Via D’Amelio: vent’anni dopo. Il nostro saluto a Paolo Borsellino (VIDEO)

 

Oggi evito di raccontare, di scrivere lettere commemorative come feci per l’anniversario del giudice Falcone. Mi limito a raccontarvi una storia, una storia nella quale possiamo vedere anche il nostro paese e – perché no – avvenimenti che ci sono già stati e che ci spiegano perché in questo paese non potrà cambiare mai niente, finché varrà ciò che diceva Victor Hugo e cioè fin quando ci saranno persone disposte a pagare pur di vendersi.

Vi racconto questa storia.

C’era una volta un piccolo Paese.
Nel piccolo Paese c’erano Tony Corrotto e Tony Mafioso, che erano segretario del partito dei corrotti e del partito dei mafiosi.
Nel piccolo Paese c’era anche il piccolo partito dell’opposizione.
Un bel giorno Tony Corrotto e Tony Mafioso decidono di formare un unico partito, fondarono il Grande partito del Piccolo popolo.
Ora il partito si era fuso ma loro erano sempre due: chi dei due avrebbe dovuto comandare?
Ovviamente Tony Mafioso era più importante e andò a fare il presidente del Consiglio, mentre Tony Corrotto che non contava un cazzo andò a fare il presidente della Camera.
Dall’altra parte all’opposizione rimase il partito dell’opposizione che passava il tempo a giocare a bridge, a sorseggiare whisky nel salottino privato del caffè della Mafia in via della Corruzione.
Tony Mafioso iniziò una lunga stagione di grandi riforme. La prima riforma fu importante, aspettata, richiesta da tutti: la depenalizzazione della corruzione: chi rubava, insomma, non era più realmente un ladro, o anche se era un ladro non sarebbe finito in galera.
Ovviamente l’opposizione si oppose. Non tanto perché fosse contraria alla corruzione che è uno strumento utile, quanto perché non le piaceva quella parola lì, ladro, era una parola che non si può pronunciare mentre giochi a bridge o bevi whisky. Allora l’opposizione iniziò anche lei una lunga stagione di una nuova politica: la politica del “quasi”. Sarebbe stato meglio trasformare la parola “ladro” nella parola “quasi onesto”.
Nel frattempo Tony Mafioso fece una nuova riforma: la depenalizzazione della mafia. Ovverosia chi ammazzava, bruciava la gente non era più considerato un assassino criminale.
Allora l’opposizione si oppose, ma non tanto perché era contro la mafia, quanto quella parola lì: morto, morto ammazzato… sciolto nell’acido. Erano proprio parolacce che non si possono pronunciare in un salottino perbene. Sarebbe stato meglio, in nome della politica del “quasi”, trasformare la parola “morto” in “quasi vivo”.
Tutti furono d’accordo.
Nel frattempo Tony Mafioso fece una nuova grande riforma: ovverosia l’abolizione del Venerdì. Perché Tony mafioso amava molto la carne, la ciccia, le bistecche, le salsicce… gli piacevano assai, mentre il pesce proprio lo schifava del tutto; mentre il Venerdì , invece, normalmente si mangia pesce…
Così, Tony Mafioso, pensò proprio di togliere quel giorno dalla settimana.
Certo, questo avrebbe fatto sì che la settimana, da sette giorni, sarebbe diventata una settimana di sei giorni e quindi bisognava cambiare il nome da “settimana” in “seimana”: non era possibile!
Così, allora, Tony Mafioso si ricordò di quando era un vecchio palazzinaro, e in posti come “Rocca Di Sopra” o “Fogna Di Sotto” aveva costruito nuovi quartieri come “Rocca Di Sopra Due” o “Fogna Di Sotto Due”.
Allora pensò che la settimana poteva essere così modificata: Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì…Giovedì Due, Sabato e Domenica.
Ovviamente l’opposizione si oppose: chiese che, in nome della politica del “quasi”, l’ex Venerdì non venisse chiamato “Giovedì Due” ma “Quasi Sabato”.
Detta così si capisce che l’opposizione non era un gran problema per il governo ddi Tony Mafioso.
Il vero problema per Tony Mafioso invece, un bel giorno d’aprile, fu proprio Tony Corrotto, che sbroccò del tutto e si incazzò con Tony Mafioso.
Tony Mafioso gli disse: “Tony Corrotto, amico mio, cos’è che non ti piace delle porcate che ho fatto negli ultimi anni?”.
Tony Corrotto guardò Tony Mafioso e si commosse, pianse, con un occhio lacrime vere e con l’altro lacrime di coccodrillo, e gli disse: “Tony Mafioso, io sono d’accordo con tutte le porcate che hai fatto. L’unica cosa che davvero non mi piace è che le hai fatte tu, mentre avrei voluto farle io”.
Allora i ministri di Tony Mafioso si misero insieme e inventarono “Il grande giorno dell’azzeramento”, giorno in cui venivano azzerate tutte le porcate fatte da Tony Mafioso, in modo che dal giorno successivo potesse rifarle Tony Corrotto. Tutti furono molto contenti.
Tony Mafioso disse: “Però facciamolo subito ‘sto giorno, facciamolo domani che è Giovedì Due”.
L’opposizione allora, in maniera dura e chiara e netta, si oppose: “Se proprio deve essere fatto domani, che domani non venga chiamato Giovedì Due ma Quasi Sabato”.
Tutti furono molto contenti: molto contento era Tony Mafioso che continuava a fare il comodo suo; monto contento era anche Tony Corrotto che avrebbe cominciato a fare le porcate del suo collega. Contenti erano anche gli uomini dell’opposizione che sorseggiavano Whisky, giocavano a Bridge nel salottino privato del Caffè della Mafia in via della Corruzione.

Quel giorno era un giorno di Quasi Sabato, in un piccolo paese quasi democratico, dove un piccolo gruppo di governanti quasi onesti governava e aveva il potere su sessanta milioni di quasi cittadini quasi liberi.

Ciao Paolo.

(Testo di Ascanio Celestini)


About

Giornalista pubblicista, fondatore e direttore di Wild Italy. Ha collaborato con varie testate nazionali e locali, tra cui Il Fatto Quotidiano e La Notizia Giornale, ed è blogger per l’Huffington Post Italia. Nel 2011 ha vinto il Primo Premio Nazionale Emanuela Loi (agente della scorta di Paolo Borsellino, morta in Via d’Amelio) come “giovane non omologato al pensiero unico”. Studioso di Comunicazione Politica, ha lavorato in campagne elettorali, sia in veste di candidato che di consulente e dirige, da fine 2016, Res Politics – Agenzia di comunicazione politica integrata . DIRETTORE DI WILD ITALY.


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