fortemente criticato ed attaccato non ultimo dal MoVimento 5 Stelle che però, questa mattina, con uno spiazzante post sul blog ufficiale, spiega che “in seguito alle tante richieste da parte di elettori, iscritti e portavoce M5S su questo tema etico si lascia pertanto libertà di coscienza ai portavoce M5S al Senato sulle votazioni agli emendamenti della legge Cirinnà e alla legge nel suo complesso anche se modificata dagli emendamenti”. Posizione rilanciata, ed estesa anche ai deputati, da Luigi Di Maio, membro del direttorio.

Sul disegno di Legge Cirinnà il Movimento 5 Stelle voterà in libertà di coscienza. Sia al Senato che alla Camera. È…

Pubblicato da Luigi Di Maio su Sabato 6 febbraio 2016

Un’uscita che pare non fosse concordata con i senatori e che ha seminato il panico tra coloro che fin dall’inizio, nel movimento di Grillo, seguono l’iter della legge tentando di tenere alta l’asticella dei diritti, alzando la posta in gioco e risultando, nei fatti, determinanti per l’approvazione di una legge accettabile, che sanasse almeno in parte anche la posizione dei bambini delle coppie gay e lesbiche. Su questa linea si erano mosse anche le recenti dichiarazioni dei senatori pentastellati, rilasciate per smentire le voci di spaccature interne e per ribadire compattezza e un sì convinto alle unioni civili e alle stepchild adoption. Voci avvalorate dall’intervista rilasciata da Roberta Lombardi a Intelligonews in cui la deputata parlava già di libertà di coscienza.

Determinanti, proprio perché l’alleato di governo del Pd, l’NCD di Alfano, aveva dichiarato guerra a questa legge minacciando perfino poco credibili crisi di governo se fosse passata col voto dei pentastellati, e perché quella “libertà di coscienza” concessa dai vertici ai parlamentari dem, unita al voto segreto, lasciava troppo margine a quei senatori e quei deputati oltranzisti e contrari all’adozione del figlio del partner.

Fonte: reporternuovo.it
Fonte: reporternuovo.it

Ma, bisogna ammetterlo, il MoVimento 5 Stelle rimane ancora determinante, sebbene in direzione esattamente opposta. Se vacilla il numero dei senatori pentastellati a favore del testo, stepchild adoption incluse, è evidente che il rischio che manchi una maggioranza diventa più che concreto. Per far passare la legge, dunque, non rimarrebbe che una cosa: il tanto agognato (dai cattolici oltranzisti, trasversalmente) stralcio della stepchild adoption. E con una mossa del genere il Pd si assicurerebbe non solo i voti anche dei suoi senatori dissidenti, ma anche quelli di NCD. Durante l’ultima puntata di Piazza Pulita, infatti, incalzato da Andrea Scanzi l’ex ministro Lupi ha lasciato intendere che senza la cosiddetta adozione in casi particolari, il suo partito potrebbe anche votare le legge.

Così facendo sarebbe ripristinata la maggioranza di governo, dunque, con l’aiuto del MoVimento 5 Stelle che invece avrebbe potuto metterla in discussione e contribuire in maniera decisiva ad approvare una legge ancora accettabile per la comunità LGBT e soprattutto per i bambini. E tanti saluti alle famiglie arcobaleno che avevano riposto la loro fiducia anche sulla linea intransigente dei pentastellati. Perché, ricordiamolo, è della vita e del futuro delle persone che si parla.

Intanto il web, tanto amato da Grillo e dai suoi, insorge e mentre scriviamo #dietrofrontM5S è già trend topic su Twitter. La risposta dei senatori è #IoDicoSì, unito a un comunicato stampa che attendiamo di leggere.

Il perché di questo cambio di rotta alla vigilia delle votazioni (se tutto va bene, si dovrebbe iniziare a votare mercoledì pomeriggio), sfugge. Eppure sul ddl Cirinnà il M5S aveva a suo tempo consultato gli utenti del blog che si era espresso chiaramente a favore. Ora, però, emerge che l’aspetto dell’adozione del figlio del partner non era chiaro (cosa quanto meno opinabile come si può verificare qui e qui) e che molti utenti l’hanno evidenziato chiedendo un passo indietro. Poi però, nel post di oggi si legge: “non si fa ricorso a un’ulteriore votazione online perché su un tema etico di questa portata i portavoce M5S al Senato possono comunque, in base ai dettami della loro coscienza, votare in maniera difforme dal gruppo qualunque sia il risultato delle votazioni”. Ecco, ammettiamo di essere confusi. Come mai la prima votazione online era accettabile, sull’intero testo, e una seconda no? Perché, capiamoci: se sottoporre i diritti civili di una fetta della popolazione che ne è priva alla votazione della maggioranza che quei diritti li ha già, è un principio accettabile una volta (cosa da cui dissentiamo, per altro), deve esserlo anche le volte successive. Oppure sarà difficile non far passare l’idea che le ragioni vere sono altre, non dette. Con buona pace di quella trasparenza di cui il M5S si ammanta da sempre come elemento distintivo rispetto alle altre forze politiche e a cui, adesso, rinuncia. Come un Pd qualsiasi.

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Caterina Coppola

Siciliana, trapiantata in Toscana. Giornalista da quando ha memoria, ha contribuito alla fondazione di diversi periodici giovanili, ha lavorato per la redazione de L'Ora di Palermo, passando quasi per caso dalla TV. Nel 2007 approda alla redazione di Gay.it (il primo portale di informazione per la comunità lgbt italiana) dove rimane fino a fine settembre 2015. Nell'ultimo anno e mezzo ne è stata la direttrice. A settembre 2015 Gay.it vince il premio come “Miglior sito gay” ai Macchianera Awards. Sogno nel cassetto: la radio. COLLABORATRICE SEZIONE POLITICA

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