Ve lo do io il presidenzialismo!

La politica in questi giorni si occupa solo di una cosa che interessa ai politici, molto meno agli italiani: il presidenzialismo. Silvio sembra pensare che questa sia LA riforma, i giornali ed i politici lo assecondano, come sempre, seguendolo a ruota, qualsiasi stupidaggine gli esca dalla bocca. Non si per quale motivo questa riforma debba essere la più importante, e quindi la prima in agenda, dato che coinvolgerebbe soltanto la classe politica e poco gli italiani. Non si sa come questo sia più importante ad esempio di una riforma del lavoro e delle imposte su di esso, di una riforma della giustizia (vera, non quelle svilenti di cui si parla ogni tanto), ma tant’è che non si parla d’altro. Silvio, come al solito, sa come attirare l’attenzione, sa come fare la vittima, e ha scelto di farlo davanti agli industriali riuniti, piangendo il morto su quanto non possa fare niente per loro (mentre per se stesso evidentemente sì) perché il suo governo dei decreti ad personam lampo, ha le mani legate. Poco credibile.

Si parla quindi di modello francese, di doppio turno, di modello americano, di un fantomatico modello italiano… senza ovviamente spiegare cosa comporterebbero queste modifiche alla costituzione, che, per quanto possa dire Fini, non si possono fare solo con la maggioranza, ma richiedono i 2/3 del consenso, oppure un referendum.

Vediamo un po’ le differenze tra il nostro sistema e quello che sembra andare per la maggiore, che nessuno ci spiega.

Attualmente la nostra è una repubblica parlamentare. Il parlamento è l’organo principe della nostra repubblica, è diviso in due camere: la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica e viene eletto ogni cinque anni dal popolo. In seguito alle elezioni, la maggioranza, la coalizione di partiti che ha ricevuto il maggior numero di voti, propone il suo capo di governo (solitamente il capo della coalizione, ma non necessariamente), che ottiene il voto di fiducia dalle camere riunite. Il governo viene così composto dal suo capo, il Presidente del Consiglio dei Ministri, e dai ministri, che egli propone. Una mozione di sfiducia nei suoi confronti può essere presentata in ogni momento da un decimo dei componenti di una camera. Le leggi possono venir proposte ugualmente dal governo o dal Parlamento e devono essere votate da entrambe le camere. Il Parlamento ha inoltre il potere di eleggere il Presidente della Repubblica, ogni sette anni. Egli rappresenta l’unità nazionale ed ha il potere di promulgare le leggi approvate dal parlamento in conformità con la Costituzione.

Il modello francese è il semipresidenzialismo. In questa forma di governo il Presidente della Repubblica è eletto direttamente dal popolo, che vota per un partito e conseguentemente per il suo candidato alla presidenza. Il Presidente della Repubblica nomina il primo ministro con il quale condivide il potere esecutivo, che in questo caso è soltanto un primus inter pares. Mentre il primo ministro può essere sfiduciato, il Presidente della Repubblica non può essere rimosso, a meno di gravi accuse giudiziarie. Il Parlamento può essere eletto contestualmente all’elezione del presidente o meno, entrambe le soluzioni sono diffuse nel mondo. In caso vengano eletti in due momenti differenti c’è la possibilità di una convivenza forzata tra un premier di un partito e un presidente di un colore avverso. Il Parlamento ha poteri ridotti, in Francia ad esempio la costituzione prevede esplicitamente quali leggi possono essere promosse dal parlamento e quali invece soltanto dal governo. Le leggi sono in ogni modo votate dal parlamento che si riunisce in sessioni non più lunghe di quattro mesi, a meno che non sia richiesto da decreto presidenziale.

Per quanto riguarda i turni di voto, con l’elezione diretta al primo turno vincerebbe chi ottiene il maggior numero di voti, indipendentemente dalla percentuale. Con un secondo turno invece avremmo il ballottaggio tra i due candidati con il maggior numero di voti; il vincitore in questo caso dovrà quindi superare il 50% dei voti.

Silvio quindi vuole il presidenzialismo alla francese, magari in turno unico, per non correre rischi, per essere assolutamente intoccabile per tutta la durata del governo, per dettare le regole al proprio primo ministro e per avere un parlamento spogliato delle sue funzioni principali. Inoltre non avrebbe più un Presidente della Repubblica che lo controlla (per quanto poco…) e gli impedisca di fare esattamente quello che vuole. Mica scemo.

Storicamente inoltre i sistemi presidenziali sono quelli più esposti ai regimi ed alla corruzione.

Siamo davvero sicuri che ciò sia quello di cui l’Italia ha bisogno in questo momento? Perché l’opposizione non dice nulla?

SCRITTO DA SIMONE PER Voglio Resistere



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