Le nostre università sono sicure?

Un ragazzo si è suicidato, sparandosi, nel cortile della facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma Tre. Immenso il panico fra gli studenti e chi era presente in quel momento. Non si conoscono le motivazioni del gesto». Un lancio di agenzia, alle 12.30, irrompe nella terza università della Capitale, suscitando panico, inquietudine e domande. I siti internet completano le prime indiscrezioni, scrivendo che l’autore del fatale gesto è un 26enne fuori sede, forse in ritardo con gli esami. Il rettore sospende l’attività didattica per tutta la giornata e sono tante le domande che sorgono in testa e fra i corridoi di un po’ tutti i Dipartimenti.

Tralasciando i commenti inappropriati sulla motivazione che possa spingere una persona – così giovane – a togliersi la vita, limitandoci a fare le condoglianze alla famiglia e agli amici, i primi dubbi che ci vengono in mente sono legati alla sicurezza. Le stragi di Parigi hanno dimostrato con quanta facilità un folle possa assaltare un luogo pubblico, cominciare a sparare cinicamente, senza un perché, vendicandosi non si sa di cosa. E soprattutto quei tragici avvenimenti ci hanno fatto capire che questi luoghi vengono scelti un po’ alla rinfusa: perché lì la gente si diverte, studia, sta bene insieme.

Qualcuno ha mai pensato alla facilità con la quale qualcuno può accedere in una facoltà universitaria con un’arma da fuoco e scatenare l’irreparabile? Magari all’ora di pranzo, quando gli studenti escono dalle lezioni e vanno a pranzo, oppure attorno alle 16, quando buona parte della didattica sta per concludersi o volge al termine con gli ultimi seminari. Se il ragazzo di stamattina avesse usato la sua pistola per commettere chissà quale crimine, quale sarebbe stata la reazione? E soprattutto, quale deterrente avremmo usato?

«Come in tutte le Università d’Italia, anche nella nostra, non sono presenti metal detector o controlli sommari. Proprio perché crediamo che “ateneo” sia sinonimo di “porte aperte a tutti”». Ma non desta preoccupazione il fatto che qualcuno possa entrare con una pistola, senza nessun controllo? Verrà richiesto un maggiore controllo da parte delle forze dell’ordine? Queste le domande che abbiamo rivolto ai vertici dell’Università di Roma Tre. «Ad oggi non abbiamo chiesto nulla e per noi rimane il principio delle porte aperte a tutti», è stata la risposta. Incrociando le dita.

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Il rettore dell’Università di Roma Tre, Mario Panizza, tiene a far sapere che all’interno dell’Ateneo di cui è responsabile è presente un servizio di videosorveglianza, che verrà implementato.
Il nostro pezzo non riguardava specificatamente suddetto Ateneo, ma voleva fare un discorso in generale, però registriamo e pubblichiamo le dichiarazioni del professor Panizza. 


About

Studia Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Roma Tre e ha scritto, fin dall’età di 17 anni, in vari giornali locali. Da qualche anno è rimasto folgorato dall’ambiente radiofonico e non se ne è più andato. Conduce ogni settimana un programma di attualità ed interviste su RadioLiberaTutti.it . REDATTORE SEZIONE POLITICA.


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