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Unioni civili, in piazza il popolo LGBT: “Siamo stati traditi!”

Monica Cirinnà. Fonte: www.corriere.it

Monica Cirinnà. Fonte: www.corriere.it

Sulle unioni civili la comunità LGBT è arrabbiata. La tensione è alle stelle. Dopo il no del M5S al canguro, il precipitare degli eventi ha deluso moltissime speranze. Si parla di vero e proprio tradimento, e non soltanto da parte dei pentastellati. La decisione di Renzi di prendere in pugno la situazione non piace a nessuno, nel movimento e nel popolo arcobaleno. Anche perché mettere nelle mani di Alfano – il vero vincitore morale di tutta questa vicenda – il destino di intere famiglie è una prospettiva nel migliore dei casi irricevibile.

Eppure il Pd poteva ancora scegliere. Pietro Grasso, il presidente del Senato, aveva abbassato a cinquecento gli emendamenti. La via parlamentare era possibile. Vero è anche che Renzi, da giorni, sosteneva che un accordo tra i vari partiti sarebbe stato un successo del parlamento, ma un accordo con l’Ncd sarebbe statà una vittoria del governo. Propendendo quindi per quest’ultima ipotesi. E pazienza se i diritti dei bambini e delle bambine, figli delle persone LGBT, verranno sacrificati per calcolo politico. E, sempre secondo voci di corridoio, sono in forse anche altri aspetti qualificanti e simbolici, come la pensione di reversibilità e il cognome comune.

Per questa ragione, oggi a Roma a piazza delle Cinque Lune, alle 16:30 ci sarà un presidio delle associazioni LGBT, a cui parteciperanno persone provenienti da tutta Italia. Come Thomas Tedesco, dal Veneto: «Faccio parte del direttivo di Arcigay Vicenza e, anche a nome di tutto il mio gruppo, voglio essere vicino a chi si sta sbattendo e sta organizzando questo presidio», mi rivela. «Per far vedere al nostro Senato – semmai gliele fregasse di noi cittadini di serie B che però pagano tasse come quelli di serie A – che noi la testa non l’abbassiamo e che è giunto il momento di riconoscerci i diritti umani e civili che per troppo tempo ci sono stati negati». Thomas gestisce una sua azienda, nella sua città: «Ogni secondo che dedico alla causa nessuno me lo paga ma lo faccio con il cuore, perché è giunta l’ora di essere finalmente riconosciuti dal nostro paese».

Ci sarà anche Andrea Giuliano, l’attivista gay che già a Budapest, la città dove ha vissuto per dieci anni, ha sfidato i gruppi neonazisti ungheresi, ricevendo minacce e subendo aggressioni fisiche: «Mi sento tradito», confessa anche lui «perché ne ho abbastanza di sentirmi dire che il Paese “non è pronto” a riconoscere i diritti di tutti i suoi figli mentre invece esige l’osservanza dei loro doveri. Non sopporto che mi chiudano la bocca, che mi trattino come una persona inferiore, che milioni di persone non abbiano tutele e che subiscano bullismo nelle scuole, sul lavoro, nella vita pubblica. Per non parlare dei bambini figli di genitori arcobaleno che diventano “figli a metà” col rischio di non essere tutelati nello sfortunato caso in cui il loro unico genitore riconosciuto dovesse morire». Per Andrea, ancora, il problema del nostro paese è culturale: «La stragrande maggioranza di chi siede al potere è composta da maschi, bianchi, cristiani, eterosessuali di cosiddetta “buona famiglia” che non hanno mai avuto contatto col vero concetto di discriminazione né di classe, né sessuale, né religiosa o 12743894_838830442893967_8057419843901320896_n (1)tantomeno di genere». Quando si è “privilegiati”, insomma, quando non si ha fame di diritti è difficile comprendere le ragioni di chi lotta per l’uguaglianza.

E ancora ci sarà Lorenzo Ermenegildi, da Perugia, con la sua associazione Omphalos: «Scendiamo in piazza perché siamo amareggiati per come si stanno evolvendo le cose per quanto riguarda le unioni civili. Il teatrino tra Pd e Movimento 5 Stelle ci umilia e ci mortifica. Una legge senza articolo 5 non ci tutela e non tutela le nostre famiglie. Ancora una volta la politica ha deciso voltare le spalle alle speranze di milioni di italiani». E amaro è anche il commento di Francesco, un militante del Cassero di Bologna: «Io voglio adottare, un giorno, non accederei mai alla GPA. Ma le stepchild adoption tutelerebbero i figli di molti gay e lesbiche, per questo la voglio. Provo rabbia, delusione, voglia di scappare e stanchezza. La voglia di mandare al diavolo tutto e tutti e tanta». E per tutto questo, per questo ennesimo passo indietro del Pd di fronte alla piena dignità di milioni di persone omosessuali e delle loro famiglie, la piazza di oggi manifesterà la propria delusione.

Forse non cambierà nulla, ma poter gridare la propria rabbia è, vada come vada, un’esercizio di libertà. Ci vediamo oggi pomeriggio, alle 16:30 in piazza Cinque Lune, vicino al Senato. Per rivendicare i nostri diritti e per essere donne e uomini liberi. Senza il permesso di nessuno.


About

Scrittore, insegnante e attivista LGBT. Appassionato di Linguistica Italiana e Gender studies, ha un dottorato in Filologia moderna, un blog, Elfobruno, e scrive per Il Fatto Quotidiano, Pride e Italialaica. Ha pubblicato i saggi I gay stanno tutti a sinistra – Omosessualità, politica, società (Aracne, Roma 2012) e Omofobia, bullismo e linguaggio giovanile (Villaggio Maori, Catania 2015); ha curato con Andrea Contieri la raccolta di contributi Mario Mieli trent’anni dopo (Circolo Mario Mieli, Roma 2013) e per la narrativa ha pubblicato Da quando Ines è andata a vivere in città (Zona, Arezzo 2014). BLOGGER DI WILD ITALY


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