voucher

Voucher, l’abolizione che rischia di facilitare il nero: serve subito un nuovo strumento

Mi pagavano con i voucher. Ora non so“: così ci ha detto una ragazza che lavora come baby-sitter in una famiglia e che non vuole essere riconosciuta. Lei sarà fortunata, perché, forse, non verrà pagata in nero: per ogni mese di rinuncia al congedo parentale (il cui uso è facoltativo) e per un massimo di 6, il contributo di 600 euro dato dallo Stato alle mamme potrà essere utilizzato in forma di voucher baby-sitting, forniti dall’Inps, per pagare chi bada ai figli.

Ma è l’unica, limitata, eccezione. Mentre tanti altri giovani e non, dopo l’abolizione dei buoni-lavoro, rischiano di essere retribuiti illegalmente, a meno che il governo non trovi presto un altro strumento per le prestazioni occasionali.

Articoli abrogati

Sono stati eliminati come i peli con la luce pulsata” ha sintetizzato ironicamente Luciana Littizzetto, qualche giorno fa, alla trasmissione tv “Che Tempo che fa“. La sua metafora, in effetti, è calzante: la scelta dell’esecutivo Gentiloni, tramite il decreto legge del 17 marzo (che sta per essere tramutato in legge dello Stato), è stata drastica. Abrogare gli articoli 48, 49 e 50 del Jobs Act (quindi anche quelli in materia di “appalti”) per evitare (realizzandolo precocemente) il referendum del 28 maggio, promosso dalla Cgil.

E’ una decisione politica, a tutti gli effetti, che lo stesso premier chiarisce con le sue parole.

“Lo abbiamo fatto – ha spiegato- nella consapevolezza che l’Italia non aveva certo bisogno nei prossimi mesi di una campagna elettorale su temi come questi. Dividere nei prossimi due, tre mesi il Paese tra chi magari strumentalmente demonizza lo strumento, e chi riconoscendone i limiti e avendo la chiara intenzione di riformarlo, sarebbe stato costretto a difenderlo, sarebbe stato un grave errore. Ora ci rivolgeremo con un confronto già nelle prossime settimane alle parti sociali e il Parlamento“.

Anticipare per evitare

Dunque una mossa rapida e strategica, da gioco degli scacchi, per eliminare uno spreco di denaro (necessario per la giornata di votazione), una campagna d’attacco e la probabile batosta (con la vittoria dell’abrogazione) ad un governo già fragile. Anticipare per evitare, senza modificare soltanto la normativa, perché la Cassazione (almeno secondo quanto sostiene il Sole 24 Ore) avrebbe potuto, nonostante il correttivo, mantenere il referendum, mentre questo andava evitato a tutti i costi.

Sia chiaro: l’effetto di un’eventuale respinta del popolo italiano sarebbe stato lo stesso, non avrebbe risolto il problema.

Così, al di là di giudizi più specifici sul merito, il braccio di ferro governo-sindacati ha prodotto questa situazione: un vuoto legislativo pericoloso. Perché è vero che i voucher erano abusati, erano diventati uno stratagemma utilizzato dalle imprese per evitare la contrattazione a tempo determinato o indeterminato, sottopagando i dipendenti e nascondendo anche ore di lavoro, ma per alcune mansioni rimanevano uno strumento positivo.

Si tratta di tutti quei lavoretti domestici, stagionali ed occasionali che riguardano in primo luogo l’ambito familiare e l’agricoltura (non escludendo, però, altre fattispecie come l’hostess di eventi). Insomma gli ambienti che non possono permettersi contratti stabili o in cui è richiesta forza-lavoro per poco tempo, che pagavano le tasse su tali buoni orari dal valore limitato.

Tra voucher e lavoro in nero

Il Governo ha garantito che tutti i voucher acquistati prima del 17 marzo varranno per tutto il 2017 e per chi non ne ha abbastanza esistono altre tipologie contrattuali, soprattutto: contratti di somministrazione e lavoro intermittente o a chiamata.

Il problema è che queste forme sono più costose e hanno varie restrizioni. “La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro” ha calcolato in uno studio sul merito che, per una retribuzione oraria netta di 7,50 euro un voucher costava al datore di lavoro 10 euro, mentre le altre tipologie costerebbero tra i 13 e i 16 euro.

Le prime grida d’allarme sono arrivate dal mondo del turismo e dell’agricoltura, dove molti, coordinati dalla Coldiretti, hanno sostenuto di non aver abusato in passato dei voucher e di averne bisogno per determinate funzioni.

Ma soprattutto le famiglie, visto che non sono coperte da queste tipologie, se non possono utilizzare lo stratagemma della sostituzione del congedo parentale, potrebbero essere costrette a pagare in nero.

Si faccia presto

E’ evidente a questo punto perché, stante la giusta abolizione dei voucher per le normali prestazioni lavorative, serva un altro strumento per coprire il lavoro occasionale e stagionale. Altrimenti, insieme al nero, si rischia l’aumento della disoccupazione.

Voci di corridoio dicono che l’esecutivo, che ha promesso una soluzione, lavori a “mini-jobs” alla tedesca o “Cesu” alla francese (magari differenziando tra imprese e famiglie), mentre si torna a parlare dei vecchi contratti di prossimità, che potrebbero aiutare a regolamentare nuove forme o il già citato lavoro a chiamata.

Nel frattempo la Cgil incalza con la sua proposta di legge sulla Carta dei diritti del Lavoro, che normerebbe anche la materia.

La richiesta è una sola: si faccia presto.


About

Nato a Roma nel 1995, dopo aver conseguito la maturità scientifica, si è laureato in Filosofia presso l'Università degli Studi Roma 3. Articolista di cronaca e politica per il litorale romano, si interessa particolarmente di Ostia e Anzio. Gestisce un blog: https://ilblogdelleidee.wordpress.com/. INTERNI ED ESTERI


'Voucher, l’abolizione che rischia di facilitare il nero: serve subito un nuovo strumento' has no comments

Be the first to comment this post!

Would you like to share your thoughts?

Your email address will not be published.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Shares