Vatileaks 1 e 2, la resistenza della Chiesa conservatrice

Nell’Angelus di due settimane fa, domenica 8 novembre, Papa Francesco è apparso, teso, ma tenace e deciso come al solito.

“So che molti di voi sono stati turbati dalle notizie circolate nei giorni scorsi a proposito di documenti riservati della Santa Sede che sono stati sottratti e pubblicati –ha dichiarato- vorrei dirvi anzitutto che rubare quei documenti è un reato…ma questo triste fatto non mi distoglie certamente dal lavoro di riforma che stiamo portando avanti con i miei collaboratori e con il sostegno di tutti voi” .

Qualche giorno prima, nella messa alla chiesa di Santa Marta, era risuonato con forza il suo attacco alla “chiesa affarista” e “attaccata ai soldi”.

Ancora una volta però, nonostante l’impegno per la rivoluzione della Chiesa “povera” (materialmente e spiritualmente, nel senso di modestia e compassione), è scandalo in Vaticano. Ancora una volta è Vatileaks. Documenti riservati resi noti dall’interno della Chiesa stessa che mostrano criticità e contraddizioni di parte della curia. Quella parte conservatrice, nel peggior senso del termine, che si dimostra cieca al cambiamento.

Ingenti somme di denaro spese, tratte anche dai fondi per la beneficenza, per concedersi inutili lussi di ogni genere: sarebbe questo il nocciolo delle scoperte realizzate grazie ai documenti trafugati, unendosi alle infelici considerazioni sul grande patrimonio immobiliare del Vaticano.

Ma, come detto, non è la prima volta che accade tutto ciò.

Papa Benedetto XVI e Paolo Gabriele. Fonte: telegraph.co.uk

Papa Benedetto XVI e Paolo Gabriele. Fonte: telegraph.co.uk

VATILEAKS 1

Il 25 maggio di 3 anni fa (2012) il maggiordomo dell’ex papa Benedetto XVI, Paolo Gabriele, veniva arrestato dalla Gendarmeria Vaticana con l’accusa di aver rubato documenti privati del Santo Padre. Si è trattato del primo arresto della storia di questo corpo di polizia. Ma era solo un nome, che dava un vago senso alla fuga di notizie dall’interno della curia che era in corso dai primi mesi dello stesso anno.

Si trattava di uno dei più grandi scandali della Chiesa Cattolica contemporanea. L’etichetta Vatileaks (che unisce il prefisso Vati, diminutivo di Vaticano al suffisso leaks = fuga di notizie) creata dal portavoce vaticano Padre Lombardi, rimandava infatti alla nota organizzazione di pubblicazione di materiale coperto da segreto Wikileaks e a tutti i grandi scandali emersi grazie ad essa.

Gabriele era un uomo di fiducia di Ratzinger e proprio su tale rapporto avrebbe giocato per trafugare lettere e fascicoli privati. Il suo scopo, come lui stesso ha affermato, era “riportare la Chiesa sul giusto binario”, per questo egli si è sempre autodefinito un “infiltrato dello Spirito Santo che ha agito proprio per amore della Chiesa e del suo papa.

Il maggiordomo passò tutti i documenti al giornalista di Libero Gianluigi Nuzzi, che poco prima del suo arresto pubblicò il libro “Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI”. Nell’opera erano contenute in forma completa tutte le informazioni scottanti che stavano emergendo da mesi.

LE LOTTE INTESTINE E GLI ARRESTI

Prima di tutto c’era la lettera del monsignore Carlo Maria Viganò, che si lamentava con il papa di essere stato trasferito da Tarciso Bertone, l’allora Segretario di Stato vaticano, a Washington per aver denunciato la corruzione riguardo alla concessione di appalti in Vaticano. Poi c’erano altri documenti da cui emergevano le lotte intestine dentro la curia.

Queste sarebbero state principalmente tra lo stesso Bertone e altri prelati quali il cardinale Attilio Nicora e l’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi. Il primo, presidente dell’Aif (Autorità di Informazione Finanziaria), l’organismo creato da Bendetto XVI per controllare le finanze vaticane amministrate dallo IOR (la principale banca della piccola nazione), denunciava irregolarità nella gestione del denaro e nell’applicazione delle normative anti-riciclaggio ed era per questo osteggiato da una figura conservatrice come Bertone. Il secondo, invece, avrebbe ingaggiato uno scontro con il Segretario di Stato per la guida dell’Istituto Toniolo, cabina di regia dell’Università Cattolica e del Policlinico Gemelli di Roma.

Dino Boffo, ex direttore de l'Avvenire. Fonte: lettera43.it

Dino Boffo, ex direttore de l’Avvenire. Fonte: lettera43.it

Il fascicolo che fece più scalpore, però, fu quello su un presunto piano omicida nei confronti di Ratzinger da attuarsi entro il 2014 per garantire l’ascesa fino al papato del cardinale Angelo Scola. Riguardo a quest’ultimo sono poi emerse trame sospette circa il passaggio dal  patriarcato di Venezia all’arcidiocesi di Milano. Infine tra le carte vennero fuori anche nuove informazioni circa il caso di Dino Boffo, l’ex direttore di Avvenire (il quotidiano della conferenza episcopale italiana) che si dimise nel 2009 dopo le accuse di omosessualità portate avanti da “Il Giornale”. Boffo accusò il direttore dell’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, della creazione di un falso documento inviato a Feltri (direttore de “Il Giornale”) attestante la sua omosessualità.

Benedetto XVI allarmato dalla fuga di notizie e spaventato dal clima accusatorio e denigratorio che si stava sviluppando attorno alla Chiesa, aveva già istituito il 31 marzo 2012 una speciale commissione cardinalizia d’indagine, capeggiata dal cardinale Juliàn Herranza dell’Opus Dei. Il 25 maggio, poi, contemporaneamente all’arresto di Gabriele fu sfiduciato il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi.

Gabriele fu condannato ad un anno e sei mesi di reclusione, anche se dopo circa 2 mesi di carcere gli fu concessa la grazia dal papa. Con lui fu accusato soltanto l’informatico dipendente della Segreteria di Stato, Claudio Sciarpelletti, a cui però fu condonata la pena.

I DUBBI EMERSI

Molti, però, sono stati i dubbi e i quesiti rimasti aperti. Prima di tutto si parla di un appunto di padre Lombardi circa il caso di Emanuela Orlandi, che Gabriele non ha passato a Nuzzi, ma potrebbe averlo rilasciato ad altri. In secondo luogo molti hanno sospettato che esistesse una rete più vasta di “corvi”, organizzati da una parte progressista della curia o dal papa stesso, tanto che nel processo si è fatto il nome di alcuni cardinali di cui però non è chiaro il ruolo. Lo stesso Gabriele in un intervista a volto coperto a Nuzzi avrebbe parlato di una ventina di persone coinvolte, mentre ci sarebbero dei documenti, da cui ha attinto il giornalista Marco Lillo del Fatto Quotidiano, che non gli sono stati passati dal maggiordomo.

E’ strano pensare che egli abbia agito da solo, nemmeno coordinandosi del tutto con Sciarpelletti e ci sarebbe un assegno che potrebbe indicare un coordinamento superiore pagante. Infine fa discutere il fatto che i risultati della commissione cardinalizia furono forniti al papa e non alla magistratura.

Francesca Chaoqui e Monsignor Balda. Fonte: repubblica.it

Francesca Chaouqui e Monsignor Balda. Fonte: repubblica.it

Ora è la volta di Vatileaks 2.

VATILEAKS 2

Molto sembrava cambiato con l’arrivo di Papa Francesco (che ha sostituito un Ratzinger le cui “dimissioni” per alcuni furono proprio la risposta al duro conservatorismo di una parte preponderante della curia), grazie ad una serie di riforme messe in campo per una Chiesa più pura e meno chiusa nelle lotte di potere romanocentriche. Il nuovo Santo Padre ha cambiato i vertici dello Ior, dell’Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica) e dell’Aif, facendo pubblicare i bilanci del primo e creando un nuovo organo economico, la Segreteria per l’Economia, al cui vertice sono stati messi i cardinali George Pell e Reinhard Marx (entrambi volontariamente non italiani). Eppure la storia, seppur in modalità differenti, si è ripetuta.

Il monsignor Lucio Vallejo Balda e l’ex pr Francesca Chaouqui, rispettivamente presidente e membro della delicatissima commissione di studio e indirizzo sull’organizzazione delle strutture economico-amministrative del Vaticano (la COSEA) avrebbero diffuso una serie di informazioni della Santa Sede segregate in un sistema informatico a tre livelli di protezione. All’ultimo di questi avrebbe lavorato fino a pochi mesi fa il marito della Chaouqui, Corrado Lanino. Ad accorgersi per primo del misfatto è stato Libero Milone, revisore dei conti per il Vaticano, che a maggio di quest’anno ha visto alcuni documenti del suo ufficio sparire. Da lì è partita l’inchiesta che ha portato all’arresto dei due nuovi corvi. La Chaouqui è stata rilasciata perché si è detta estranea ai fatti offrendo tutto il proprio supporto per un corretto prosieguo delle indagine.

Il monsignore e la donna, tuttavia, sono le uniche fonti riconosciute per i due libri usciti 11 giorni fa, il 5 Novembre, “Via Crucis” e “Avarizia”, rispettivamente a cura del già citato Gianluigi Nuzzi e Emiliano Fittipaldi, giornalista dell’Espresso.

Ed anche in questo caso i libri contengono tutte le nuove informazioni scottanti.

Il cardinale George Pell

Il cardinale George Pell

LE SPESE FOLLI E I CONTI IN ROSSO

Prima di tutto ci sono le spese folli del cardinale Pell, proprio colui che avrebbe dovuto “rafforzare il processo di pianificazione affinché le risorse economiche siano destinate alla missione della Chiesa secondo criteri di efficienza, efficacia e una gestione saggia e ragionevole delle risorse”. Fittipaldi racconta che dal luglio 2014 a gennaio 2015 la sua Segreteria per l’Economia ha speso 501mila euro per: computer, stampati interni, stipendi, vestiti, affitti, biglietti aerei, arredi di lusso e tappezzeria su misura. Su tutti fanno rumore i 47mila euro per mobili e armadi, 2.508 euro per abiti e voli in prima classe che arrivano fino a 1.300 euro a persona.

Lo stesso Papa si sarebbe rivolto a lui con fare sconcertato. La fiducia recatagli è stata tradita.

In secondo luogo emerge la notizia scottante che per ogni 10 euro di soldi dati in beneficenza, soltanto 2 vengono utilizzati per tale fine. Secondo il racconto di Nuzzi, infatti, i soldi convogliano nell’Obolo di San Pietro, ma 6 sono utilizzati per risanare i conti in rosso della curia e altri 2 finiscono su un conto a parte.

Ma come può essere in rosso la curia? Ad esserlo non sono i cardinali, molti dei quali godono di numerosi benefits (tra cui lo sconto sui beni alimentari del 15%, su abbigliamento e sigarette del 20% e 100 litri di benzina gratis al mese) e abitano in case che vanno dai 200 ai 520 metri quadri nel pieno centro di Roma, ma l’Apsa e Propaganda Fide (Amministrazione del patrimonio della Santa sede e la Congregazione per l’Evangelizzazione) che gestiscono il patrimonio immobiliare della Chiesa.

All’Apsa competono in particolare 347.000 mq per un patrimonio di 2,7 miliardi di euro sui 4 totali del Vaticano. Si tratta per lo più di edifici o appartamenti storici, con arredi antichi e pregiati o strutture moderne, entrambi con costi di manutenzione molto elevati. Tuttavia molti degli affitti necessari a rientrare delle spese sono concessi a prezzi bassissimi, fuori mercato, mentre i cardinali li hanno proprio a canone 0. E allora si mette mano all’Obolo di San Pietro, che dovrebbe essere dedicato esclusivamente alle opere caritative del Santo Padre. Mentre gli appalti sono assegnati agli amici di amici, senza criteri precisi, come documentato anche da un servizio del programma televisivo Le Iene.

Il giornalista Gianluigi Nuzzi. Fonte: televisionando.it

Il giornalista Gianluigi Nuzzi. Fonte: televisionando.it

Propaganda Fide smentisce ed in un comunicato afferma:”È stato scritto che la Congregazione dia in affitto immobili di lusso a prezzi di favore…la totalità degli immobili sono affittati a prezzo di mercato…la Congregazione aderisce pienamente alla linea di pensiero del Santo Padre Francesco in ordine alla riforma della Curia Romana”.

Eppure, dice Nuzzi, le spese per la manutenzione a carico del Vaticano sono mostruose: circa 9 milioni di euro annui, il tutto mentre il Papa vive in un modesto appartamento di 50 mq a Santa Marta e può disporre di solo 1/5 dei soldi dati in beneficenza.

Rivela poi il giornalista: “Nelle analisi fatte sul patrimonio immobiliare, si dice che se lo stesso fosse ben gestito il patrimonio offrirebbe 4 volte tanto quello che oggi assicura come reddito dalle locazioni”.

Tra le altre informazioni scottanti ci sono gli appartamenti concessi ad affitti o prezzi bassi a personalità molto note della politica. Tra questa Monica Cirinnà, prima firmataria PD del Ddl sulle Unioni Civili, a cui Propaganda Fide ha concesso una casa di 110 mq al centro della Capitale a 360 euro al mese e Nicolo Cosentino, ex Pdl e arrestato per relazioni con la Mafia, a cui sarebbe stato dimezzato il prezzo della casa nel quartiere di lusso Prati.

Infine la fondazione Bambin Gesù, che dovrebbe dedicarsi a raccogliere denaro per i giovani pazienti, sembra che abbia pagato 23mila euro per il trasporto in elicottero del cardinale Bertone (ancora lui!) e circa 200mila euro per ristrutturare la casa dello stesso prelato a palazzo San Carlo.

LE NUOVE INDAGINI E LA CONTINUITA’ CONSERVATRICE

Padre Lombardi ha definito le informazioni emerse: “Legate ad una fase di lavoro ormai superata”. Le due pubblicazioni dei giornalisti quindi non aiuterebbero il Papa, ma “il risultato, purtroppo in buona parte voluto, è di creare l’impressione contraria, di un regno permanente della confusione, della non trasparenza se non addirittura del perseguimento di interessi particolari o scorretti”. Inoltre ha dichiarato:”Dove è lo scandalo se con le offerte che gli vengono date il Papa finanzia anche le spese gestionali della curia?” e sulle finalità dell’obolo di San Pietro: “È necessario osservare che i suoi impieghi sono vari, anche a seconda delle situazioni, a giudizio del Santo Padre”.

1446714629828.JPG--mille_parole__il_direttore_anna_mossuto_interviene_sullo_scandalo_scoppiato_in_vaticanoNel frattempo la Gendarmeria Vaticana ha aperto un’indagine sulla fuga di documenti coinvolgendo i due corvi, l’Apsa e gli stessi giornalisti (indagati per il possibile concorso nel “reato di divulgazione di notizie e documenti riservati”). Dalla indagini sono poi emersi sospetti di riciclaggio di denaro e manipolazione del mercato riconducibili a Giampietro Nattino, presidente della Banca Finnat Euramerica, che avrebbe influito sulla mala gestione di Apsa.

Dagli scontri di potere nel primo Vatileaks allo spreco del denaro del secondo. C’è un nocciolo, tuttavia, che rimane invariato. La parte conservatrice della Chiesa Cattolica è un blocco monolitico che si è adagiato nel tempo su benefici e  possibilità di esercizio di potere. E’ una curia resistente che ha perseverato fino ad oggi e che vive una lotta quotidiana con Papa Francesco, il Santo Padre che tanto si è speso per la riforma della Chiesa, ma che tanto deve ancora fare per completarla. Perché prima di tutto si tratta di una riforma culturale, affinché ogni “alto prelato” si senta un parroco tra la gente, come lui stesso ha dichiarato ieri di voler essere.

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About

Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI


'Vatileaks 1 e 2, la resistenza della Chiesa conservatrice' have 2 comments

  1. 17 Novembre 2015 @ 11:03 pm Teo

    molto interessante 🙂

  2. 19 Novembre 2015 @ 12:50 pm Riccard1

    Non ho parole. Prima sapevo solo delle cose generali su questo argomento, ma ora, leggendo il tuo articolo, mi è tutto più chiaro! Papa Benedetto XVI si è dimesso sicuramente per la rivelazione di questi scandali, non per altro. Ma vorrei soffermarmi di più sul secondo Vatileaks che mi ha colpito (negativamente) di più. Tutto potevo immaginarmi tranne che sottraessero dei soldi destinati alla beneficenza! Cosa direbbe Gesù adesso se fosse ancora tra noi? Di certo non andrebbe fiero di questi comportamenti. Poi un’ altra parte interessante è quella degli appartamenti al centro di Roma dati a prezzi ridicoli a ecclesiastici e politici… non so cosa dire sinceramente, non ci sono parole. Credo infine che dovremmo fare una statua a Nuzzi e leggere le sue opere per capire, almeno in parte, un pizzico di verità. Speriamo solo che Francesco riesca a risolvere queste questioni che di certo non esaltano la figura della chiesa cattolica. Complimenti per l’articolo


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