Utopia recensione

Utopia, il remake Amazon della serie TV cult firmato Gillian Flynn

A sei anni di distanza torna Utopia nel remake seriale di Prime Video, con John Cusack, Rainn Wilson e Sasha Lane

 

John Cusack in una scena di Utopia

La cancellazione di Utopia (2013-2014) quasi sei anni fa, non fu per niente facile da accettare per gli appassionati di narrazioni seriali; l’opera di Dennis Kelly riuscì infatti a segnare l’immaginario collettivo in modo immediato, netto, con il suo caratteristico giallo acceso e un tono surrealisticamente lynchiano tipicamente british.

Per questo infatti, l’annuncio che Amazon volesse riaggiornare il mito di Utopia (2020) in chiave seriale ha destato preoccupazione e perplessità; eppure la showrunner Gillian Flynn riesce nell’impresa di ridar vita a un’opera praticamente impossibile da rileggere. Questo per via di un sagace lavoro di riscrittura delle atmosfere; lavorando più nella direzione del thriller paranoico a là Perché un assassino (1974), Tutti gli uomini del presidente, Il maratoneta (1976) – e in parte A beautiful mind (2001), che non del surrealismo britannico. L’approccio americano di costruzione d’immagine e del tono, incontra quindi la narrazione imbastita da Kelly (qui come produttore esecutivo); per un remake che agisce nell’unica direzione possibile – innovando e celebrando l’opera originaria.

Nel cast di Utopia US, figurano John Cusack, Ashleigh LaThrop, Dan Byrd, Desmin Borges, Christopher Denham, Farrah Mackenzie; e ancora Javon Walton, Jeanine Serralles, Cory Micheal Smith, Rainn Wilson e Sasha Lane.

Un gruppo di appassionati di fumetti, con in particolare, il feticcio per Utopia, si conoscono online. Becky (Ashleigh LaThrop), Ian (Dan Byrd), Samantha (Jessica Rothe); Wilson (Desmin Borges) e Grant (Javon Walton) sono infatti convinti che il fumetto nasconda dei messaggi cifrati che predicono una pandemia globale. Ben presto, il “gruppo Utopia” scoprirà come gli indizi di “pura suggestione” diventeranno realtà; imbarcandosi in un’avventura assieme alla protagonista stessa del fumetto Jessica Hyde (Sasha Lane) – in una missione di puro meta-fumetto.

Dall’Inghilterra agli Stati Uniti: come evolve Utopia

Sasha Lane in una scena di Utopia

Nell’operare un remake, si possono scegliere due strade. O effettuare un remake shot-by-shot – come nel caso dell’espediente usato da Gus Van Sant con Psycho (1960); oppure procedere verso una personalizzazione del concept – come nel caso di John Carpenter con La cosa (1982). In ambito seriale un celebre esempio è quello di The Office US (2005-2013) e The Office UK (2001-2003); che va ad unire le due tendenze, ora celebrando interamente l’opera di Gervais nella prima stagione, ora prendendone le distanze come umorismo, ritmo e storyline dalla seconda stagione.

Ecco, sotto la supervisione proprio di Flynn, Utopia US, rielabora il concept della serie originale, in un racconto che marca maggiormente la componente “meta-” e social; a partire da una Jessica Hyde più caratterizzata e “fumettosa”, nonché nell’utilizzo delle nuove frontiere della comunicazione per il celebre prologo. Dispiegando così un racconto dall’andamento sincopato, in un’apertura di racconto che attinge maggiormente alla componente fumettosa, con cui concentrare l’attenzione  sul “feticcio” Utopia, che non sull’impatto dell’immagine; giocando così con le atmosfere da Comicon e le sue atmosfere narrative. Grande merito, soprattutto alla contemporaneità degli eventi; in un leggere di segnali di una pandemia globale da “provetti John Nash“, che va ad arricchire di valore la narrazione di chiavi di lettura attuali e covid-pandemiche.

Un’evoluzione problematica

Cory Michael Smith

Una totale rilettura, quindi, delle atmosfere sceniche, oltre che del tono; che la Flynn rende più vicino al pulp del cinema di Guy Ritchie e Snatch – Lo strappo (2000) che non del distaccato e crudo surrealismo british. In tal senso però, l’efficace rinascita pulp di Utopia – e il potenziamento della dimensione scenica della Hyde di una brillante Lane; vanno a collidere dinanzi a riletture con cui depotenziare agenti scenici.

A partire dai due sicari, che se in Utopia UK avevano un’aura quasi mistico-tarantiniana tra il giallo acceso e la costruzione manieristica “degli interventi”; in Utopia US si riducono a semplici macchiette con poco spessore caratteriale. Questo per via di una differente polarità di racconto, che se nell’opera di Kelly coinvolgeva un cast corale e un andamento armonico; nel remake della Flynn ci troviamo dinanzi a una coralità dove sono i volti “da star system” a spiccare inevitabilmente – generando così un andamento “per strappi” o comunque disarmonico.

Il resto è dato da una regia che se nell’opera originale riusciva a dare un respiro scenico più intenso, calcolato, prendendo le distanze dalla violenza surreale della narrazione; nel remake opera – al contrario – nel coinvolgimento e nell’immersività, senza però lasciar brillare i suoi protagonisti.

The conclusion of Dystopia

Rainn Wilson in una scena di Utopia

In tal senso quindi, l’Utopia di Kelly vive di uno spaccamento a metà. Da una parte l’ironica appartenenza ai tempi attuali – che ne danno, come detto – maggior valenza a livello di significazione; dall’altro però, una regia che non riesce a sostenere – appieno – una simile mole narrativa, che appare visibilmente semplificata nel remake della Flynn.

Una chiave di lettura ci viene indicata dalla polarità di determinati elementi filmici. In una violenza che appare più ovattata rispetto a quella surrealmente brutale dell’opera originaria; o nella tenerezza degli approcci amorosi, qui alleggeriti ma senza quella spiccata goffaggine capace di strappare una risata dell’Utopia di Kelly. Ma soprattutto nel ruolo scenico di Grant che dal Woolford di UK al Walton di US, che guadagna “nel grugno” ma perde in umanità e valenza caratteriale; ed è un po’ questo il “problema” di Utopia US – lavorare sull’immaginario e l’arena scenica, senza soffermarsi su quelle piccolezze e attenzioni che resero grande Utopia UK.

Forse è un po’ ingiusto ricondurre il tutto a un confronto USUK, ma è quel che succede quando un’opera riesce a incidere così tanto nell’immaginario collettivo – ed è questo il caso di Utopia. Nonostante tutto però, slegata da un paragone difficile, quasi impossibile da sostenere  – specie per il rimpianto di una cancellazione prematura; Utopia di Gillian Flynn, vive e prospera, creando non soltanto una mitologia (si spera) indimenticabile, ma ponendo le basi di quello che, potenzialmente, può essere un nuovo cult seriale.

 

Utopia sarà disponibile dal 30 ottobre 2020 su Amazon Prime Video.

 

 

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Fonte immagini: imdb.com.


About

Nato in Sicilia da madre umana e padre probabilmente alieno, ha un blaster sul comodino e uno zaino protonico dentro l’armadio. Malato cronico di Cinefilia dal 1989, dopo aver passato una vita a studiare i Classici Greci e Latini prima, la Letteratura Russa Ottocentesca poi, e per ultimi i Social-Media e le teorie sociologiche di Marshall McLuhan e Erving Goffman, si trasferisce a Roma per poter finalmente realizzare il suo sogno: vivere di cinema, diventare sceneggiatore e costruire il suo personale Millennium Falcon. COLLABORATORE SEZIONE CINEMA


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