Veloce come il vento

Veloce come il vento, un “prototipo coraggioso”

Il 7 aprile 2016 arriverà nei cinema italiani Veloce come il vento, terza opera di Matteo Rovere, prodotto da Domenico Procacci e Fandango, con la collaborazione di Rai Cinema. Il film sarà distribuito in più di trecento copie dalla 01 Distribution.

Fonte: www.gamesvillage.it

Fonte: www.gamesvillage.it

Sinossi

Nel cuore della Romagna motoristica una giovanissima pilota, Giulia (Matilda De Angelis) dai capelli colorati si ritrova a dover fare i conti con la vita adulta troppo presto; deve badare al suo fratellino e  trovare il modo di non farsi pignorare la casa. A complicare il tutto arriva il fratello maggiore Loris (Stefano Accorsi) ex pilota di rally ora tossicodipendente insieme alla sua sbandata compagna, i quali si stanziano nella casa paterna e vivono da parassiti di Giulia e del piccolo Nico.

Intanto il campionato GT, dal quale dipendono le sorti della casa, non va come Giulia vorrebbe e la situazione sembra precipitare, quando improvvisamente Loris si riscopre un trainer eccezionale per Giulia. Tra litigi e incomprensioni i due si buttano a capofitto nell’allenamento in pieno stile Rocky, con attrezzi fatti in casa e metodi rudimentali ma efficaci, e insieme riescono a migliorare notevolmente le capacità di Giulia, nonostante in casa la vita si faccia difficile con le crisi della coppia di tossici e il problematico Nico che non ride mai (al quale infatti Loris affibbia il nomignolo Allegria).

Un «prototipo coraggioso»

Le tematiche interessanti di Veloce come il vento sono molte; innanzitutto nella filmografia internazionale, e nella fattispecie italiana, non vengono prodotte molte pellicole che parlano di motori, men che meno di Gran Turismo, un campionato misconosciuto dal grande pubblico. Eppure il film, pur trattando simili tematiche, non si pone mai in maniera divulgativa, bensì trascina lo spettatore in questo mondo affascinante, tra sgasate e sgommate, primi piani degli occhi azzurri di Giulia incorniciati dal casco, telecronache appassionate.

Fonte: oubliettemagazine.com

Fonte: oubliettemagazine.com

Che tu capisca o no di motori, la sensazione percepita è che il film sia uno squarcio su di una realtà autentica e pulsante, un mondo in cui la passione la fa da padrone e che gli autori del film si sono premurati di conoscere a fondo, andando sul campo a setacciare incredibili storie di team familiari, finché non hanno trovato la storia di un pilota leggendario che ha ispirato loro il personaggio di Loris De Martino, «il Ballerino». 

Il regista stesso lo ha definito un prototipo coraggioso, per il fatto che si è voluto girare tutte le scene in pista dal vero, con veri professionisti: «I modelli di Veloce come il vento non sono tanto i blockbuster americani, che usano ampiamente la computer grafica per le sequenze d’azione, ma piuttosto quel filone cinematografico italiano definito semplicemente “Anni Settanta”; a livello europeo un film che mi ha colpito molto e che ha sicuramente mi ha influenzato è Ronin di Frankenheimer».

Anche Accorsi, durante la conferenza stampa, ha lasciato trasparire il suo genuino entusiasmo verso il film e verso questo mondo, un mondo che lui conosce bene dal momento che viene definito un eccellente pilota: «Ci tengo a dire che in Italia abbiamo un know-how incredibile in fatto di motori e piloti. Una quantità inimmaginabile di talenti non ha la possibilità di arrivare in Formula 1 e quindi non viene riconosciuta, eppure c’è. Anche a livello di stunt, noi abbiamo avuto la possibilità di collaborare forse con uno dei migliori al mondo, ed è italiano, Diego Guerra. Il film parla di tutto questo ma parla anche di passione, quella vera, quella che ti fa stare in officina mattina e sera, giorno e notte. E in questo mondo, il mondo del GT, funziona così, c’è una passione che ti attraversa, perché in fondo il bisogno di velocità è un bisogno di vita, di sentirsi vivi».

In conclusione, Veloce come il vento ha tutte le carte in regola per accattivarsi sia il pubblico sia la critica; il primo rimarrà incollato al sedile durante le sequenze automobilistiche mozzafiato, presenti in gran quantità, mentre la seconda apprezzerà la qualità tecnica e l’introspezione psicologica dei personaggi, la preminenza del fattore umano al fianco di quello meccanico.

SE QUESTO ARTICOLO TI E’ PIACIUTO, SOSTIENI WILD ITALY CON UNA DONAZIONE!


About

Nato a Roma nel 1992, consegue studi classici ad Anzio e attualmente frequenta un corso di laurea di secondo livello in Storia e politica internazionale, presso l'Università di Roma Tre. Scrive per Wild Italy dal 2015, la sua aspirazione più grande è lavorare scrivendo e divertendosi, con il costante obiettivo di cambiare prospettiva. COLLABORATORE SEZIONE POLITICA E SEZIONE CINEMA


'Veloce come il vento, un “prototipo coraggioso”' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Shares