Virginia Raggi

Virginia Raggi, dopo quelle lacrime serve un cambio di rotta: l’umiltà

Sarà perché era la Vigilia di Natale o forse perché si avvicina il Capodanno, momento di riflessione in cui tirar le somme prima dell’anno nuovo, ma le lacrime di Virginia Raggi alla Caritas mi hanno colpito. Quella che si è vista pronunciare le dolorose parole “E’ un momento un po’ complesso” non era la sindaca di Roma fredda ed imperscrutabile degli ultimi tempi, né l’agguerrita candidata alle elezioni comunali in lotta contro la Casta, quella era Virginia, una donna che ha sulle sue spalle il peso della capitale più complessa d’Europa.

Ha ceduto e per un istante la maschera è caduta. Allora ho rivisto la giovane avvocatessa a cui avevo stretto la mano un anno fa, quando era consigliera comunale e in pochi l’avrebbero mai vista a capo dello schieramento grillino. Ho rivisto quell’umiltà che l’animava, quell’umiltà pubblica che la faceva tra le poche lavoratrici in un’assemblea comunale che moriva di retorica mentre si consumava il tramonto dello sfortunato Marino.

Così ho ripensato a quanto sia cambiata da allora, almeno nella sua immagine esteriore, a quanto il delirio mediatico – che si scatena intorno a chi prende le redini del Campidoglio – l’abbia travolta. E non ho potuto che riflettere su quello sguardo pieno di voglia di rivalsa che le notavo negli occhi, mentre gli altri esponenti del Movimento sembravano scavalcarla nelle conferenze stampa in Campidoglio.

Ora nessuno può togliermi dalla testa che è stato questo secondo aspetto a prevalere sul primo: la rivalsa personale sull’umiltà. La sindaca non era e non è amata da molti grillini romani e parlamentari, eppure ha vinto le comunarie e ha stracciato i pretendenti alla poltrona di primo cittadino. Da lì in poi non ha fatto che cercare di mantenere autonomia e potere, mettendosi contro alcune correnti locali ed i vertici pentastellati, desiderosi di controllarla.

Un mese e mezzo dopo la vittoria, dalle pagine di questo giornale, le chiedevo già di far vedere ai cittadini romani l’accenno di una svolta vera. Non avevo capito o forse non volevo capire che le cose sarebbero state diverse e si sarebbero protratte a lungo.

Ultimamente sono stato il primo ad attaccarla, soprattutto dopo l’arresto di Marra, ma dopo averla vista così, in realtà, mi dispiace. Mi dispiace della pressione, spesso esagerata insensata, a cui è stata sottoposta.

Eppure sono anche indignato. Indignato perché in sei mesi di governo tutto ciò di cui si è parlato a Roma sono state nomine e revoche di assessori, avvisi di garanzia, urla di Grillo e responsabilità dei vari Di Maio, Di Battista, Taverna, Lombardi ecc…

Indignato perché i provvedimenti di giunta sono stati pochi (circa 121 contro i 150 di Ignazio Marino, i 250 di Gianni Alemanno e i 400 di Walter Veltroni) e di poca rilevanza.

Indignato perché Atac e Ama oggi sono quasi peggio di ieri: gli autobus sono meno e la città rimane sporca e piena di buche per le strade, mentre l’ottimo programma di luglio sembra un progetto utopico e destinato a non realizzarsi mai e gli stessi municipi appaiono bloccati, con poche opere e interventi sbloccati o previsti.

E infine indignato perché la sindaca ha mentito a tutti i romani quando ha sostenuto che Marra era un dirigente comunale come gli altri e che non era il suo braccio destro. Molti elementi sembrano dimostrare il contrario.

A differenza di Saviano e vari interpreti credo che abbia fatto bene ad andare avanti. Fece bene Marino a non dimettersi dopo Mafia Capitale, figuriamoci se ora lei dovrebbe fare un passo indietro. Ma sul piano etico ha raggiunto il baratro.

In sintesi, mi dispiace per il carico disumano che l’ha afflitta, ma ora gli alibi sono finiti e se vuole che anche la stampa la aiuti e non la affossi, deve fare qualcosa. Insomma, chiusa la parentesi di una fine dell’anno segnata in modo imbarazzante dall’assenza dello storico “Concertone” e dei fuochi d’artificio (per il primo non si è fatto il bando di gara in tempo e i secondi sono stati vietati), è tempo di cambiare rotta e fare ciò per cui è si è volontariamente candidata ed è stata eletta.

Per farlo le suggerisco di riscoprire quell’umiltà perduta dei tempi passati, un’umiltà vera, non farcita di propaganda internauta ed ostentata come un trofeo assieme all’ “onestà”. Umiltà significa testa bassa e lavoro, ma anche sincerità ed umanità. Perché, come ha detto Papa Francesco, il Natale è il momento in cui riscoprire le cose piccole e i grandi progetti duraturi si realizzano solo con piccoli passi ragionati in sequenza.

Un primo consiglio concreto glielo diamo noi: basta con l’astio reciproco con gli altri pentastellati e l’ossessione degli avvisi di garanzia e si cominci ad aggredire i difetti della macchina amministrativa, a partire dall’inevitabile decentramento dei poteri ai vari municipi, che amministrano territori enormi e a cui i cittadini chiedono le risposte concrete più immediate. Sono loro che dovrebbero pensare a strade, parchi e piccole ristrutturazioni negli edifici pubblici, mentre il Comune si occupa solo dei grandi lavori e delle partecipate.

D’altronde i municipi sono quasi tutti grillini: non dire che non ti fidi, cara Virginia.


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Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI


'Virginia Raggi, dopo quelle lacrime serve un cambio di rotta: l’umiltà' have 1 comment

  1. 30 Dicembre 2016 @ 6:50 pm Riccard1

    Virginia Raggi, secondo me, ha bisogno di tempo anche se sono già passati diversi mesi. Gestire una città come Roma, la più importante d’Italia, non è per niente semplice. E’ vero anche che più di tanto non si possa difendere, perchè davvero in tutto questo tempo non si è vista neanche l’ombra di un cambiamento significativo. Vedremo, solo il tempo ci darà una sentenza definitiva. Per ora vediamo come si comporterà la Raggi e, per il bene di tutti i cittadini romani, speriamo nel miglior modo possibile. Articolo molto interessante e scritto egregiamente. A presto.


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