Universi paralleli

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha oggi accolto le nuove 298 leve della magistratura: varie le speranze palesemente espresse nelle sue parole di benvenuto rivolte alle “matricole”.

«Deve prevalere in tutto il senso della misura, del rispetto, e infine della comune responsabilità istituzionale», dice, «nella consapevolezza di essere chiamati a prestare un servizio efficiente, e garantire un diritto fondamentale ai cittadini».

Ma la principale richiesta del presidente è «l’apertura di una nuova pagina dopo una nuova fase certamente travagliata» , intendendo con questo una maggiore collaborazione tra giustizia e politica: ed eccoci al punto!

Una maggiore collaborazione, si basa sulla volontà di collaborare: traspare invece dai commenti di oggi, fatti dal ministro della Giustizia Angelino Alfano, tutt’altro.

Infatti, “Il presidente Napolitano ha svolto un ragionamento e una riflessione di grande equilibrio”, dice il Guardasigilli che ha accolto con favore praticamente SOLO l’appello alla “non autoreferenzialità” e dunque al senso di autocritica che le toghe dovrebbero compiere. Alla faccia dell’equilibrio!

Il commento lascia un po’ perplessi: cioè, se Alfano ha sostenuto la posizione di Napolitano dando peso solamente alla necessità di autocritica per la magistratura, allora non ha nemmeno minimamente tenuto in considerazione la remota possibilità che anche la politica, e ,aggiungo, in particolare il suo partito, debba fare un’autocritica (o addirittura un esame di coscienza!) per gli errori compiuti, e per le intenzioni scorrette che già proliferano tra le file berlusconiane (e non solo)! Questo significa, che già prima di iniziare, questi magistrati “novelli” si trovano davanti un muro, in netta contraddizione con le speranze di rispetto reciproco del presidente della Repubblica!

Per trasparenza dell’informazione riporteremo anche i commenti del presidente dell’Anm, Luca Palmara, che possono essere interpretati come la semplice richiesta di reciprocità: «Il rispetto che diamo è quello che chiediamo» dice in modo naturale, spontaneo e quasi ovvio. E poi «Il presidente della Repubblica gode del massimo rispetto da parte dell’Anm e dell’intera magistratura: rispettiamo la sua figura, il suo ruolo istituzionale e le sue opinioni. (…) Un momento di riflessione e di autocritica è ben presente nella magistratura associata ma questo è un discorso difficile quando la magistratura si trova al centro di attacchi, insulti e problematiche».

Non ha accusato in alcun modo la politica di dover fare un’autocritica o di correggersi: vuole rispetto per la sua fascia di magistrati, la quale rispetta già le fasce parlamentari svolgendo equamente il suo compito, e riconoscendo i propri errori.

Fare una differenza tra i due è inevitabile: mentre il politico (o ministro) che nel senso stretto del termine, dovrebbe essere trasparente, obiettivo ed equilibrato (senza escludere il fatto che possa seguire le idee del suo partito), non è capace di fare un discorso che non sia di parte, mostrando di non riuscire a pensare anche solo minimamente al bene comune, il rappresentante della fascia giudiziaria riesce a formulare un pensiero equilibrato mostrando la propria volontà di costruire al fine di garantire l’interesse generale! Concludo con una domanda: che si viva meglio in un universo parallelo, dove in politica non si da spazio ad altro che all’oggettività e si metta in primo piano solo ed esclusivamente il bene della collettività, nel senso illuministico del termine? oppure si vive lo stesso bene in quell’universo parallelo dove non è necessario tirare in ballo principi tanto irraggiungibili e complessi (così sembrerebbero essere se solo pochissimi, tra le comode file parlamentari, ne fanno uso!) come l’ oggettività, la correttezza e la trasparenza, ma basta che il politico si metta in testa che occupare un posto in parlamento significa principalmente lavorare per i cittadini e non (solo) per se stesso o per il proprio partito?

DOMENICO FILIPPELLO



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